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Omelia dell’Ordinazione Diaconale 

di Fabrizio Crucitti OMV

Chiesa di S. Jacopo alle Piagge – 26 giugno 2021

Carissimo Fabrizio, è con gioia, commozione, e insieme con grande trepidazione che mi appresto alla tua ordinazione diaconale: la gioia di mettere a disposizione della tua Congregazione e della Chiesa l’offerta del tuo servizio ministeriale ad immagine di Cristo Servo del Padre e di noi suoi fratelli; la commozione di compiere il gesto semplice quanto pieno di mistero della imposizioni delle mie mani sul tuo capo per consacrarti al servizio della carità; e insieme la trepidazione nel sentire quanto siamo piccoli e inadeguati di fronte al compiersi di un disegno d’amore che ci trascende e ci supera infinitamente, e che comunque ci abbraccia e ci possiede, perché ciò che stiamo celebrando è opera dello Spirito Santo che va ben oltre ciò che noi possiamo comprendere o anche solo immaginare.

Poveri e ricchi insieme. E’ la condizione del cristiano, e a maggior ragione del ministro sacro. Tutti abbiamo ricevuto un immenso tesoro di grazia che è affidato paradossalmente alla nostra fragilità, perché non ci gloriamo mai, quasi fosse possesso o realizzazione nostra, di ciò che è essenzialmente gratuità d’amore che viene dal Signore. Eppure dobbiamo essere consapevoli che siamo stati chiamati alla grande responsabilità di custodire i doni di Dio, non per nasconderli o tenerli solo per noi stessi, bensì per condividerli e metterli a disposizione di tutti, soprattutto di chi ne ha più bisogno.

Per questo l’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto ricordava loro che “come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa”. 

Caro Fabrizio, questa sera, queste parole sentile rivolte a te stesso: hai avuto modo di conoscere il mistero dell’amore di Dio; ne hai sperimentato la straordinaria capacità di trasformare la tua vita e la tua esistenza; hai avuto la disponibilità a fidarti, nella fede, del Signore che ti chiamava a seguirlo; ti sei consacrato a Lui nella vita religiosa; hai accolto Lui, il Signore, come tuo unico tesoro e tuo unico amore, professando i voti religiosi; ti sei lasciato penetrare dalla sua parola di salvezza; hai toccato con mano che cosa significa condividere con i fratelli la gioia dell’amicizia con Dio: ora sei chiamato davvero a “largheggiare” come dice San Paolo, nel metterti al servizio di tutti, imitando Gesù che “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”.

Può un povero arricchire altri poveri? Si tratta di un paradosso che sfida la cultura del nostro tempo. Un povero insieme ad altri poveri, apparentemente, non potrà mai pensare di creare ricchezza. Eppure, è proprio vero il contrario: l’autentica povertà di spirito, quella di chi si fida della potenza di Dio e si affida alla sua grazia, è sempre creatrice di pienezza di vita e di gioia profonda, ed è sempre capace di trasformare il mondo, perché ciò che cambia la vita delle persone e della società, è la trasformazione dei cuori che da cuori di pietra la grazia di Dio sa sempre trasformarli in cuori traboccanti di calore umano e divino. Perché tutto ciò si realizzi in te, c’è bisogno che tu sia sempre consapevole che il diaconato ti trasforma in un “servitore” a tempo pieno, non solo in attesa dell’ordine del presbiterato, bensì come base indispensabile per un ministero ricco di ardore apostolico che abbracci e dia senso a tutta la tua esistenza.

Un primo servizio, come ci ha suggerito la prima lettura, non può che svolgersi all’interno della “Dimora”. Nell’Antico Testamento, la Dimora era la “tenda del Convegno”, il luogo dell’incontro con Dio e lo spazio sacro dove, nel mistero, i ministri del culto custodivano i segni della presenza dell’Altissimo in mezzo al suo popolo. Una tenda che nel percorso dell’Esodo veniva spostata ad ogni tappa del cammino e che mostrava visibilmente come Dio fosse sempre presente in mezzo al suo popolo e nello stesso tempo, come non si legasse a nessun luogo, fino a giungere su quel monte che ricordava il sacrificio di Abramo e che già prefigurava il sacrificio dell’Agnello, Cristo Gesù, che fuori delle mura di Gerusalemme avrebbe offerto la vita per la salvezza del mondo.

Il tuo servizio diaconale sarà dunque, prima di tutto, servizio a Dio stesso nella sua dimora, nella sua tenda, attraverso la tua preghiera. Non si tratterà certamente di custodire degli “arredi”, come era per i leviti dell’Antica Alleanza, bensì di rendere abitata dalla preghiera la casa di Dio fra gli uomini. Un diacono, infatti assume l’impegno di pregare con la Liturgia delle Ore a nome della Chiesa, per la Chiesa e per il mondo, perché la lode del Signore possa risuonare sempre nell’assemblea dei fratelli. Non sarà però sufficiente che tu preghi a nome di tutti e per tutti, bensì sarà fondamentale che proprio attraverso la tua preghiera intensa e perseverante, tu ne sia talmente posseduto da diventarne “maestro”, lasciandoti guidare da quel Maestro interiore che è lo Spirito Santo. Infatti si diventa capaci di insegnare a pregare solo se ciascuno, in prima persona, si lascia guidare dallo Spirito di Dio e se ne fa eco fedele presso i fratelli.

Il testo del Vangelo di Luca che è stato proclamato ci offre altre coordinate che se sono importanti per ogni discepolo del Vangelo, lo sono ancora di più per chi si consacra al servizio della Parola di Dio come lo è un diacono. Gesù designa e invia i settantadue discepoli “a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Gesù è pienamente consapevole che “la messe è molta, e che gli operai sono pochi”. Non si tratta certo di mettere in piedi una organizzazione di marketing che brilli per efficienza e che produca abbondanza di risultati. Gesù chiede altro. Chiede che il suo discepolo si affidi totalmente alla grazia che viene dall’alto, perché la salvezza non è una conquista dell’uomo, bensì è dono d’amore da parte di Dio. Un dono da invocare nella preghiera; da custodire nell’amore; da proporre con la certezza che esso stesso ha in sé la capacità di far germogliare risposte di fede nel cuore degli ascoltatori e dei destinatari del nostro servizio ministeriale.

Ecco perché siamo chiamati ad andare “come agnelli in mezzo a lupi” senza affannarci per  avere particolari dotazioni materiali, tanto che Gesù ci dice: “non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada”. Per non essere intralciati nella missione che abbiamo ricevuto di annunciare il regno di Dio, l’equipaggiamento deve essere ridotto all’essenziale, senza indugiare a fermarci “lungo la strada” in convenevoli o distrazioni che rischino di farci perdere di vista la meta alla quale siamo diretti. Ciò non significa che non dobbiamo coltivare la relazione e la disponibilità fraterna nei confronti di chi incontriamo sul nostro cammino; anzi, una ricca umanità è sempre preludio indispensabile perché il cuore delle persone si apra alla proposta evangelica; ciò che ci viene chiesto è che la gente non si fermi a noi, bensì tenda con sempre maggiore entusiasmo verso Gesù, l’unico salvatore di tutti.

Caro Fabrizio, la prospettiva che ti si offre è alta quanto è alta la santità di Dio, ma nello stesso tempo, questa straordinaria altezza si è abbassata fino a noi e si è fatta carne della nostra carne e sangue del nostro sangue nel mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio. L’augurio della pace che è risuonato nel testo evangelico  diventi il tuo programma di vita diaconale; si traduca nella familiarità del servizio gratuito per tutti, soprattutto per chi soffre nel corpo e nello spirito, e si esprima chiaramente nella condivisione fraterna intorno alla mensa dell’Eucaristia. In te e grazie a te, nella semplicità generosa della tua disponibilità al Signore e alla Chiesa, si compirà per chi avvicinerai nel tuo ministero, quanto Gesù affida come compito e missione ai settantadue discepoli: “Si è avvicinato a voi il regno di Dio”.

Il Signore ti ricolmi delle sue benedizioni e la Vergine Madre Maria di accompagni maternamente con la sua protezione. Amen.