il portale della Chiesa Pisana

A  tutti  i  fedeli  dell’Arcidiocesi

Ai Presbiteri, Diaconi permanenti, Religiosi, Religiose

 a tutti i Fedeli laici Collaboratori nelle parrocchie

e nelle Aggregazioni Laicali

Carissimi,

come noto, il 20 settembre inizierà il ciclo di Assemblee Pastorali di Vicariato nelle quali daremo avvio al “processo di sinodalità” voluto dal Papa per l’intera Chiesa Cattolica, chiamata a riflettere sulla propria  identità per una comunione più profonda fra tutti i suoi membri, per una partecipazione ministeriale che coinvolga ogni battezzato con i doni e i carismi che possiede, e per una missionarietà sempre più esplicita ed efficace secondo le linee offerte da Papa Francesco nella Esortazione ApostolicaEvangelii Gaudium”.

Si tratta di un percorso che i Vescovi Italiani hanno fatto proprio nella prospettiva della celebrazione del prossimo Giubileo ordinario del 2025.

Per preparare le prossime Assemblee Pastorali di Vicariato, come abbiamo fatto nell’autunno di ogni anno, desidero raggiungervi personalmente offrendovi alcune linee di riflessione che mi esimeranno dal fare un lungo intervento in queste assemblee così che, sulla base di alcune domande, chiunque vorrà, potrà intervenire con un minimo di preparazione e con maggiore consapevolezza.

Il Calendario delle Assemblee è quello che è già stato comunicato nello scorso mese di luglio, ed è il seguente:

Lunedì 20 settembre – ore 21 

Duomo di Pontedera –  Pontedera-Lungomonte

Martedì 21 settembre – ore 21 

Chiesa SS. mo Sacramento – Pietrasanta – Versilia

Mercoledì 22 settembre – ore 21 

Chiesa SS. Redentore – Fornaci di Barga – Barghigiano

Venerdì 24 settembre – ore 21 

Chiesa di S. Paolo a Ripa d’Arno – Pisa Sud

Lunedì 27 settembre – ore 21 

Salone parrocchiale di Collesalvetti – Colline Pisane

Martedì 28 settembre – ore 21 

Chiesa di S. Casciano – Piano di Pisa

Venerdì 1 ottobre – ore 21,15 

Chiesa del CEP – Pisa Nord Ovest

Lunedì 11 ottobre – ore 21 

Sala parrocchiale di Gello – Valdiserchio 

Martedì 12 ottobre – ore 21 

Chiesa Sacra Famiglia Pisanova – Pisa Nord Est

Il tema, come è ovvio, sarà quello della “sinodalità” e di come anche noi, come Chiesa pisana, vogliamo muoverci per sostenere quel necessario rinnovamento della vita ecclesiale di cui tutti siamo convinti, ma che spesso non riusciamo a determinare o a mettere in atto.

Mi permetto perciò, per prima cosa di chiarire i termini che vengono oggi usati per queste tematiche e che a volte rischiano di metterci fuori strada perché un conto è parlare di “Sinodo” e un altro conto è parlare di “sinodalità”. Faccio presente che la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato un “Documento preparatorio” che viene inviato a tutti insieme con la mia lettera.

Che cosa è un Sinodo?

Nella Chiesa dei primi secoli era cosa abituale che assai spesso si riunissero insieme i Vescovi di una Provincia ecclesiastica o di una Regione per discutere temi teologici, morali e pastorali così da individuare la linea comune da seguire. C’erano poi dei Sinodi generali, i Concili locali o ecumenici, che assumevano un ruolo ancora più importante quando a questi partecipava il Papa o un suo Rappresentante o comunque le sue decisioni erano ratificate dal Papa.

Anche il clero delle singole diocesi si riuniva in Sinodo sotto la presidenza del Vescovo sempre per riflettere insieme e decidere le regole e le norme da seguire nella vita pastorale della diocesi. 

Tutto ciò è avvenuto anche nella nostra diocesi di Pisa. Di diversi sinodi, a partire dal 1314 si conservano le Deliberazioni e gli Atti. Dal 1615, a Pisa, ne sono stati celebrati 14, dei quali, l’ultimo fu celebrato dall’Arcivescovo Camozzo nel 1954.

Ciò che è sempre stato fatto nelle singole Diocesi, o nelle Metropolie o anche nelle diverse Regioni Ecclesiastiche, il Concilio Vaticano II ha voluto inserirlo anche nella vita della Chiesa universale istituendo il Sinodo dei Vescovi, oltre a dare una strutturazione più chiara alle Conferenze Episcopali Regionali o Nazionali che in qualche modo erano già operanti da diverso tempo.

Dal Concilio Vaticano II fino al Sinodo per l’Amazzonia

Nel Decreto Christus Dominus del Concilio Vaticano II al n. 36 si dice: “Fin dai primi secoli della Chiesa, i vescovi preposti a chiese particolari, in unione di fraterna carità e mossi da amoroso impegno per l’universale missione affidata agli Apostoli, unirono i loro sforzi ed i loro intenti, per incrementare il bene comune e quello delle singole chiese. A tale scopo furono istituiti sia i sinodi, sia i Concili provinciali, sia finalmente i Concili plenari, nei quali i vescovi decisero sistemi comuni da adottare nell’insegnamento delle verità della fede e nel regolare la disciplina ecclesiastica. Ora questo Santo Sinodo Ecumenico desidera che la veneranda istituzione dei sinodi e dei concili riprenda nuovo vigore, per provvedere più adeguatamente e più efficacemente all’incremento della fede e della tutela della disciplina nelle varie chiese, secondo le mutate circostanze dei tempi” (28.10.1965). Il primo sinodo dei vescovi fu celebrato a Roma dal 29 settembre al 29 ottobre 1967.

Ciò che nel Concilio era stato deciso ebbe la sua formulazione giuridica nel can. 342 del codice di Diritto Canonico: “Il sinodo dei vescovi è una assemblea di vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell’orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo”.

Il Codice di Diritto Canonico dedica poi al Sinodo diocesano i cann. 460-468: “Il sinodo diocesano è l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della chiesa particolare scelti per prestare aiuto al vescovo diocesano in ordine al bene di tutta la comunità diocesana”. Se il Concilio di Trento prescriveva che tale assemblea si tenesse ogni anno, il Codice Pio-Benedettino del 1917 parlava di una cadenza decennale. 

In realtà, con la creazione in ogni diocesi sia del Consiglio Presbiterale che del Consiglio Pastorale, il Concilio Vaticano II avviò la prassi di una consultazione costante da parte del vescovo sia del presbiterio che del laicato diocesano; prassi che avrebbe dovuto diventare normalità anche per le Parrocchie, ed oggi, per le Unità pastorali e per i Vicariati.

Una svolta importante e decisiva è avvenuta progressivamente con la celebrazione degli ultimi Sinodi dei Vescovi. Infatti, a partire da quello sulla Famiglia e il Matrimonio, passando attraverso quello sui Giovani e la scelta vocazionale, fino al Sinodo dell’Amazzonia, il Papa ha voluto estendere la “compartecipazione sinodale” all’intera comunità ecclesiale attraverso la consultazione previa dell’intero Popolo di Dio, in modo che i temi messi a discussione nel Sinodo fossero in qualche modo il riflesso del sentire della Chiesa in tutti i suoi membri.

A questo riguardo è estremamente significativo nel documento finale dell’Assemblea sinodale per l’Amazzonia quanto è stato scritto nel capitolo 5°  nel quale troviamo una esplicitazione chiara di che cosa si possa intendere per “sinodalità” non solo per l’Amazzonia, bensì per la Chiesa intera.

Vale la pena riportare  integralmente quanto è scritto nei nn. 87,88 e 89 di tale documento.

Sinodo è una parola antica, venerata dalla tradizione; indica il cammino che percorrono insieme i membri del popolo di Dio; rimanda al Signore Gesù, che si presenta come “la via,la verità e la vita”(Gv 14,6) e al fatto che i cristiani, che lo hanno seguito, furono chiamati “i discepoli della via”(At 9,2); essere sinodali significa seguire insieme “la via del Signore” (At 18,25).

La sinodalità è il modo di essere della Chiesa primitiva (cfr At 15) e deve essere il nostro. “Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo”(1 Cor 12,12).

La sinodalità caratterizza anche la Chiesa del Vaticano II, intesa come Popolo di Dio, nella uguaglianza e nella comune dignità di fronte alla diversità dei ministeri, carismi e servizi. “Indica lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice”, cioè “nel coinvolgimento e nella partecipazione di tutto il Popolo di Dio alla vita e alla missione della Chiesa”(cfr. Commissione Teologica Internazionale, La sinodalità nn. 6-7)”. (87)

Per camminare insieme, la Chiesa, oggi ha bisogno di una conversione all’esperienza sinodale. E’ necessario rafforzare una cultura del dialogo, dell’ascolto reciproco, del discernimento spirituale, del consenso e della comunione per trovare spazi e modalità di decisione comuni e rispondere alle sfide pastorali. In questo modo, la corresponsabilità nella vita della Chiesa sarà promossa in uno spirito di servizio. E’ urgente camminare, proporre e assumere le responsabilità per superare il clericalismo e le imposizioni arbitrarie. La sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa. Non si può essere Chiesa senza riconoscere un effettivo esercizio del sensus fidei di tutto il Popolo di Dio” (88).

La Chiesa vive della comunione con il Corpo di Cristo attraverso il dono dello Spirito Santo. Il così detto “Concilio apostolico di Gerusalemme”(cfr At 15; Gal 2,1-10) è un evento sinodale in cui la Chiesa Apostolica, in un momento decisivo del suo cammino vive la sua vocazione alla luce della presenza del Signore risorto in vista della missione. Questo evento si costituì nella figura paradigmatica dei sinodi della Chiesa e della sua vocazione sinodale. La decisione presa dagli Apostoli, in accordo con tutta la comunità di Gerusalemme, è stata opera dell’azione dello Spirito Santo che guida il cammino della Chiesa, assicurandole la fedeltà al vangelo di Gesù: “E’ parso bene, infatti allo Spirito Santo e a noi” (At 15,28). Tutta l’assemblea accettò la decisione e la fece propria (At 15,30-31). Essere  veramente sinodale, vuol dire avanzare in armonia sotto l’impulso dello Spirito vivificante”. 

Il compito che ci attende

Convertirci alla sinodalità significa assumere uno stile rinnovato per l’intera nostra attività pastorale e prima ancora per la nostra spiritualità. E’ uno stile da costruire insieme facendo riferimento ai fondamenti ecclesiologici del Vaticano II circa l’identità del Popolo di Dio, nella consapevolezza che camminare in questa direzione significa andare contro corrente rispetto alla realtà culturale del nostro tempo, che è intessuta di individualismo egoista e di emarginazione per chi è diverso. 

Il nostro stile deve essere quello della comunione e della capacità di relazione non solo tra le varie membra del corpo di Cristo, ma con ogni uomo e ogni donna del mondo chiunque siano. Solo grazie alla crescita delle relazioni si può pensare di camminare insieme. Ciò esige l’ascolto reciproco, imparando a “pensare” insieme, non per annullare le differenze in un pensiero unico, bensì per attivare tutti i possibili contributi di riflessione e di esperienza nel comune ascolto orante della Parola di Dio e del magistero della Chiesa.

Se sul piano ideale non dovrebbero esserci problemi, sul piano pratico, per superare individualismi, campanilismi anacronistici, autoreferenzialità egoistiche e prese di distanza di vario genere, c’è prima di tutto bisogno di una grande umiltà, nell’accogliere le sollecitazioni e le indicazioni che da anni, anche nella nostra Chiesa pisana, sono state offerte per un vero cammino condiviso. 

E’ da ricordare che fin dal 2010, quando abbiamo varato le Unità Pastorali, l’intento comune era quello di promuovere una vita ecclesiale che fosse espressione di vera comunione, più capace di missionarietà; che fosse chiara espressione della ministerialità di ciascun battezzato e che tenesse conto del territorio sul quale ogni comunità vive (cfr Quanti pani avete?- 23.05.2010).

Tre di queste quattro caratteristiche del nostro impegno pastorale diocesano sono state recentemente rilanciate dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, e cioè la comunione, la missione e la partecipazione che corrisponde alla nostra ministerialità. E’ ovvio che tutto questo non si può che vivere e tradurre concretamente se non là dove ciascuno è chiamato ad operare.

Papa Francesco ha scritto nella Evangelii Gaudium al n. 273: “La missione  … non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere; non è una appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. E’ qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare”.

Perché tutto questo diventi stile del nostro vivere quotidiano personale e comunitario c’è bisogno di imparare sempre più a tradurre questi verbi all’interno delle nostre relazioni ecclesiali, e nel rapporto con tutta la realtà sociale che ci circonda, non trascurando di leggere con attenzione la realtà in cui viviamo con i suoi problemi, ma anche con le sue potenzialità.

A questo proposito vogliamo fare nostro “l’interrogativo fondamentale” che il Documento preparatorio del Sinodo sulla sinodalità propone a tutta la Chiesa:

“Una Chiesa sinodale, annunciando il Vangelo, “cammina insieme”: come questo “camminare insieme” si realizza oggi nella nostra Chiesa pisana? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme”?

Per rispondere siamo invitati a chiederci : 

  • quali esperienze della nostra chiesa pisana vengono richiamate alla nostra mente dall’interrogativo fondamentale che ci è stato proposto?
  • Queste esperienze, quali gioie hanno provocato? Quali difficoltà e ostacoli hanno incontrato? Quali ferite hanno fatto emergere? Quali intuizioni hanno suscitato?
  • In queste esperienze, dove abbiamo sentito risuonare la voce dello Spirito? Lo Spirito Santo che cosa ci sta chiedendo? Quali sono i punti da confermare, le prospettive di cambiamento, i passi da compiere? Dove registriamo un consenso? Quali cammini si aprono per la nostra Chiesa pisana?

N.B.  Sarebbe bello e opportuno, che ciascuno offrisse le sue risposte anche per scritto così da consegnarle all’Arcivescovo in occasione dell’Assemblea Pastorale di Vicariato. Chi vuole può inviarle anche per mail o per posta.

GRAZIE!

Il Signore accompagni e benedica il nostro cammino!

+ Giovanni Paolo Benotto

Arcivescovo