Cattedrale 2 aprile 2021
C’è una annotazione nel racconto della passione di Gesù secondo Giovanni che indica il perché di questa narrazione: Giovanni è il testimone che ha visto tutte queste cose e ce le riferisce perché anche noi crediamo.
Una serie di particolari che vengono sottolineati, ci permettono di cogliere i diversi momenti in cui si è svolta questa storia di sofferenza, di violenza e di cattiveria, ma anche di donazione d’amore. Sofferenza del Cristo, sofferenza di chi con lui aveva camminato sulle vie della Palestina, sofferenza di sua Madre; violenza da parte di coloro che volevano toglierlo di mezzo chiedendo semplicemente che fosse crocifisso senza alcuna possibilità di ripensamenti. Mancanza di verità: abbiamo sentito Pilato che chiede a Gesù: ma che cosa è la verità? E ancora gli atteggiamenti dei sommi sacerdoti, di coloro che volevano sbarazzarsi di una presenza così complicata e così inquietante.
Dall’altra parte la disponibilità, la dolcezza, la totale donazione che Gesù manifesta nel suo mettersi a disposizione di quanto già le Scritture avevano annunciato. Anche questo è un particolare che dobbiamo cogliere: l’evangelista Giovanni sottolinea che tutto ciò che era accaduto non era accaduto per caso.
C’è un disegno, ed è un disegno di salvezza; non è un disegno di violenza. C’è un disegno di amore che non solo il Padre, ma Cristo Signore ha scelto di compiere per la salvezza di tutti gli uomini. C’è un dono di amore che viene a colmare tutte le ferite e gli abissi scavati dal peccato dell’umanità attraverso i secoli e i millenni. C’è un dono di amore che vuole raggiungere tutti.
Giovanni mette in evidenza la relazione fra ciò che avviene nella vicenda della passione e morte di Gesù e le antiche Scritture di Israele che avevano preparato la venuta del Figlio di Dio su questa terra. Abbiamo ascoltato infatti come prima lettura il testo del profeta Isaia (52,13-53,12), uno dei cosiddetti canti del Servo del Signore, e abbiamo sentito la descrizione che anticipa tutto ciò che nella passione si è realizzato.
Isaia infatti presenta un uomo sfigurato dalla violenza e dalla cattiveria; un uomo che non ha né apparenza né bellezza per attirare gli sguardi perché disprezzato e reietto dagli uomini. Viene chiamato dal profeta Isaia “uomo dei dolori che ben conosce il patire”. Uomo dei dolori, cioè uomo che ha preso su di sé tutti i dolori del mondo perché “si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori”. E proprio nel momento in cui è stato visto “castigato, percosso da Dio e umiliato”, in realtà prendendo su di sé i dolori, le angosce, i peccati del mondo, riscatta e rinnova tutto e tutti. “Trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità”, però “per le sue piaghe siamo stati guariti”. E ciò che sembrava distruzione, perdita di ogni dignità, violenza e cattiveria è ciò che permette a un gregge sperduto, disperso, di radunarsi e di ritornare nell’unità.
Credo che dobbiamo riflettere su queste immagini che ci vengono dalla Scrittura per riconoscere nel Signore Gesù colui che ha preso si di sé il peccato di tutti. Questo ci deve portare a un atteggiamento di riconoscenza, di gratitudine, ma anche a un impegno sempre più profondo di conversione. Se lui, Gesù, ha preso su di sé i miei peccati, non posso continuare a camminare come se niente fosse avvenuto. Se il Signore Gesù ha preso su di sé il male del mondo, devo essere sicuro che il male non vince il bene, ma viceversa che il bene vince il male.
Tutto ciò si è compiuto nel grande mistero della risurrezione del Signore che garantisce la sua morte come dono di amore che ha riconciliato il mondo con Dio, ha vinto il peccato e la morte e ha aperto una strada nuova di vita, per l’intera umanità. E’ in questa prospettiva che anche i piccoli gesti diventano importanti.
Nel racconto della Passione, analizzando i personaggi che vengono ricordati troviamo quelli che tradiscono e che abbandonano Gesù, ma troviamo anche quelli che rimangono fedeli fino in fondo. Troviamo chi si mette in un atteggiamento di rifiuto nei confronti del Signore, ma anche chi accoglie il suo dono d’amore.
E fra i tanti, non si può dimenticare Maria ai piedi della croce. Non possiamo pensare Gesù che muore per noi senza pensare alla Madre sua che diventa madre di tutti. Non possiamo non pensare a Giovanni che accoglie la responsabilità di prendere con sé come tesoro prezioso, in casa sua, Maria Madre di Gesù e Madre nostra.
Ma vorremmo ricordare anche gli altri personaggi che al termine del racconto della Passione compaiono sulla scena. Giovanni ricorda Giuseppe di Arimatea; una figura assai vicina a tante persone che sì, si interessano di Gesù, vorrebbero incontrarlo, lo incontrano pure, ma stanno un po’ sulla soglia. Basterebbe che sentissero il calore di un’esperienza bella di incontro con Dio per poter fare quel passo che permetterebbe loro di entrare nella casa comune, nella famiglia dei figli di Dio.
Vorrei ricordare anche Nicodemo che porta i profumi per il seppellimento di Gesù. Forse a molti non è noto che qui nella nostra cattedrale, nell’altare di angolo della navata centrale, con il transetto di San Ranieri, sono contenuti i resti mortali di Nicodemo. Tradizione, leggenda. Certo è che dai primi secoli questi resti sono venerati e certo è che sono arrivati qui a Pisa. Vorrei che anche questo fosse un “segno” che sentissimo nostro. Nicodemo ci ricorda che anche attraverso piccoli gesti compiuti verso chi ha bisogno e soffre, si può partecipare alla azione redentrice del Signore Gesù.
Si tratta della via della carità; la strada delle relazioni, del servizio ai fratelli. In questo venerdì santo non possiamo non pensare alla terra di Gesù e ai bisogni di tante persone che vivono costantemente la passione di Gesù nel nostro tempo, non solo nella Terra Santa, ma in tanti altri paesi del mondo. Non possiamo non pensare alle persone che soffrono per la pandemia e a chi tocca con mano la propria fragilità e la fragilità delle persone care.
Tutto questo vogliamo che entri nella nostra preghiera perché la Preghiera Universale tipica del Venerdì Santo desidera portare davanti al Cristo crocifisso che dona la vita per tutti, il mondo intero. Anche noi vogliamo presentare al Padre celeste tutto ciò che è nel mondo perché tutto venga redento, salvato, trasformato dalla morte redentrice di Cristo e dal suo dono di amore.
(da registrazione)
