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Omelia  della Veglia  Pasquale

Cattedrale 3 aprile 2021

La celebrazione della Veglia Pasquale è per il cristiano la riproposta del suo intero cammino di fede ed è la riproposta celebrativa del suo cammino di vita. Abbiamo ascoltato la parola di Dio, che ha avuto il suo culmine nell’annuncio della risurrezione  di Cristo che dà fondamento a tutta la nostra fede; si svolgerà poi la liturgia battesimale con la benedizione dell’acqua e il rinnovo delle promesse battesimali, e infine si avrà poi l’Eucaristia. 

La vita del cristiano parte dall’ascolto. Può sembrare lungo ascoltare tutte le letture che sono state proclamate, ma se ci si pensa bene, queste ci hanno permesso di ripercorrere l’intera storia della salvezza, dal momento in cui Dio crea tutte le cose, passando poi attraverso la chiamata di Abramo, la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto e il passaggio del Mar Rosso, si hanno segni importantissimi che ci fanno comprendere il passaggio che anche noi abbiamo fatto attraverso l’acqua del battesimo per essere non solo creature di Dio, bensì per diventare figli di Dio. 

Abbiamo poi ascoltato ciò che i profeti avevano annunciato e che si realizza in Cristo Gesù: il dono di un cuore nuovo, di uno spirito nuovo, di quella vita nuova che tutti desideriamo e che si realizza in Cristo. Abbiamo ascoltato l’annuncio di un’alleanza eterna fra Dio e noi, fra noi e Dio, che si è realizzata attraverso l’offerta di Cristo sulla croce e che si perpetua attraverso l’Eucaristia che celebriamo come memoriale del Signore crocifisso e risorto. Abbiamo sentito l’annuncio di una aspersione con acqua pura,  come ci ha detto il profeta Ezechiele, che corrisponde all’acqua del battesimo che ci ha purificati dal peccato ed ha rinnovato il nostro essere così da diventare una cosa sola in Cristo. Infine l’Apostolo Paolo ai Romani ha ricordato che con il battesimo siamo diventati una cosa sola con Cristo. Infatti, battezzati in Cristo Gesù, partecipiamo misticamente alla sua morte e alla sua risurrezione cioè partecipiamo a quella vita nuova che lui ha conquistato per tutti. 

Da qui l’impegno ad essere intimamente uniti a lui perché il nostro uomo vecchio, ci ha detto l’Apostolo, è stato crocifisso con Cristo. Non siamo più schiavi del peccato, ma siamo partecipi della libertà dei figli di Dio che ci permette di realizzare quell’unica famiglia dei figli di Dio che è la Chiesa, una casa senza frontiere e senza ostacoli, perché possa riunire in Cristo Gesù tutti gli uomini e le donne del mondo. 

Il centro di tutto questo è ciò che l’evangelista Marco ci ha detto nei pochi  versetti del Vangelo che è stato proclamato. Non ci viene raccontata la risurrezione di Gesù, ci viene detto che  quelle donne che nel giorno dopo il sabato erano andate per compiere gli ultimi atti di venerazione verso il corpo del Signore trovano la tomba vuota. Vedono un giovane vestito di bianco; hanno paura, non riescono a capire che cosa sia successo. Ed ecco l’invito: non abbiate paura, non abbiate timore, voi state cercando qualcuno: Gesù il Nazareno, il crocifisso. Ma non è qui, è risorto. Questo annuncio portatelo a tutti. Andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro in particolare che il Signore li precede in Galilea. Là lo troverete. 

In questo testo la Galilea  non è soltanto una realtà geografica, è la designazione di un mondo che è grande quanto tutto l’universo che ha bisogno di ricevere l’annuncio vivificante della vittoria di Cristo sulla morte, della vittoria del Signore sul peccato. 

E’ qui il centro. La nostra fede si basa proprio su questa tomba vuota e sull’esperienza di una vita nuova che il Signore Gesù ha inaugurato non solo per sé ma per tutti noi. Ecco qui il messaggio della Pasqua. 

Tutti noi possiamo vivere quotidianamente la nostra vita di risorti in Cristo, facendo costantemente memoria del nostro battesimo. La Chiesa maternamente, con grande sapienza, ci fa fare questo percorso ogni anno nella Veglia Pasquale come per dire di nuovo a noi cristiani: attenti, l’acqua del battesimo fa presto a bagnare, ma fa presto anche ad asciugarsi. Il rischio è che non soltanto si asciughi l’acqua, ma si perda il senso di questo “bagno”sacro; il rischio è che si abbassi talmente il livello della nostra adesione a Cristo da diventare soltanto segno di un’appartenenza sociologica più che di un’appartenenza di fede. 

C’è bisogno di rinnovarla questa nostra fede. E’ vero, lo facciamo ogni domenica quando proclamiamo il credo, ma in questa notte la Chiesa ci invita a farlo rinnovando in maniera ancora più esplicita le promesse del nostro battesimo. Nel giorno del nostro battesimo altri hanno fatto la loro professione di fede come garanzia per la nostra educazione nella fede: il nostro babbo, la nostra mamma, il nostro padrino, la nostra madrina, la comunità cristiana. Questa professione di fede l’abbiamo rinnovata nel sacramento della Cresima, ma non basta;  c’è bisogno di ripeterla costantemente. 

Ecco, in questa notte, fra poco, faremo la rinnovazione delle nostre promesse battesimali. Facciamola col cuore; diciamo al Signore: sì anch’io ho forse qualche problema a volte di fede; a volte dei dubbi possono arrivare a tutti, ma non dobbiamo aver paura dei dubbi, dobbiamo aver paura di non dare risposta ai nostri interrogativi; dobbiamo aver paura di non prendere sul serio la necessità di approfondire la nostra fede. Dobbiamo aver paura di vivere alla superficie un’esperienza che se non va in profondità, non riesce ad attingere in pienezza nelle profondità del mistero di Cristo, dal suo cuore, dal suo amore, dalla sua pienezza di vita, che deve diventare il nostro cuore, il nostro amore, la nostra esperienza di vita. 

Accogliamo anche noi l’invito che le donne hanno ricevuto dall’angelo: andate, dite a tutti l’esperienza che avete fatto! Credo che ci sia davvero bisogno di ridirci questa esperienza a cominciare da casa nostra, nell’intimità della nostra famiglia. Sarebbe tanto bello e importante per la trasmissione della fede ai più giovani, che ci confrontassimo sulla nostra fede, che ci dicessimo gli uni con gli altri perché crediamo; che portassimo la nostra esperienza, non per costringere qualcuno, ma per aiutare tutti a fare lo stesso camino di fede che noi abbiamo fatto. Proprio perché il Signore Gesù, il Vivente, possa essere tutto in tutti: in noi, nella nostra famiglia, nella nostra società, nel nostro mondo. 

Ne abbiamo bisogno tutti, soprattutto nei momenti di difficoltà come stiamo vivendo ormai da più di un anno. C’è bisogno di ridirci la nostra fede per attingere nuovamente alla speranza che viene dal Signore. Ne abbiamo bisogno, ne hanno bisogno tutti. Non lasciamoci cogliere dalla fatica del vivere, ma nella gioia dell’alleluia che abbiamo appena cantato, sappiamo indicare a tutti, anche attraverso la nostra testimonianza, la nostra vita, che il Signore vince sempre, che cioè il male è sempre vinto dal bene, e anche se non appare, che la vita vince sempre sopra la morte. Sia questa la nostra certezza, e l’augurio di Pasqua che ci scambiamo reciprocamente stanotte.

(da registrazione)