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Omelia della Domenica delle Palme

Cattedrale, 28 marzo 2021

Il testo della Passione che abbiamo ora ascoltato dall’evangelista Marco è quello che ci riporta più sinteticamente agli eventi degli ultimi giorni di Gesù in Gerusalemme, mostrandoci una serie di elementi che credo valga la pena meditare con molta attenzione. 

La riflessione che desidero offrirvi parte dalla affermazione che il centurione romano fa “vedendo Gesù spirare in quel modo”. Dice il testo: “veramente costui era Figlio di Dio”. 

Come è possibile affermare che questo Uomo percosso, umiliato, sputacchiato, era Figlio di Dio? Perché questa professione di fede che arriva da un pagano in questo momento così tremendo e terribile di violenza, di cattiveria, di falsità, di morte? Eppure proprio chi aveva tutti gli argomenti per riconoscere in Gesù il Messia, fino all’ultimo, lo provoca sbeffeggiandolo: “se sei davvero il Messia, se sei il Cristo, scendi dalla croce e ti crederemo”.  Perché coloro che pur sapendo non credono e chi non credeva riconosce? Si tratta di una domanda da farci perché interpella anche noi, nel nostro tempo. Perché a volte persone che hanno tutti gli elementi per poter dare la propria adesione di fede si tirano indietro e invece chi appare estraneo, semplice, umile, o appartenente ad un’altra cultura aderisce alla fede? 

E’ ovvio che dietro a tutto questo c’è sempre l’azione di Dio. E’ lui che dona la fede; è lui che illumina; è lui che suscita nel cuore delle persone la capacità di rispondere al suo appello. Ma è anche vero che poi ciascuno rimane nella sua capacità di risposta; ciascuno deve mettere in gioco la sua volontà e il suo impegno per dire il proprio sì. 

A me sembra che il centurione romano abbia potuto fare la sua professione di fede, vedendo, o meglio, riconoscendo qualcosa a cui nessuno era abituato. Come è possibile che un Dio finisca a quella maniera? Come è possibile che colui che è il Signore di tutto si nasconda, pur subendo violenza, senza intervenire, senza una parola? La Scrittura afferma a proposito del Servo sofferente di Dio che fu condotto al macello come un agnello al sacrificio senza lamentarsi di nulla. 

Credo che la chiave per comprendere tutto questo sia il fatto che il nostro Dio è il Dio dell’amore; è il Dio che vince il male col bene. Non è il Dio della potenza e dei fulmini, è il Dio dell’amore e dell’attenzione; il Dio che non ha voluto stare sopra a tutti dominandoci con la sua potenza, ma ha voluto entrare nella nostra condizione umana, assumendo la nostra natura umana, per condividere totalmente con noi le nostre ansie, i nostri problemi, le nostre fatiche, i nostri dolori, la nostra morte. Ha voluto condividere. 

Probabilmente quel centurione è rimasto davvero sconvolto perché ha visto che cosa vuol dire una condivisione di amore. 

Nel nostro tempo, nel nostro mondo, solo attraverso il recupero della gratuità dell’amore condivisa con tutti, è possibile riaprire nel cuore di ognuno le vie della fede. Una fede che fosse soltanto azione di intelligenza, lascerebbe il freddo nel cuore; una fede che è frutto di una condivisione di amore, diventa una fede che riscalda, che attrae, che suscita riposte, che è davvero capace di innescare quel processo interiore attraverso il quale ciascuno poi afferma nella sua libertà davanti a Dio: “Signore io credo in te!”. 

Allora sì, sappiamo leggere tutti i segni che il Signore costantemente ci offre. Anche nelle situazioni di vita più complicate e difficili come quelle che stiamo vivendo, riusciamo a riconoscere che comunque l’amore di Dio ci accompagna, che questo amore non ci abbandona mai, ma che questo amore chiede attraverso di noi di farsi prossimo, di entrare in relazione con gli altri, di sciogliere il ghiaccio nelle relazioni difficili e complicate, di far aumentare quella capacità di ascolto che appunto diventa condivisione, fraternità, amicizia verso tutti, nessuno escluso. 

Tutto questo lo troviamo sintetizzato nei pochi versetti della seconda lettura che abbiamo ascoltato (Fil 2,6-11). E’ il modello della nostra vita cristiana. Gesù Cristo pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio questa sua condizione, ma svuotò se stesso, e assumendo la condizione di servo, si è reso simile a noi. E umiliò se stesso facendosi obbediente all’amore fino alla morte, cioè fino al dono totale di sé. E a una morte ignominiosa, la morte di croce. 

Però non si ferma qui la riflessione dell’Apostolo Paolo, come non si ferma qui il cammino di fede della Chiesa, come non si ferma qui l’opera della redenzione, perché il Padre, Dio, “lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli e sulla terra e ogni lingua proclami Gesù è il Signore a gloria di Dio Padre”. 

Tutto non si ferma nel venerdì santo, ma si apre all’alba della risurrezione. L’amore vince; il male si vince col bene; l’amore vince l’odio. Si può dare speranza al mondo quando questo amore entra nel profondo del nostro essere, viene a guidare ogni nostra scelta di vita e si traduce in donazione di amore degli uni verso gli altri.

Chiediamo al Signore di darci questa pienezza di amore. Noi sappiamo che la pienezza dell’amore è il dono dello Spirito. Gesù nel momento della sua morte “emise lo Spirito”, cioè cominciò quel tempo nuovo che continua anche oggi, in cui, grazie allo Spirito di Dio donatoci da Cristo, possiamo anche noi vivere questo amore e condividerlo con tutti i nostri fratelli. 

Sia tutto questo a guidarci in ogni giorno della nostra vita e in particolare durante questa Settimana Santa così diversa da come eravamo abituati a viverla negli anni passati. E’ già qualcosa di più rispetto allo scorso anno. Lo scorso anno qui in cattedrale per questa celebrazione c’ero io, qualche sacerdote e una sola persona a rappresentare tutti: il sindaco di Pisa e nessun’altro. Eravamo tutti rinchiusi in casa. 

Non possiamo rinchiudere l’amore, dobbiamo estenderlo quanto più siamo capaci per poter arrivare a tutti. Sia questa la grazia che chiediamo al Signore perché si apra davanti a tutti un futuro un autentica speranza.

(da registrazione)