Toscana Oggi del 5 aprile 2026
«Non è qui. È risorto […] Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”» (Mt 28,6-7). Con queste parole, che quest’anno ascoltiamo nel vangelo della notte di Pasqua, un angelo annuncia a Maria di Magdala e all’altra Maria l’evento della risurrezione. Un annuncio che comincia con una negazione: Non è qui, cioè non è dove pensavate di trovarlo, immobile nel sepolcro, paralizzato nella rigidità della morte. Il primo messaggio di Pasqua è dunque spiazzante e ci mette in cammino, alla ricerca di Colui che non è qui. Se il sepolcro è vuoto e il Cristo crocifisso non giace più là «dove era stato deposto», non è avvenuto semplicemente un miracolo, un fatto prodigioso. È avvenuto un cambio della storia e del tempo, perché quell’uomo è il Dio fatto carne e la sua risurrezione non è ritorno alla vita terrena, ma inizio di una nuova vita, apertura di una nuova dimensione nel bel mezzo del nostro mondo finito e mortale.
Non è qui, è più in là, è oltre, è già là dove voi siete chiamati ad andare: vi precede. Proviamo a riflettere su questo straordinario cambiamento di prospettiva: colui che è morto non appartiene al passato, non è fermo nel tempo già vissuto, ma al contrario è più avanti di noi e ci indica il cammino. Ma dove ci precede? Non immediatamente nel Cielo, in un aldilà ultraterreno, ma in una regione della terra, in Galilea, là dove tutto era cominciato. Il Risorto ricomincia la vita dell’uomo di Galilea, ma a un livello e in una dimensione diversa, quella di chi è passato attraverso la morte. La morte non ha ucciso la persona, l’ha piuttosto liberata da ogni vincolo, da ogni dipendenza, da ogni ostacolo. Nessuna pietra potrà più bloccarla, nessuna benda potrà tenerla legata, nessuna sentinella potrà impedirle di uscire liberamente dal luogo in cui pensavamo di averla rinchiusa. Quella persona è l’Uomo nuovo, il Risorto, che non è mai da solo. In Lui si compie la promessa fatta a Giuseppe con le parole del profeta Isaia: «A lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio-con-noi» (Mt 1,23). Gesù evoca questa profezia nelle parole che rivolge ai suoi discepoli nell’ultimo versetto del vangelo di Matteo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Ecco dunque dove ci precede Gesù Risorto. Ci precede nel suo Regno, che non è di questo mondo, ma comincia già in questo mondo come vittoria sulle potenze mondane. È necessario che il Risorto ci preceda perché senza di Lui non esiste la strada per giungere a questo Regno. È Lui la via, sono i suoi passi che tracciano il cammino, lo illuminano e ci permettono di percorrerlo.
L’incontro col Risorto fa ripartire la storia, quella personale e quella collettiva. Credere nella risurrezione di Gesù significa seguirlo, ma non come lo avevano seguito i discepoli durante la sua vita terrena. Dobbiamo imparare a seguirlo diventando Chiesa, corpo del Cristo Risorto. E questo si può fare solo unendosi strettamente a Lui come Capo, rimanendo in Lui, nell’ascolto della sua Parola e nella condivisione del suo Corpo e Sangue, e andando ad annunciare il suo nome a tutte le nazioni. Come ci riusciremo? Nell’unico modo che lo stesso Gesù Risorto ci ha indicato: seguendo i suoi passi perché Lui ci precede e non c’è altra via se non quella che Lui ha già percorso. Noi siamo come i viandanti di Emmaus, smarriti, delusi, in ritirata. Ma se i nostri orecchi si aprono alla sua voce, se i nostri occhi lo riconoscono e i nostri cuori ardono per la sua presenza, tutto cambia. Il mondo non è più il luogo ostile e incomprensibile del fallimento e dell’impotenza, ma quello della missione da condividere con i fratelli e le sorelle, dai quali corriamo per renderli partecipi della nostra gioiosa scoperta: Abbiamo visto il Signore.
È questo l’augurio che rivolgo a tutti voi, fratelli e sorelle, per questa Pasqua di Risurrezione: Cristo è risorto, risorgiamo con Lui! Alziamoci e mettiamoci in cammino perché non è qui che troveremo il Risorto, nel buio di un presente conseguenza del passato, ma è là, nel futuro a cui ci indirizza ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni sua promessa di salvezza e di pace.
