(Nm 6, 22-27; Sal 66 (67); Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21)
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio – Cattedrale di Pisa – 31 dicembre 2025
Carissimi, il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo è in genere l’occasione per tracciare un bilancio o, più semplicemente, per fare memoria delle esperienze vissute nei dodici mesi trascorsi. Forse ci sarà ancora qualcuno che proverà anche a formulare qualche buon proposito per l’anno nuovo, benché la pratica mi paia piuttosto in declino, perché l’idea stessa di proporsi qualcosa, ossia di determinare con la propria libera volontà la forma della propria vita, sembra scomparsa dal novero delle opzioni possibili. In ogni caso non sarebbe male se almeno un po’ del tempo libero di questi giorni di festa lo dedicassimo a simili esercizi interiori. Il vangelo che abbiamo appena ascoltato ci propone l’esempio di Maria, che non lasciava scorrere le sue azioni e le sue esperienze quotidiane senza soffermarsi e riflettere su di esse: «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». È come se i fatti avessero una durata più lunga di quella del loro svolgimento esteriore, poiché continuano a risuonare all’interno della coscienza che si interroga sul loro senso, li confronta e li ordina in una narrazione.
Ma perché Maria sente il bisogno di questa ricerca interiore, di questa interrogazione profonda riguardo a ciò che vive? All’origine c’è un annuncio, una parola che le è stata rivolta da Dio, alla quale Maria ha detto di sì: «Avvenga per me secondo la tua parola». Pertanto, Maria rimane nell’ascolto di quella parola e ne segue il discorso nel trascorrere degli avvenimenti della sua storia. C’è una logica in questo discorso, è indirizzato a un fine di salvezza e di grazia a cui Maria ha creduto e ha aperto la sua vita perché potesse realizzarsi in lei e attraverso di lei. Maria non è un semplice strumento passivo nelle mani di Dio, è la “serva del Signore”, impegnata a collaborare alla sua opera di salvezza. Sa bene e lo proclama nel suo cantico di lode: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente». La sua umile e ordinaria esistenza è diventata dimora di Dio. Nella sua relazione di Madre con il Figlio inizia a scorrere il fiume di grazia destinato a rinnovare e fecondare la storia dell’umanità.
E noi come concludiamo questo anno 2025? Lo concludiamo come un tempo cronologico, che è trascorso come tutti gli anni, un anno in più, diventato vecchio, a cui ne segue un altro nuovo, destinato in dodici mesi a diventare vecchio anch’esso? No, noi come Chiesa lo concludiamo con un rendimento di grazie solenne. Noi diciamo, cantiamo al Signore: grazie perché neppure uno di questi mesi, di questi giorni è passato senza che la tua presenza si manifestasse e ci desse la possibilità di avanzare nel cammino della santificazione. È vero: non sempre noi l’abbiamo saputa riconoscere e accogliere. Forse ci è mancato proprio quel movimento di rientro in noi stessi, di silenziosa adorazione del mistero nascosto nella carne di una storia fatta dagli uomini, ma guidata dallo Spirito di Dio.
Cari fratelli e sorelle, il vangelo di Giovanni che abbiamo letto nel giorno di Natale ci ha rivelato una verità fondamentale: «In principio era il Verbo, la Parola» non il tempo, che è una realtà creata. Il tempo è venuto dopo ed è contenuto in quella Parola, in quel disegno di Amore che è al principio e sarà alla fine del tempo. Nel mezzo c’è il riempirsi del tempo. San Paolo, nella seconda lettura, ci ha ricordato che la nascita del Figlio di Dio nella storia costituisce già la «pienezza del tempo». Ma a ciascuno di noi il tempo della nostra esistenza è stato dato come un tempo da riempire. Per ogni uomo e donna c’è una pienezza del tempo che si compie passo dopo passo, diventando ciò che già siamo, e cioè figli del Padre, in cui abita lo Spirito del Figlio. È la vita trinitaria che riempie il mio tempo e lo rende vita eterna. Dunque, come scrive Paolo, «non sei più schiavo, ma figlio». Non siamo schiavi del tempo, ma figli del Signore del tempo e della storia. Non lasciamoci dunque dominare dal tempo, non lasciamoci utilizzare da esso ma piuttosto utilizziamolo con saggezza e libertà. Restiamo saldamente fondati sull’unico fondamento stabile della storia, che è l’amore di Dio manifestato in Cristo Gesù, che «è lo stesso ieri e oggi e per sempre!» (Eb 13,8).
