Cattedrale, 17 giugno 2021
Nei testi liturgici della festa di San Ranieri, più volte nelle antifone e nei salmi si fa riferimento alle lacrime e al pianto. Gli stessi antichi inni latini narrano in versi il pianto di Ranieri in occasione della sua conversione giovanile.
Vorrei prendere spunto da questa annotazione che ci viene offerta dai testi liturgici per sottolineare un aspetto che pensando a san Ranieri non sempre viene messo in luce in maniera adeguata.
Perché e che cosa sono queste lacrime? Sono il segno del suo pentimento per una vita che sembrava essere una vita nomale, una vita che tanti giovani del suo tempo facevano e che a un certo punto diventa tuttavia una vita da rivedere, da cambiare, da rendere più consona con quella chiamata interiore che risuonava nel cuore del giovane Ranieri.
Ranieri si pente della sua vita frivola; si considera un gran peccatore. Se andiamo a vedere, in realtà si trattava della vita tipica dei giovani del tempo, come potrebbe essere oggi la vita di tanti giovani che corrono alla superficie delle cose e che invece di entrare nella profondità del loro rapporto con Dio, con i fratelli, e prima ancora con sé stessi, in realtà galleggiano alla superficie delle cose.
Il primo sentimento che Ranieri esprime quando, richiamato a un impegno profondo di vita cristiana dall’eremita Alberto, si rende conto della sua distanza dal disegno d’amore di Dio, è quello che potremmo chiamare il “dono delle lacrime”. Cioè il riconoscimento della sua inadeguatezza nei confronti di Dio e il desiderio profondo di poter con tutta la sua esistenza corrispondere a ciò che il Signore gli faceva percepire nel profondo del cuore.
Quindi si tratta di lacrime di vita, lacrime di gioia, oltre che lacrime che venivano a lavare uno stile di vita che fino a quel momento era stato nella norma dei giovani bene della società del suo tempo.
Di qui una riflessione per noi. Tante volte il nostro cammino di vita cristiana rischia di essere un cammino alla superficie, cioè il cammino di chi pensa di poter fare quello che fanno tutti e che spesso giustifica certi stili di vita che progressivamente, senza nemmeno rendercene conto, allontanano dalla genuinità del vangelo e diventano superficialità, pressappochismo e banalità. Una banalità e una superficialità che non entusiasma nessuno, che non muove il cuore di chi vive in questo modo, e che tanto meno, riesce a muovere il cuore di chi osserva questo stile di vita. Ranieri attraverso queste lacrime scopre Dio in maniera nuova: lacrime di gioia e di rinnovamento di vita.
Un lavacro che rinnova nella consapevolezza di ciò che abbiamo ascoltato nella lettura breve dei vespri. Cioè la consapevolezza di un amore con cui Dio era venuto incontro a lui per primo che Ranieri scopre e che cambia la sua vita facendola diventare una vita ricca di amore, capace di accogliere la pienezza della misericordia di Dio e di testimoniare questa pienezza nei confronti del prossimo. Il tutto a immagine del Figlio di Dio incarnato, crocifisso e risorto.
Solo così si capisce il perché della Terra Santa, il perché del pellegrinare di Ranieri nei luoghi santi della vita di Gesù e del suo confrontarsi costantemente con quello che Gesù aveva vissuto nei tre anni di vita pubblica: il camminare sulla via del vangelo che portò Ranieri a ritornare a Pisa e ad essere per tutti i pisani di quel tempo punto di riferimento, come icona vivente, di Cristo Signore.
Vogliamo chiedere l’intercessione di San Ranieri perché quanti siamo stati chiamati dal Signore alla pienezza del suo amore e che abbiamo ricevuto una missine di amore da realizzare, possiamo corrispondervi in pieno, vivendo non alla superficie delle cose, bensì andando in profondità nel mistero di Gesù, lasciandoci guidare e trasportare da lui sulla via del servizio ai fratelli. Un amore che sia veramente tale è sempre risposta al Signore, ed è sempre una risposta che passa attraverso il servizio di amore ai fratelli.
Che San Ranieri ci aiuti in questo impegno, in questa scoperta sempre più bella e progressiva dell’amore di Dio per essere non soltanto personalmente, ma anche comunitariamente, come Chiesa, a servizio dell’amore del mondo.
(da registrazione)
