il portale della Chiesa Pisana

Inaugurazione del restauro della terracotta robbiana

Duomo di Barga 20 luglio 2026

            Carissimi fratelli e sorelle,

            «Umile e alta più che creatura», così san Bernardo si rivolge a Maria nel XXXIII canto del Paradiso. Sono due aggettivi apparentemente contraddittori: umile è chi si abbassa fino a terra, all’humus, da cui siamo tratti. Alto è chi si innalza verso il cielo. La spiegazione di questa apparente contraddizione è nell’immagine che abbiamo davanti ai nostri occhi: giace per terra Dio stesso, fattosi piccolo, povero, uomo di carne, come noi. Lo sguardo di Maria si volge verso il basso, dove è il Dio bambino, ed è in linea con lo sguardo di Gesù bambino che si volge non verso di lei, ma ancora più in basso, verso la terra, l’erba, la paglia su cui giace e ancora oltre. Tutto il mondo creato, Maria in rappresentanza dell’umanità e i quattro angeli che raffigurano le creature invisibili, tutto converge verso un punto in basso, oltre le dimensioni della terracotta. In questo movimento, persino le potenze celesti cambiano il loro orientamento: i quattro angeli non guardano più verso l’alto dei cieli, ma piegano i loro volti e le loro ali verso la terra. Essi testimoniano lo stupore del mondo invisibile davanti al Creatore che si fa creatura. Con le mani giunte e gli sguardi fissi sul Bambino, gli angeli si fanno maestri di adorazione per noi, insegnandoci che la vera grandezza non sta più nel dominare dall’alto, ma nel contemplare l’infinitamente piccolo. Forse è il punto futuro, che Gesù raggiungerà nel sacrificio della croce, che si percepisce anche negli sguardi venati di una dolce mestizia (non a caso questa terracotta è stata collocata, sia pure tardivamente, nella cappella in cui si conserva l’eucaristia, il Dio che si fa cibo per nutrire di vita eterna la nostra finitezza).

È noto che Andrea della Robbia ha lavorato molto per i francescani, in particolare alla Verna, ma anche qui a Barga, nella chiesa di san Francesco. Di questo spirito francescano mi pare impregnata anche questa immagine. Se la teologia medievale aveva parlato di un Deus semper maior, sempre più grande di ciò che noi possiamo pensare, un Dio che supera ogni nostra parola, immagine e concetto, la spiritualità francescana ci parla invece di un Deus semper minor, un Dio che per amore si fa sempre più piccolo, molto più piccolo di quanto noi possiamo pensare, diventa seme che muore nella terra, chicco di grano macinato che si fa pane di vita per noi.

È suggestivo come attraverso i colori Della Robbia riesca ad esprimere l’abbassamento e spogliamento di Dio. Il blu intenso del cielo, così caratteristico dello stile robbiano, sfuma progressivamente fino a perdersi nel bianco del bambino, segno di purezza, certo, ma anche di svuotamento, di annichilimento. Maria, la donna nuova, è rivestita del blu del cielo, mentre Gesù ne è spogliato ed è nel vuoto del bianco, della nudità e povertà assoluta. Maria, nella sua umiltà, viene innalzata alla sublimità del Cielo. E tuttavia il suo sguardo rimane rivolto verso l’umanità del suo Figlio, verso il suo Corpo mistico, che è la Chiesa, che siamo tutti noi.

È così che l’arte, con la forza delle immagini, delle forme e dei colori, ci fa entrare nella novità assoluta e scandalosa dell’Incarnazione, per cui il cielo non è più sopra di noi, ma ai nostri piedi, fattosi fondamento della nostra vita per amore.