Cattedrale, 26 settembre 2021
La liturgia di questa sera, liturgia che fa memoria della dedicazione della nostra cattedrale, si arricchisce del conferimento del ministero di lettore a cinque nostri fratelli che da alcuni anni sono in cammino nella prospettiva del diaconato permanente; e abbiamo voluto unire il conferimento del lettorato a questa celebrazione per l’intima relazione che c’è fra il luogo nel quale ci troviamo e il servizio di annuncio che è stato affidato alla Chiesa dal Signore Gesù.
L’edificio chiesa è luogo della comunità cristiana, in cui non soltanto la comunità cristiana è chiamata a crescere nella conoscenza della parola di Dio, ma anche luogo nel quale proporre l’incontro col Signore a chi non lo conosce proprio attraverso l’annuncio della sua parola. Se l’edificio chiesa è luogo dell’annuncio – e basterebbe pensare al pergamo di Giovanni Pisano come all’ambone di Vangi presenti in questa cattedrale – è vero anche che da questo edificio, luogo dell’assemblea dei fedeli, c’è bisogno di uscire nel mondo perché la parola di salvezza, possa raggiungere tutti.
Vorrei perciò soffermarmi su questo duplice rapporto: qui noi ascoltiamo, ma nel mondo siamo chiamati ad annunciare; qui noi riceviamo il dono della parola insieme al dono dell’Eucaristia; qui facciamo esperienza di incontro comunitario come Chiesa. corpo di Cristo, come casa vivente del Signore, ma poi c’è il mondo; un mondo da evangelizzare; un mondo nel quale curare la catechesi; un mondo nel quale tante persone ormai non conoscono più, o non hanno mai conosciuto, il Vangelo di Gesù e che hanno bisogno di qualcuno che si faccia portatore di questa parola di salvezza. Ed è il modo con cui si costruisce la Chiesa,
E’ vero che è l’Eucaristia la sorgente della vita ecclesiale, ed è all’Eucaristia che dobbiamo arrivare, ma si arriva all’Eucaristia una volta che la parola di Dio è stata annunciata e proclamata a tutti. Nella risposta di fede alla Parola, attraverso il battesimo, si giunge alla celebrazione dell’Eucaristia.
E’ dunque dalla Parola che scaturisce la prima scintilla della risposta di fede. E’ dalla parola di Dio proclamata e vissuta che viene esplicitata la testimonianza da rendere al mondo; una Parola che entra nella vita; una Parola che si fa vita e che diventa capace di arrivare al cuore delle altre persone perché tutti, ascoltando l’appello di Gesù, e accogliendo nella fede il suo Vangelo, possano arrivare nella fede a celebrare l’Eucaristia e a vivere l’esperienza ecclesiale. Una Chiesa che non si rendesse capace di annuncio, di proposta evangelica, rischierebbe di diventare una Chiesa, afona, cioè senza voce.
E’ vero che il Signore arriva dove vuole, che la grazia di Dio arriva anche dove noi non pensiamo mai possa arrivare, ma è vero che di solito il Signore si serve di noi per raggiungere gli altri uomini; si serve di chi già in qualche modo ha aderito al Vangelo e ha fatto la sua professione di fede perché questa stessa fede possa arrivare a tutti. Di qui la costruzione di una comunità che diventa capace di fare centro sulla parola di Dio perché poi si possa insieme tutti fare centro sull’Eucaristia.
C’è da domandarci: il fatto che dopo la pandemia ci sia in atto una rarefazione di presenze nelle nostre Eucaristie non deriva forse anche dal fatto che si è rarefatto l’annuncio del Vangelo? Qualche volta noi cerchiamo scusanti nelle difficoltà che pur ci troviamo a vivere, ma forse dovremmo di più interrogarci sul fatto che senza una Parola annunciata non c’è nemmeno una fede professata; senza la parola di Dio che entri nel cuore, non c’è nemmeno una vita cristiana.
Lo ripeto: Parola e Eucaristia stanno insieme, perché non vanno dissociate una dall’altra, ma la radice è la Parola; una Parola da annunciare. In questo modo la Parola accolta e meditata nel cuore, fatta risuonare nella vita nostra, si espande, arriva al cuore di altri, diventa quel punto interrogativo, quell’appello interiore che permette poi la risposta di fede da parte di ogni persona.
E’ facile questo? No! Ci diceva l’Apostolo Pietro nella seconda lettura 1Pt 2,4-9) che perché ci sia un cammino di fede autentico c’è bisogno di “stringerci a Cristo pietra viva, scelta e preziosa davanti a Dio, ma rigettata dagli uomini”. Non è facile annunciare il vangelo: se aspettiamo di annunciarlo soltanto a chi pensiamo possa accoglierlo esso finisce per non arrivare più a nessuno. Quando l’Apostolo Paolo scriveva al suo discepolo Timoteo diceva che era necessario annunciare la parola “al momento opportuno e al momento non opportuno”, insistendo in questo annuncio, senza mai fermarsi.
Forse oggi c’è proprio da riscoprire l’urgenza dell’annuncio grazie alla nostra vita che parla non solo con le parole, ma con i fatti, cioè con le scelte che andiamo facendo e diventa così materia da costruzione per quell’edificio spirituale, per quel sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Cristo di cui appunto ci parlava l’Apostolo Pietro.
La Parola che ci è stata donata e che stasera a voi cinque nostri fratelli viene affidata con il ministero del lettorato, deve essere il tesoro prezioso che viviamo, che facciamo entrare in noi stessi, e che cerchiamo di condividere ininterrottamente con il nostro prossimo.
Il Lettore non è soltanto uno che proclama la parola di Dio in chiesa. Di fatto tutti che lo sappiano fare bene possono proclamare la parola di Dio, ma colui al quale la Chiesa affida ufficialmente questo tesoro, questi è chiamato ad impegnarsi nella catechesi, a coordinarla all’interno della comunità cristiana, e soprattutto faccia risuonare in se stesso la Parola così che possa esplicitarsi nella vita comunitaria perché possa risuonare ovunque.
E allora ovunque si può far Chiesa. Diceva il testo del Vangelo di Giovanni (4,19-24) riportandoci le parole di Gesù alla donna di Samaria: “Credimi donna, è giunto il momento in cui non c’è più solo un luogo – il monte Garizim per i Samaritani o il monte Sion in Gerusalemme per gli Ebrei – in cui adorare il Padre, bensì “E’ giunto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”.
E per adorare Dio in spirito e verità c’è bisogno che questa Parola, la parola di Dio, arrivi a tutti; trovi eco nel cuore e rispondenza nella vita attraverso le scelte che andiamo facendo personalmente e comunitariamente come Chiesa. Dio che cerca adoratori in spirito e verità troverà davvero non solo persone, ma comunità che saranno disponibili a farsi promotrici di annuncio, diventando capaci di suscitare adesione alla fede. Quell’attrazione di cui ha parlato più volte Papa Benedetto e che Papa Francesco spesso rammenta: l’attrazione della vita, che nell’annuncio della fede diventa energia vitale che dall’uno si trasmette all’altro con la capacità di innervare, di dare senso e contenuto alla nostra vita ecclesiale.
Chiediamo al Signore di essere anche noi disponibili alla sua Parola. Abbiamo sentito nella prima lettura (Is 56,1.6-8) la proposta di universalità che ci viene attraverso il profeta Isaia E’ Dio che parla: egli vuole che la sua casa si chiami casa di preghiera per tutti i popoli; che non ci sia nessuno a cui sia impedito di fare questo incontro di salvezza. Facciamoci noi tramite; facciamoci noi servitori perché amando il Signore e accogliendo noi la sua Parola, possiamo diventare credibili annunciatori e testimoni di una fede che vuol essere portatrice di gioiosa salvezza e di vita per tutti.
(da registrazione)
