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Appunti per un Bilancio Sociale dell’Arcidiocesi

Anche quest’anno, come sempre, è stato presentato il Bilancio consuntivo dell’Arcidiocesi, sia al Consiglio Presbiterale che al Consiglio Pastorale diocesano, con la domanda se oltre a rendere noto a tutti, come sempre, l’utilizzo dei fondi dell’otto per mille, fosse anche il caso di rendere pubblico l’intero bilancio nella sua integrità.

La discussione che si è sviluppata, in maniera libera e responsabile, in questi due organismi di partecipazione ecclesiale, è giunta alla conclusione che la pubblicazione delle sole cifre non avrebbe permesso a tutti di comprendere la portata e il senso del nostro stile amministrativo e che era sicuramente opportuno tendere alla pubblicazione del così detto “Bilancio Sociale” perché si potesse comprendere quale sia l’ambito di impegno economico a cui è chiamata la diocesi, quali siano le sue risorse e quali conseguenze hanno le sue scelte nella vita delle nostre comunità parrocchiali.

Per questo, ci accingiamo a questo primo tentativo di pubblicazione, che non potrà avere tutte le caratteristiche dei bilanci sociali delle grandi aziende, ma che vuole tracciare una strada da percorrere per una sempre maggiore condivisione con tutto il Popolo di Dio e la realtà sociale nella quale la Chiesa pisana è inserita.

  • Premesse

Spesso si parla delle “ricchezze” della Chiesa, pensando che il suo patrimonio sia riconducibile ad un unico soggetto giuridico, per cui si confonde il Vaticano – Santa Sede con la Chiesa che è in Italia, come se tutti gli edifici sacri che sono in Italia fossero proprietà del Papa, non sapendo che di fatto, i soggetti proprietari sono i più diversi, a cominciare dalle parrocchie, dalle singole diocesi, dai singoli ordini religiosi maschili e femminili, e da numerosi altri enti ecclesiastici che godono di personalità giuridica civile, oltre naturalmente alla Santa Sede. 

La regolamentazione di tutti questi enti con personalità ecclesiastica e civile è normata sia dal Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, sia dal Codice di Diritto Canonico e dalle norme amministrative emanate dalla Conferenza Episcopale Italiana, ma anche dalle leggi dello Stato, per quanto riguarda tassazioni  e regole fiscali che sono proprie sia delle persone fisiche che giuridiche.

Per questo ogni ente ecclesiastico che abbia anche riconoscimento civile è tenuto ad osservare le leggi e le norme sia canoniche che civili, senza alcuna eccezione, e a presentare annualmente il proprio rendiconto amministrativo al suo organo superiore di controllo: le parrocchie e gli altri enti soggetti all’autorità del vescovo diocesano, al proprio Ordinario, e la diocesi, in occasione della “Visita ad Limina”, alla S. Sede.

Parlare di Bilancio sociale della diocesi significa dunque spaziare con lo sguardo al complesso della vita dell’intera diocesi, per poi fermarsi, per quanto riguarda le cifre, alle attività e alle passività specifiche dell’ente arcidiocesi di cui è responsabile e legale rappresentante l’arcivescovo pro tempore.

  • Natura e finalità degli enti ecclesiastici

E’ dal Concilio Vaticano II che sono scaturite le indicazioni generali per la riforma amministrativa dei beni della Chiesa, che a partire dall’antichità sono finalizzati soprattutto a tre scopi principali: provvedere ai poveri, al sostentamento del clero e alla manutenzione delle strutture ecclesiastiche, tanto che esistevano da secoli i così detti “benefici” finalizzati a mantenere il clero, ma anche proprietà esplicitamente destinate a sostenere la manutenzione delle chiese, insieme a fondazioni legate alla carità e alla beneficienza; e comunque, se anche queste tre finalità non erano chiaramente espresse, sempre si è inteso che ogni rendita superiore al fabbisogno necessario per il sostentamento del clero e della manutenzione degli edifici dovesse essere devoluta in opere di carità.

A riprova di tutto questo è ciò che avvenne con l’Unità d’Italia, quando con la soppressione degli Ordini religiosi e l’indemaniamento dei loro beni, venduti poi all’asta, – beni le cui rendite servivano soprattutto per la carità, – aumentarono in maniera esponenziale i ricchi che si approfittarono della vendita dei beni degli ordini religiosi e i poveri che non ebbero più gli aiuti a cui erano destinate gran parte delle rendite di quei beni.

Non fa meraviglia che nell’ambito del bilancio dell’arcidiocesi, ci siano dunque voci che spaziano oltre la vita della Curia diocesana che ha il compito di supportare l’attività pastorale del vescovo con una organizzazione assai complessa e composita, dove il lavoro dipendente si intreccia al volontariato puro con competenze e professionalità assai diverse e sempre necessariamente complementari.

Non è qui il caso di ripercorrere tutte le strutture della Curia diocesana: basti ricordare che insieme alla cancelleria , ci sono gli uffici tecnico-amministrativi, come ci sono uffici prettamente pastorali, che insieme alla Caritas diocesana sono chiamati ad essere “motore” trainante di tutta la complessa attività di evangelizzazione da parte della chiesa locale.

3. La struttura gestionale della Curia diocesana

Quando si parla di Curia, non si parla di un ente giuridicamente costituito, bensì della struttura operativa dell’Arcidiocesi. Per questo le attività di tutti gli uffici diocesani confluiscono nell’unico soggetto legale che è la diocesi rappresentata dal vescovo, come del resto avviene anche per tutte le attività di una parrocchia, la quale è legalmente rappresentata dal parroco.

E’ ovvio che il vescovo non può “gestire” in prima persona ogni attività. Per questo si avvale della collaborazione di diverse figure: del Vicario generale che, in quanto Ordinario diocesano, riceve le facoltà previste dal Codice di Diritto Canonico (C.D.C.). Lo stesso vale per il Cancelliere che riveste il ruolo di Notaio pubblico ecclesiastico. Ruoli similari li hanno i possibili Vicari episcopali, ai quali è delegata la cura diretta di particolari settori dell’attività pastorale, con potestà vicaria da parte del vescovo. C’è poi l’Economo diocesano al quale compete il coordinamento e la responsabilità dell’amministrazione economica della diocesi (UAD); l’Ufficio Tecnico diocesano (UTD) e l’Ufficio per i beni artistici, storici, archivistici e librari ecclesiastici (UBCE). Tutti questi organismi si avvalgono di collaboratori con competenze specifiche sia dal punto di vista legale che tecnico. Per tutta una serie di decisioni da prendere, sentiti gli uffici competenti, il vescovo è pure tenuto ad ascoltare il parere, in alcuni casi vincolante, del Collegio dei Consultori e del Consiglio diocesano per gli Affari Economici. Dal momento che il lavoro a cui siamo chiamati esige una serie di dipendenti, ci avvaliamo pure di un Medico del lavoro – Medico aziendale – e di un Tecnico Responsabile della sicurezza.

Insieme a questi uffici di natura tecnico-amministrativa ci sono poi quelli che si occupano più direttamente di attività pastorali, che pur sempre hanno bisogno di risorse economiche per operare e quindi di ricorrere per la propria contabilità al servizio offerto dall’economato diocesano o ufficio amministrativo, come ad esempio, l’ufficio catechistico, l’ufficio scuola, l’ufficio per la pastorale familiare, per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso; per le missioni, l’ufficio scuola cattolica; l’ufficio per la pastorale scolastica, la pastorale giovanile, la liturgia, il diaconato permanente e i ministeri; la pastorale sociale e del lavoro, il servizio cultura e università, la pastorale sanitaria, le comunicazioni sociali, i pellegrinaggi e con una consistenza tutta speciale, la Caritas diocesana con le sue innumerevoli attività, senza considerare poi l’esistenza di specifiche commissioni per altri aspetti particolari dell’azione pastorale.

Tutto questo “organigramma” vede all’opera diverse figure professionali e soprattutto un esercizio costante e diffuso di generoso volontariato.

E’ opportuno ricordare che nel bilancio dell’arcidiocesi non rientrano i bilanci delle singole parrocchie, come degli altri enti ecclesiastici che godono di personalità civile, come ad esempio il Capitolo della Primaziale e il Seminario Arcivescovile di Santa Caterina. Anche la Scuola Paritaria Istituto Arcivescovile Santa Caterina di Pisa, pur avendo come gestore l’arcivescovo pro tempore, ha un bilancio proprio distinto da quello dell’arcidiocesi e un proprio consiglio di amministrazione.

4. Il cammino percorso negli ultimi dieci anni

Fino ad una diecina di anni or sono, di fatto, ogni ufficio o centro pastorale, avendo a disposizione una cifra annuale definita, attinta ai soldi provenienti dall’otto per mille, che ogni anno sono sempre stati rendicontati alla CEI e pubblicati sui mezzi di informazione diocesana, organizzava le proprie spese in maniera autonoma, con notevoli problemi quando si trattava poi di eseguire la rendicontazione richiesta dalla CEI. 

In questo ultimo decennio si è provveduto ad una centralizzazione amministrativa nell’economato diocesano che progressivamente ha consentito di redigere in maniera sempre più dettagliata un bilancio consuntivo annuale e di predisporre pure un bilancio preventivo.

Sempre in questo decennio è stata portata a termine l’inventariazione informatizzata dei beni mobili culturali, artistici e storici di tutti gli enti ecclesiastici della diocesi con la redazione di oltre 77.000 schede notificate sia al Nucleo Centrale dei Carabinieri che si occupa di beni culturali, sia alle locali Soprintendenze. E’stata pure eseguita l’inventariazione con descrizione analitica di tutti i luoghi di culto, chiese e cappelle, di proprietà ecclesiastica, esistenti nel territorio della diocesi, come è in progressiva attuazione la verifica catastale delle proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici dipendenti dal vescovo diocesano, a cominciare dagli immobili di proprietà dell’ente arcidiocesi.

Come si può ben capire, si tratta di un lavoro che richiede tempo e mezzi economici e che per la sua complessità, in parte è stato affidato a collaboratori esterni con contratti ad hoc, ovviamente sempre in collaborazione con il personale che lavora per la diocesi con un preciso contratto di lavoro.

5.  Il capitale umano

A questo proposito è utile offrire il quadro dei lavoratori dipendenti dell’arcidiocesi: nella Curia diocesana, oltre al Vicario Generale e al Cancelliere arcivescovile che in quanto sacerdoti – insieme a tutti gli altri sacerdoti che svolgono un servizio a carattere diocesano – sono inseriti nel Sistema di Sostentamento del Clero, nella Segreteria della Curia lavora un dipendente laico; nell’ Ufficio dei BBCCEE ci sono due dipendenti laiche; una dipendente laica lavora nell’Ufficio Tecnico diocesano con l’ausilio di un Collaboratore esterno; due dipendenti laici (più una persona appartenente a categoria protetta), sotto la guida dell’Economo diocesano che è un Diacono permanente e con la collaborazione part-time di un geometra e di un legale, nell’ufficio amministrativo diocesano ci si occupa della contabilità generale, della redazione del  bilancio, della registrazione delle spese e dei pagamenti; dei rapporti con le banche, del rinnovo dei contratti, nonché delle autorizzazioni per le parrocchie; un dipendente laico, giornalista, è addetto alla redazione di Vita Nova Toscana Oggi; un collaboratore laico esterno si occupa della gestioni degli assetti informatici; per la pastorale sanitaria, sotto la guida del Vicario episcopale per la salute, lavorano come dipendenti 12 persone, tra sacerdoti (6), diaconi permanenti (2) e suore (4), oltre alla collaborazione di non pochi laici come ministri straordinari della comunione che operano a puro titolo di volontariato, raccolti nella Associazione di Volontariato della Pastorale Sanitaria. 

La casa di Spiritualità della Rocca di Pietrasanta si avvale della collaborazione di una comunità di tre religiose, con l’ausilio continuativo di una dipendente laica. Anche per gli archivi e le biblioteche ci si avvale del lavoro di una archivista e di due bibliotecarie, le quali oltre che della Biblioteca del Cardinale Maffi, si occupano anche della biblioteca Cathariniana del Seminario e della Biblioteca Capitolare.

Per quanto riguarda la Caritas diocesana, che ha come proprio direttore un sacerdote, questa si avvale per tutte le sue attività, oltre che di volontari, uomini e donne, anche di una serie di operatori dipendenti da alcune cooperative convenzionate con la diocesi. Da non dimenticare poi l’apporto estremamente significativo dei giovani che svolgono l’anno di servizio civile.

E’ ovvio che per tutto questo insieme di persone è stato attivato il medico aziendale, oltre all’incaricato per la sicurezza sui luoghi di lavoro con tutte le regole previste dai contratti di lavoro.

La guardiania e il portierato dell’arcivescovado, per statuto, sono a carico dell’Opera della Primaziale Pisana, mentre le pulizie sono affidate ad una cooperativa sociale.

6. Eventi di rilievo avvenuti nell’esercizio 2020

Tutti conosciamo le difficoltà che il Covid19 ha provocato ed aggiunto a quelle che quotidianamente ci troviamo ad affrontare per la ordinaria complessità della vita di tutti i giorni. Nonostante il Covid19, nell’anno 2020, non si è mai interrotta l’operatività della diocesi; anzi, specie per quanto riguarda la carità e la cura delle persone in difficoltà, le attività sono aumentate a dismisura come può essere evinto dal “Rapporto sulle Povertà” che come ogni anno è stato pubblicato da parte della Caritas diocesana e al quale rimandiamo il lettore.

Sono continuate operazioni significative a tutela del patrimonio immobiliare della diocesi con il ripristino di un appartamento  in via della Faggiola; la prosecuzione del risanamento del fabbricato di via Oberdan, 41; la prosecuzione delle manutenzioni straordinarie nell’immobile di via Garibaldi, 33; il completamento di lavori in un appartamento a Pontedera in via Fantozzi,59; il rifacimento di infissi in via delle Sette Volte in Pisa; il rifacimento di servizi igienici nella Casa della Carità a Pontasserchio.

Per quanto riguarda i BB.CC.EE. sia l’ufficio BCE, sia l’UTD hanno svolto tutte le pratiche connesse alla richiesta e alla rendicontazione alla CEI dei lavori svolti nelle parrocchie della diocesi con il contributo dell’otto per mille, nonché i rapporti con le Soprintendenze del territorio per ottenere le debite autorizzazioni, così come con le Fondazioni bancarie e i Comuni per ottenere contributi per il restauro di opere mobili e di edifici di interesse storico ed artistico. Oltre a queste pratiche burocratiche e ai rapporti istituzionali con gli enti pubblici, il personale non ha mancato di progredire nella revisione e nel perfezionamento delle schedature pregresse, come anche nella acquisizione di nuove schedature di opere che erano sfuggite alla indagine svoltasi precedentemente.

E’ stata incrementata in maniera significativa l’inventariazione libraria sia nella Maffi che nella Cathariniana, come pure è stata predisposta la continuazione della digitalizzazione delle pergamene dell’Archivio arcivescovile.

Le attività su immobili di proprietà di parrocchie che sono state monitorate e accompagnate dagli uffici diocesani hanno riguardato nel 2020 l’avvio del rifacimento del tetto delle chiese di Mezzana di S. Giuliano Terme e di Ponterosso a Pietrasanta. Sono proseguiti i lavori per la canonica di Cucigliana, del tetto della chiesa di Capezzano, il restauro strutturale dell’oratorio della parrocchia di Metato, la costruzione dell’oratorio della Parrocchia di Ripa; i lavori per i tetti delle chiese di San Prospero e di Molina di Quosa.

Sono terminati i lavori per il rifacimento del tetto della chiesa e della canonica di Capriglia, della chiesa dell’Immacolata ai Passi in Pisa, della canonica di Pugnano, della chiesa di Riomagno a Seravezza, del campanile e della casa di Compagnia di Terrinca, della canonica di Santa Luce e della chiesa di San Michele ad Azzano.

Ed ancora sono stati presentati alle competenti autorità i progetti per i lavori che si avvieranno nel 2021 per i complessi parrocchiali di Marina di Pisa S. Maria Ausiliatrice e Santa Maria Assunta, Ghezzano, Nodica, Stazzema, Pietrasanta SS.mo Salvatore, Pomaia, Seravezza, Lorenzana, Migliarino San Pietro e San Martino in Kinzica in Pisa.

7. Le risorse finanziarie

Le risorse finanziarie (nelle loro fonti principali) derivano di fatto in maniera prevalente dal gettito dell’otto per mille che la CEI mette a disposizione con quote annuali legate alla consistenza del numero degli abitanti delle diocesi per il Culto e la Pastorale, (euro 780.375,46 ) nonché per l’esercizio della carità (euro 740.645,32 ); dagli affitti dei beni immobili di proprietà della diocesi locati per abitazione o attività commerciali (euro 321.661,97 ); dalle offerte per le attività caritative cresciute nel 2020 in maniera straordinaria ( euro 804.809,29 ); da proventi destinati al culto, in parte messi a disposizione statutariamente dall’Opera della Primaziale Pisana e da offerte private ( euro 713.196,69 ); dai contributi delle USL per l’assistenza religiosa negli ospedali e nelle RSA  (euro 398.534,43) che servono interamente per pagare sacerdoti, diaconi e suore che svolgono questo servizio. 

Nelle cifre sopra esposte c’è da notare che è contenuto anche parte del contributo straordinario erogato dalla CEI alle diocesi, proveniente dall’otto per mille, per fare fronte alla emergenza Covid19.

8. Il patrimonio immobiliare

Il patrimonio immobiliare dell’ente arcidiocesi proviene in gran parte dalla devoluzione alla diocesi di alcuni immobili già appartenenti all’Opera Cardinale Maffi sciolta nel primo decennio del 2000 dall’Arcivescovo Plotti: si tratta in particolare della Casa della Carità a Pontasserchio, dell’immobile di via Garibaldi 33, in Pisa, in cui si trovano tre “case famiglia” e del palazzo Scorzi posto in Via Oberdan, 41 in Pisa. Si tratta di antichi palazzi che hanno richiesto spese ingenti per le manutenzioni ordinarie e straordinarie e che salvo una parte di palazzo Scorzi sono stati utilizzati, gratuitamente, per molti anni, soprattutto per attività caritative e sociali da parte di Cooperative sociali e da parte della Caritas diocesana, come per le docce e il Centro di Ascolto delle povertà poste in Pisa, in via delle Sette Volte.

Il resto del patrimonio, eccetto il palazzo arcivescovile, sede della Curia, con alcuni immobili adiacenti in via della Faggiola e in via San Tommaso in Pisa, che provengono dall’antico patrimonio della Mensa Arcivescovile, è frutto di donazioni come la Casa di Spiritualità della Rocca in Pietrasanta, la Scuola Materna posta in via Cisanello, 8 a Pisa e la Casa di Caprona che in parte è utilizzata dalla Parrocchia omonima e in parte da una “Casa Famiglia”. Cinque appartamenti, di cui quattro a Pisa e uno a Pontedera, donati per testamento alla diocesi, sono vincolati a servire come abitazione gratuita per sacerdoti.

Ci sono poi altri immobili, come quello del GPII a Calambrone, che è stato acquisito per attività pastorali, o come nel caso di Casa Betania a Cisanello, che fu costruita per dare ospitalità a parenti di ammalati degenti negli ospedali pisani.

Vista la dimensione di molti di questi immobili, e il loro uso a servizio di attività sociali, se il loro valore è assai alto, di fatto le rendite a loro connesse sono deludenti. Infatti se il loro valore al 31.12.2020 era complessivamente di 26.691.159,32 euro, gli affitti sono stati di euro 321.661,97. Contemporaneamente i costi della loro manutenzione sono ammontati a euro 52.878,40, mentre le tasse pagate sono ammontate in totale a 116.724,10 euro (IMU, Tari, Ires, Irap, etcc).

9. Crediti

Negli anni decorsi, per permettere alle parrocchie di affrontare spese gravose per il restauro urgente e improcrastinabile di chiese, campanili e canoniche, nonché dei locali per le attività pastorali, la diocesi si è trovata costretta ad anticipare somme di denaro che progressivamente sono diventate sempre più consistenti e che se in teoria avrebbero dovuto essere restituite, in realtà sono diventate in molti casi inesigibili. Non va dimenticato che alcuni interventi di restauro di importanti monumenti ecclesiastici, come la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno a Pisa, hanno gravato in gran parte sulle finanze diocesane, depauperandone la consistenza e rendendo sempre più precaria la liquidità diocesana che non ha mai avuto a disposizione grandi somme di denaro e tanto meno di consistenti investimenti finanziari.

Comunque nel 2020 si è registrata una inversione di tendenza assai evidente perché rispetto all’esercizio 2019 i crediti hanno subito un decremento di € 260.538,35, pur mantenendosi ad un livello estremamente alto per complessivi € 5.015.608,80. C’è da tenere presente che i crediti verso parrocchie ammontano al 50,83% del totale, il 30,47% verso altri enti legati alla diocesi, il 7,82% per pratiche in corso, il 4,15% per partite sospese, lo 0,86% per crediti tributari e il 5,85% per un importo di € 293.511,60 per il microcredito- prestito sociale operato dalla Caritas diocesana nei confronti di persone in difficoltà.

Nel corso del 2020 sono stati stralciati crediti verso parrocchie per un totale di € 258.625,60 perché chiaramente inesigibili.

E’ opportuno conoscere pure la sintesi degli anticipi dati alle parrocchie per cogliere come la diocesi sia concretamente al servizio delle comunità parrocchiali anche sul piano del sostegno economico: per il restauro di canoniche € 87.819,79; per il restauro di complessi parrocchiali € 792.052,46; per il restauro di chiese e campanili € 538.043,95; per la gestione di immobili parrocchiali € 457.394,10; per la gestione ordinaria di parrocchie € 48.027,36; per mancato introito della percentuale destinata  alla condivisione diocesana in occasione di vendite, eredità e legati € 207.787,67 per un totale di € 2.131.125,33.

10. Investimenti e liquidità

Il totale degli investimenti al 31.12.2020 ammonta  ad € 1.207.638,48, di cui il 59,49% sono titoli di Legati Pii e quindi non utilizzabili se non negli interessi annuali, mentre il 23,14% sono titoli legati ad un fondo per la carità di cui può essere utilizzato soltanto il reddito.

Le disponibilità immediate al 31.12.2020, considerando il saldo di cassa, dei conti correnti bancari e postali e i depositi di terzi affidati alla diocesi ammontavano a € 1.512.011,08.

11. Passività

I debiti sono stati suddivisi in base alla loro esigibilità, in debiti a breve (entro l’esercizio successivo) e a medio-lungo termine ( cioè oltre l’esercizio successivo ).

A medio-lungo : si tratta di debiti per gestione Legati Pii € 755.944,52; verso enti ecclesiastici diversi € 1.421.282,94; mutui passivi € 1.666.652,12; per depositi di parrocchie € 130.727,75 per un totale di € 3.974.607,33.

Debiti a breve: verso parrocchie per contributi CEI € 88.933,85; verso parrocchie € 277.712,58; verso enti diversi € 59.211,95; per pratiche in corso  € 399.518,60; verso fornitori € 253.219,60 per un totale di € 1.078.596,58.

Complessivamente il debito è di € 5.053.203,91

12. Gestione dei contributi 8%o

Come sopra evidenziato il contributo annuale che proviene dalla Conferenza Episcopale Italiana quale contributo  otto per mille, sia per il culto e la pastorale, sia per la carità, viene assegnato, erogato, rendicontato e pubblicato sia sul Bollettino diocesano che sul Sito della diocesi in maniera particolareggiata, secondo le modalità richieste dalla stessa CEI.

Per questo ci esimiamo di ripetere qui ciò che è già stato ampiamente pubblicizzato. Forse è opportuno ricordare in che modo queste somme vengono assegnate ogni anno. 

Su proposta dell’arcivescovo, sentito l’economo diocesano e secondo le necessità più impellenti che si presentano, l’importo che arriva per il culto e la pastorale, viene assegnato alle varie esigenze del culto e della pastorale, tenendo conto dei progetti pastorali che ogni anno vengono espressi dagli uffici diocesani per sostenere economicamente le proposte operative di catechesi, di azione pastorale e di sostegno alle necessità delle parrocchie anche per quanto riguarda la realizzazione di lavori strutturali necessari e più urgenti. La proposta viene discussa e approvata nel Consiglio Presbiterale, diventando quindi operativa per quanto riguarda l’otto per mille per il culto e la pastorale.

Per quello che riguarda la Carità, è la Caritas diocesana che fa al vescovo la proposta di assegnazione, sentito il parere del Servizio diocesano di promozione per l’otto per mille. Una volta approvata, la proposta diventa operativa.

E’ da ricordare che questi soldi, di cui è necessario dare rendiconto secondo regole ben precise, non possono essere spesi se non per le finalità previste dall’accordo tra lo Stato italiano e la Chiesa e quindi non possono essere usati al di fuori di queste ben precise finalità. Per questo la loro erogazione è sottoposta a regole che possono sembrare anche troppo rigide, ma che di fatto permettono di poter rendere conto in ogni momento del loro utilizzo anche in sede civile.

Nel 2020, in data 5 agosto, erano stati accreditati dalla CEI alla nostra diocesi € 780.375,46 per il culto e la pastorale e € 740.645,32 per l’esercizio della carità. La rendicontazione di questi soldi , come già detto, è pubblicata sul Bollettino ufficiale della Diocesi e sul sito internet.

13. Costi

Come già ricordato, i costi per le manutenzioni degli immobili sono ammontati a € 52.878,40; le spese generali – comprendenti cancelleria e stampati, assicurazioni varie, spese di pulizia, manutenzioni e canoni di assistenza, sopravvenienze passive, materiali di consumo, spese di culto etcc, sono ammontate complessivamente a € 358.857,01. I costi degli uffici e dei centri pastorali sono ammontati a € 113.229,39. Le utenze – energia elettrica, gas, acqua, telefono – hanno avuto il costo complessivo di € 131.325,97 con un decremento rispetto all’anno precedente di € 54.087,82.

I compensi professionali sono stati di € 109.700,11 con un decremento di € 37.776,25 dovuto al fatto che non ci sono state prestazioni straordinarie.

Le spese per il personale (escluso il personale delle cooperative che lavorano per la Caritas diocesana) sono ammontate complessivamente a € 759.514,14, di cui € 387.385,05 per il personale del Vicariato per la sanità come più sopra è stato evidenziato. (Si fa notare che a partire dall’esercizio 2020 sono stati accantonati i giorni di ferie ed ore di permessi non usufruiti al 31.12.)

Le spese per il personale delle cooperative che lavorano nei progetti Caritas sono ammontate a € 257.610,27. Oltre a questo costo legato agli specifici progetti sostenuti nell’anno, sono stati fatturati da Coop Il Simbolo ulteriori € 155.967,45 inseriti nella voce emergenza Covid19 in quanto l’effettivo impiego del personale è servito per fronteggiare l’emergenza pandemica, mancando la partecipazione di gran parte dei volontari prudentemente esonerati per motivi sanitari.

E’ pure da sottolineare che i costi per le attività istituzionali della Caritas sono ammontati a € 214.418,22, mentre i costi sostenuti per i progetti – escluse le utenze e il personale – sono stati di € 523.606,11.

14. Conclusioni

Dal bilancio al 31.12.2020 si rileva un avanzo complessivo di € 242.542,70 dovuto principalmente a maggiori contributi ricevuti sia dalla CEI per l’emergenza Covid19, che da altri Enti. Vi è stata inoltre una diminuzione dei costi, tra cui minori interessi passivi per la sospensione delle rate sui mutui ed oneri bancari. Per quanto riguarda il contributo straordinario della CEI per l’emergenza Covid19, si fa presente che tale contributo di € 781.103,38 è stato erogato alla diocesi il 29 aprile 2020 e sempre nel 2020 sono stati utilizzati € 586.664,34 per contributi alle parrocchie e alla Caritas diocesana per aiuti a quanti si sono trovati in difficoltà. La parte restante del contributo emergenza covid19 è stata erogata nel 2021.

La liquidità copre interamente i debiti di gestione; infatti rispetto all’esercizio precedente la cui liquidità copriva solo il 50%, emerge un netto miglioramento nella gestione delle risorse, degli investimenti e delle spese fisse.

Come già notato oltre il 50% dei crediti che la diocesi vanta si tratta di crediti verso le parrocchie, generati da lavori di restauro del patrimonio parrocchiale non sempre sostenibili dalle parrocchie stesse. Insieme ad una azione paziente e decisa di recupero occorre però che si sviluppi anche un maggiore coinvolgimento delle comunità parrocchiali stesse perché chiese, campanili e canoniche e gli ambienti per le attività pastorali siano oggetto di attenzione maggiore e di impegno comunitario.

E’ da sottolineare che ciò che ogni anno proviene dalla CEI come otto per mille è da considerarsi di natura straordinaria, perché soggetto al gettito fiscale che già da ora è da prevedersi inferiore del 30% a partire dal 2023/24. Ciò significa che la diocesi è chiamata urgentemente a rendersi sempre più autonoma nella gestione ordinaria, ottimizzando le risorse proprie.

Il costo del personale della diocesi, rispetto all’esercizio precedente, ha avuto un incremento di € 64.995,34 dovuto principalmente all’inserimento in bilancio delle ferie e permessi da liquidare che nell’esercizio precedente non erano stati conteggiati.

L’anno 2020 ha visto poi la costituzione attraverso la Caritas diocesana del “Fondo vivere” nella previsione che i problemi legati alla pandemia non si sarebbero risolti nel breve periodo. Ciò ha consentito di creare all’inizio del 2021 un fondo di € 950.000,00 utilizzando per circa € 450.000,00 quanto è stato messo a disposizione della Caritas diocesana con offerte a ciò dedicate e contando su € 500.000.00 messi a disposizione dalla “Fondazione Pisa”. Si è trattato di una iniziativa che ha riscosso grande attenzione nell’opinione pubblica e a livello sociale e che ci offre non poche garanzie di poter continuare ad aiutare in maniera significativa famiglie e piccole imprese. Davvero, come dice il proverbio, “non tutto il male viene per nuocere”, perché se la pandemia ha creato dolore, paura e morte, ha però pure sollecitato tante energie buone che si sono espresse in una generosità inedita, che può fare bene sperare per un futuro migliore.

L’augurio cordiale che formulo è che questi  Appunti per un bilancio sociale” della nostra diocesi facciano crescere l’attenzione per i bisogni materiali della nostra Chiesa e che stimolino l’impegno generoso e fiducioso a metterci tutti in gioco perché diventiamo tutti parte attiva dell’unica famiglia dei figli di Dio.

A tutti coloro che in diocesi lavorano negli uffici pastorali e si impegnano nel servizio dell’amministrazione vada il mio più vivo ringraziamento che estendo anche a tutti coloro che con la loro piccola o grande offerta sostengono il compito di evangelizzazione e di carità fraterna per chi soffre così come ci ha chiesto Gesù nel suo Vangelo.

Pisa, 9 settembre 2021

+ Giovanni Paolo Benotto

Arcivescovo