Giornata del malato
Cattedrale 11 febbraio 2021
C’è un filo che attraversa la parola di Dio che abbiamo ascoltato ed è un legame di misericordia e di consolazione. Abbiamo ascoltato dal profeta Isaia (Is 66,10-14c), che Dio vuole consolare il suo popolo e che la mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi. Nel salmo responsoriale che è un testo del libro di Giuditta (13,18-20) si dice di Giuditta che “ha esposto la vita per sollevare il suo popolo dall’umiliazione e dall’abbattimento”. Nella seconda lettura tratta dalla lettera di Giacomo (5,13-16) abbiamo sentito un appello: “chi è malato – chi si trova in difficoltà – chiami a sé i presbiteri della Chiesa, preghino su di lui, lo ungano con l’olio, e la preghiera fatta con fede salverà il malato e se ha commesso peccati saranno perdonati”. E poi ancora nel Magnificat dal Vangelo di Luca (1,39-55) ecco l’Onnipotente che manifesta la sua misericordia di generazione in generazione, che va incontro a chi ha bisogno, disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, ma ricolma di beni gli affamati e soccorre Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia.
Il nostro Dio è un Dio di misericordia, un Dio di amore; un Dio che non si dimentica mai dell’uomo e che offre all’uomo non soltanto un appello all’amore, ma un prezioso dono d’amore. Offre tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno perché ciascuno non debba mai sentirsi solo, ma possa cogliere accanto a sé la presenza amorevole di Dio che come un padre, come una madre, accompagna il cammino dei suoi figli.
Proprio nella memoria della Beata Vergine di Lourdes, celebrando la Chiesa la Giornata Mondiale del Malato, non fa altro che ricordare a tutti il bisogno che c’è che la misericordia di Dio, questa presenza di amore con cui Dio accompagna tutti, venga resa evidente, significata ed incarnata nelle realtà quotidiane attraverso la partecipazione di ciascuno ai bisogni, ai dolori e alle gioie di tutti, in una condivisione che non trascuri nessuno e che abbracci tutti nel calore di un’unica famiglia: la famiglia dei figli di Dio.
Se noi oggi ci troviamo celebrare la Giornata mondiale del Malato con tanti Operatori qui presenti, ma senza la presenza degli ammalati, impossibilitati ad essere presenti a causa del covid19, non è perché vogliamo dimenticarci di loro, bensì proprio perché vogliamo ancora di più incoraggiare volontari e operatori professionali a mettersi ancora di più in gioco in questo servizio non solo personalmente come singoli, ma anche come associazioni e come istituzioni pubbliche. C’è bisogno infatti di un’attenzione di cura ancora più intensa e partecipata verso chi ha bisogno: ogni anziano, ogni ammalato ha bisogno di sentire accanto a sé la misericordia dell’amore; nessuno deve essere lasciato solo; c’è bisogno di una cura che si estende a tutta la comunità cristiana per cui tutti siamo chiamati a sentirci responsabili di tutti gli altri nessuno escluso. C’è un amore che ha bisogno di essere incarnato e manifestato e di farsi presenza esplicita di sostegno per chi ha bisogno.
Il Papa, come ogni anno nella Giornata del malato, ha rivolto a tutti un appello, invitandoci in particolare ad avere una rinnovata attenzione alla cura di chi soffre perché diventi non solo attività di qualcuno, ma espressione di tutta la comunità, sia civile che ecclesiale. Da qui l’invito ad una rinnovata attenzione non soltanto per chi si trova nelle RSA o negli ospedali, ma anche a chi si trova in casa sua, magari da solo, e con in più la difficoltà a relazionarsi con chi può aiutarlo. Occorre davvero stimolare la fantasia della prossimità, della vicinanza e del metterci a disposizione del servizio al prossimo!
Lo abbiamo visto durante i momenti più severi della pandemia che stiamo attraversando: quanto bisogno di vicinanza, quanto bisogno di prossimità, quanto bisogno anche di cose molto concrete di cui si son fatti carico tantissimi volontari. E questa è un’occasione proprio per dire grazie a tutti coloro che non se ne sono stati con le mani in mano, ma si sono messi a disposizione del prossimo in difficoltà: Caritas, Associazioni di volontariato, Misericordie, Pubbliche Assistenze, Servizi sociali, san Vincenzo, Gruppi caritativi e tanti Gruppi spontanei che sono nati dalla buona volontà di tante persone. La presenza dell’UNITALSI, dell’Ordine di Malta e di tante altre associazioni di volontariato, come delle Istituzioni pubbliche dice che c’è bisogno non soltanto di operare insieme, ma soprattutto di educare alla prossimità; c’è bisogno che le nostre associazioni, diventino ancor più attente nel motivare in profondità una generosità che magari spontaneamente sorge, ma che ha bisogno di essere sempre sostenuta.
E vorrei dire che quanto più le motivazioni sono di origine interiore e soprannaturale, tanto più le ricchezze proprie della nostra umanità si manifestano ed entrano in circolazione. Il riferimento alla fede non è mai qualcosa che toglie energia o capacità alla nostra umanità, bensì è sempre una realtà che aggiunge non solo qualcosa di spirituale a ciò che facciamo, bensì aggiunge la presenza di Dio, del Signore Gesù, che opera attraverso di noi per raggiungere fratelli e sorelle nei quali sempre si rispecchia il volto stesso di Dio.
Il Papa nel suo messaggio ha un passaggio nel quale dice proprio questo: avvicinarci alle persone non significa mai avvicinarsi a un numero, ma avvicinarci ad un volto, ed è il volto che ciascuno possiede, ma è anche il volto di tutte quelle necessità, difficoltà, problematiche, che ciascuno porta sulle proprie spalle perché tutti possano vedere e rendersene conto per metterci accanto a loro e condividere la loro fatica e la loro sofferenza.
Il filo della misericordia che la parola di Dio ci ha offerto diventa così ciò che ci lega ancora di più gli uni agli altri; è ciò che ci permette di guardare con volto amico chi ci sta davanti, di condividere le fatiche altrui e di sperimentare che siamo tutti partecipi dell’unica famiglia dei figli di Dio.
Vogliamo chiedere l’intercessione della Vergine Santa, di Maria Immacolata, parchè sia lei a darci quella spinta interiore di cui abbiamo bisogno per metterci ancor di più in gioco, per motivarci sempre più soprannaturalmente, e per educare le giovani generazioni a questo servizio di amore gratuito. Un servizio di amore che genera amore; una gratuità che fa sorgere altre gratuità in modo che davvero l’uno riconosca nell’altro un fratello, una sorella da amare e tutti insieme possiamo avvicinarci al Padre comune, il Signore Dio che è nei cieli, già sperimentandolo qui in mezzo come centro propulsore di quella familiarità che tutti ci lega e con la quale possiamo dare autentica testimonianza al mondo.
Che il Signore per intercessione della Madonna ci aiuti in questo cammino, perché come Chiesa e come società civile siamo sempre più capaci di manifestare l’amore misericordioso di Dio verso chi ha bisogno di sostegno e di amore.
(da registrazione)
