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Omelia  della Messa del Crisma 

Cattedrale  Giovedì Santo – 1 aprile 2021

Carissimi sacerdoti e diaconi permanenti, finalmente, dopo molto tempo ci troviamo tutti insieme, anche se a distanza di sicurezza, con una rappresentanza di religiose e di fedeli laici, per celebrare la Messa del Crisma nel giorno che la Liturgia della Chiesa dedica alla benedizione degli Oli Santi, nella memoria dell’istituzione del sacerdozio ministeriale da parte di Cristo Signore.

 Siamo ancora pesantemente condizionati dalle restrizioni dettate dalla pandemia, ma almeno, abbiamo la possibilità di vederci di persona e di manifestarci gli uni gli altri la gioia della nostra appartenenza ecclesiale e per noi presbiteri, la gioiosa esperienza di essere parte dell’unico presbiterio della Chiesa pisana. 

Non sono mancate occasioni per vederci e sentirci sia pure in videoconferenza anche se non abbiamo ancora la possibilità di stringerci la mano e di abbracciarci fisicamente; ci sono ancora tanti nostri fratelli e sorelle, compresi tre preti e un diacono, che hanno pesantemente sofferto e soffrono ancora a causa del covid19, ma già l’essere qui insieme, questa mattina, è motivo di fiducia e di speranza per il futuro e pegno di quella azione di misericordia da parte del Signore che proprio nella benedizione degli Oli Santi ha il segno espressivo di una efficacia di grazia che non viene e non verrà mai meno.

Vorrei dedicare questa mia riflessione proprio al tema della consacrazione mediante l’unzione, che la liturgia di questa mattina evoca più volte, sia nelle letture bibliche, sia nelle preghiere che ci accompagneranno, sia nei gesti liturgici che compiremo insieme, a partire da un gesto che all’inizio della preghiera di benedizione degli Oli verrà compiuto da alcune persone: l’infusione dell’olio nelle tre anfore per l’Olio dei Catecumeni, degli Infermi e del Crisma. 

L’olio che verrà infuso nelle anfore per essere benedetto e consacrato proviene dalla coltivazione degli olivi della Casa “Misericordia Tua” di Calci, quella struttura che a ricordo dell’Anno della Misericordia abbiamo approntato per il reinserimento sociale di detenuti a fine pena. Gli olivi sono stati recuperati dagli abitanti della Casa “Misericordia Tua” da quello che per il suo abbandono non era più un oliveto, ma era diventato una selva; così pure le olive sono state da loro raccolte e dopo la frangitura sono diventate olio fluente, a dire che niente deve essere considerato irrecuperabile, bensì tutto ciò che ci è stato messo a disposizione, se usato secondo la legge d’amore di Dio e accolto come possibilità di riscatto, è sempre strumento di riconciliazione e di pace.

In qualche modo, il segno dell’olio di “Misericordia Tua”, può e deve incoraggiarci a non perderci di speranza nella grande fatica che stiamo vivendo a causa della pandemia, ricordandoci che “ancora oggi, Cristo, come buon samaritano si fa prossimo ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza”, per cui” anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del Cristo crocifisso e risorto”, come proclama il Prefazio Comune VIII.

Ma veniamo al tema della consacrazione che attraversa quasi tutti i testi di questa liturgia a partire dalla Colletta: “O Padre, che hai consacrato il tuo unigenito Figlio con l’unzione dello Spirito Santo, e lo hai costituito Messia e Signore, concedi a noi, resi partecipi della sua consacrazione, di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza”. Questa preghiera fa chiaramente eco al testo di Isaia: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione”, con un “olio di letizia, invece dell’abito da lutto”; una unzione che rende “sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio, stirpe benedetta dal Signore”; ed ancora fa eco al vangelo di Luca che riprende a sua volta Isaia, quando nella sinagoga di Nazareth è Gesù stesso ad applicare a sé l’antica profezia: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

L’immagine viva di questa consacrazione viene delineata pure dal salmo 88(89): è Dio stesso che proclama: “Ho trovato Davide mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato”con una consacrazione che permette a Davide di rivolgersi a Dio invocandolo: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”.

La preghiera consacratoria del Crisma è poi quanto mai esplicita, quando dopo aver ricordato il valore prefigurativo dei segni tipici dell’Antica Alleanza, li afferma compiuti in Cristo nel quale “dimora tutta la compiacenza” del Padre che “su di lui, a preferenza di tutti gli altri uomini, ha effuso l’olio di esultanza”. E’ dunque in Cristo e per Cristo che l’olio, dono della provvidenza divina, viene “impregnato” della forza dello Spirito e quindi reso capace di “consacrare i sacerdoti, i re, i profeti e i martiri”.  Non si tratta solo di una unzione esteriore; questa unzione infatti è capace di “penetrare”, “santificare” e “consacrare” l’uomo perché sia “tempio della gloria di Dio e spanda il profumo di una vita santa”, rivestito di quella grande dignità per cui ciascuno è re, sacerdote e profeta.

Queste affermazioni ritornano anche nel Prefazio: su ciò che il Padre ha voluto per Cristo suo Figlio si modella anche ciò che è proprio del cristiano: “Con l’unzione dello Spirito Santo, il Padre ha costituito il suo Figlio unigenito mediatore della nuova ed eterna alleanza e ha voluto che il suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa”.  Un sacerdozio regale che è per tutto il popolo dei redenti. Un dato questo che non va mai dimenticato. 

La consacrazione di cui parliamo è infatti, prima di tutto, propria di ogni credente rinato dall’acqua e dallo Spirito, anche se poi il Cristo, “nel suo amore per i fratelli, sceglie alcuni che, mediante l’imposizione delle mani, rende partecipi del suo ministero di salvezza, perché rinnovino nel suo nome il sacrificio redentore e preparino per i figli di Dio il convito pasquale”. Un ministero che viene ulteriormente specificato, mostrando quale sia l’identità dei ministri del Vangelo: “Servi premurosi del tuo popolo, che lo nutrano con la Parola e lo santifichino con i sacramenti; e donando la vita per te e per la salvezza dei fratelli, si conformino all’immagine di Cristo, e ti rendano sempre testimonianza di fede e di amore”.

Come possiamo ben capire, parlare di consacrazione, non significa quindi parlare solo di noi preti, bensì primariamente di tutto il popolo santo di Dio. Una consacrazione che si è realizzata per tutti i cristiani nel battesimo, che è stata confermata dalla grazia dello Spirito nella Cresima, che viene alimentata costantemente dall’Eucaristia di cui siamo chiamati a cibarci quale pane di vita; che viene sostenuta e testimoniata dalla missione di ciascun cristiano nel mondo, consacrato dallo Spirito di Dio e cioè: “portare il lieto annuncio ai poveri, proclamare la liberazione ai prigionieri e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi, proclamare l’anno di grazia del Signore”; un insieme di compiti e di responsabilità che uniscono in maniera indissolubile “promozione umana” e “azione di salvezza” in un rimando reciproco senza soluzione di continuità. 

Sappiamo bene che non ci può essere salvezza autentica se tutto l’uomo non è investito dalla grazia di Dio in tutte le sue espressioni vitali. Mente, cuore, sensibilità, spirito e anima, vita di relazione, lavoro, affetti, studio e cultura, in una parola, tutto ciò che è proprio della persona umana è stato redento dall’amore di Dio nel sacrificio di Cristo che si è consacrato al Padre, cioè si è donato, offerto al Padre per amore suo e dei fratelli. In questo modo ha dato nuovo senso e significato alla gioia e al dolore, all’amore e alla sofferenza, alle cose di questo mondo e alle cose del cielo, quale risposta alla donazione d’amore del Padre nei confronti del Figlio unigenito e in Cristo, nei confronti di tutti gli uomini fratelli.

In altre parole, il dono e l’effusione dello Spirito, la vera  e piena consacrazione da parte del Padre celeste nei confronti del Figlio incarnato, a cui il Cristo risponde donando e offrendo se stesso per noi, è il paradigma e il modello per la nostra partecipazione a questa duplice consacrazione, quella di Dio nei nostri confronti e la nostra nei confronti di Dio. 

Un dono d’amore, lo sappiamo tutti, se non viene accolto e fatto proprio, è sempre un tesoro prezioso che resta però inutilizzato; solo la sua accoglienza permette a questo dono di diventare nostro e soprattutto di dare contenuto alla nostra risposta d’amore a Dio e ai fratelli, e a Dio attraverso i fratelli.

A questo proposito non possiamo dimenticare le parole che Gesù pronuncia nella così detta preghiera sacerdotale riportataci da Giovanni: “Padre, non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”(Gv 17,15-19).

E’ la preghiera che anche noi vogliamo fare nostra per noi e per il popolo di Dio che ci è stato affidato. Siamo stati unti e consacrati dallo Spirito di Dio; questa consacrazione è frutto della donazione d’amore di Cristo al Padre per noi; il dono che ci è stato dato è irrevocabile. 

Anche noi abbiamo detto il nostro “sì” come cristiani ed ancora, come preti, come diaconi, come religiosi e religiose: chiediamo al Signore la grazia di essere capaci di rinnovare la nostra donazione d’amore, la nostra offerta, la nostra consacrazione nella Parola di verità; nella verità della vita di tutti i giorni, nelle sfide che il tempo che stiamo vivendo ci pone davanti. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” afferma l’apostolo Paolo (Fil 4,13), perché “nulla è impossibile a Dio”(Lc 1,38). 

E’ con questa garanzia che dobbiamo alimentare la nostra disponibilità e possiamo guardare con fiducia al futuro nonostante i tanti problemi che stiamo vivendo. Il “sì, lo voglio” con il quale risponderemo tra poco alle domande che vi porrò, non ci costi e non ci sgomenti: tutto possiamo nel Signore; in Lui e grazie a Lui rinnoviamo il nostro dono d’amore e sicuramente sarà Lui, con la sua forza, con la grazia dello Spirito Santo, a condurci sulle vie ardue, ma pacificanti del Vangelo, non da soli, non da scalatori solitari, bensì in cordata, sempre legati nella libertà dell’amore e nel vincolo della carità che ci unisce inscindibilmente gli uni agli altri. 

La Vergine Madre  Maria ci accompagni e ci sostenga con la sua materna intercessione.