Abbiamo ancora nel cuore e negli occhi la folla di fedeli che riempiva la nostra cattedrale in occasione dell’apertura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia e che in parte ha seguito la celebrazione dall’esterno perché impossibilitata ad entrare dentro. Curiosità dettata dalla novità dell’evento, o espressione del desiderio di assoluto e di bontà che alberga nel cuore di ogni persona? Segno di una fede capace di mettere in movimento energie interiori spesso sopite dai problemi della vita e segno del bisogno che questa fede non si consumi in solitudine, bensì si rafforzi proprio per il sostegno e l’apporto di fratelli e sorelle che possano condividerla insieme con noi?
Nel cuore di ciascuno, solo il Signore può leggere in profondità, ma certamente, qualcosa di importante sta avvenendo sotto i nostri occhi e che ci coinvolge, chiedendoci di prendere sul serio il dono di misericordia che il Signore ci propone attraverso la sua Chiesa.
Scrivendo al discepolo Tito, l’apostolo Paolo afferma: “Quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro”(3,4-6).
Anche se il mondo non se ne accorge o non vi pone attenzione, in realtà la nostra vita personale e sociale è sempre abbracciata dall’amore e dalla bontà misericordiosa del Signore. L’anno giubilare vorrebbe farci più consapevoli di questo dono d’amore e più capaci di accoglierlo e di condividerlo con tutti, attraverso l’esercizio delle opere di misericordia corporale e spirituale. E se il Natale, ogni anno, è sempre un richiamo a questo esercizio d’amore, quest’anno lo deve essere in maniera del tutto speciale.
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, ha mandato suo Figlio e lo ha “consegnato” a noi perché lo accogliessimo nella fede. Ma, di Gesù, che cosa ne abbiamo fatto? Non si tratta di una domanda retorica, bensì di un interrogativo da accogliere nel profondo della nostra coscienza, anche se può inquietarci e metterci in discussione.
Lo abbiamo forse rifiutato? Per rifiutare Gesù non è necessario dichiararci suoi nemici; basta metterlo fra parentesi, cioè disinteressarci di Lui, vivere come se Lui non fosse mai esistito o di fatto non esistesse. Così come è sufficiente rifiutare chi si trova in qualsiasi genere di difficoltà senza riconoscere nel volto del povero e del bisognoso il nostro stesso volto e insieme il volto di Gesù che ha voluto essere presente in chiunque soffre.
Lo abbiamo forse collocato tra i ricordi cari che non abbiamo il coraggio di buttare, ma che di fatto finiamo per dimenticare fino a quando non ci ritornino per caso tra le mani? Per apprezzare davvero Gesù quale dono del Padre celeste, non basta tirare fuori dalle scatole in cui li conserviamo durante l’anno i personaggi del presepio; non basta nemmeno accendere le luci di un albero più o meno colorato da luccichii effimeri; non è neppure sufficiente allestire il presepio secondo una consolidata tradizione popolare anche in luoghi nei quali, in nome di un “rispetto” malinteso, era stato estromesso con superficiale leggerezza e magari in buona fede.
Il Natale del Giubileo della Misericordia vuole aiutarci a riscoprire e a riappropriarci del vero senso della Natività del Signore e cioè del fatto molto concreto, che riguarda tutti: che Dio Padre, donandoci il suo Figlio Unigenito, ci ha donato se stesso, spalancandoci il cuore della sua bontà. La misericordia di Dio è infinita e ci è venuta incontro senza alcun nostro merito. A noi viene chiesto di lasciarci abbracciare da questa misericordia d’amore, a fidarci di ciò che Gesù ci chiede nel suo Vangelo e attraverso la sua Chiesa; di rispondere con coraggio alle tante domande di compassione e di fraterna condivisione che salgono innumerevoli dalla folla crescente dei poveri e dei diseredati, degli ultimi e degli emarginati, perché abbia a cessare la cultura dello “scarto”, dell’esclusione, del rifiuto, dell’intolleranza, dell’odio e della guerra.
Lasciamo che Gesù abbia cittadinanza all’interno delle nostre famiglie e delle nostre comunità! Non temiamo che Egli ci tolga qualcosa: Gesù non toglie niente a nessuno, bensì rende sempre più ricco di amore il bene che già alberga nel cuore delle persone e nella vita delle comunità. Gesù è davvero il “di più” di cui abbiamo bisogno e che nessuno ci può dare.
Sta a noi dargli spazio! Lo vogliamo sul serio? Vogliamo davvero essere felici e non da soli, ma insieme ad ogni uomo e ad ogni donna del mondo? Apriamo il cuore e la vita, senza paura: sperimenteremo la gioia e non ci dispiacerà affatto di condividerla con tutti!
E’ l’augurio che rivolgo a ciascuno e a tutti, ad ogni famiglia, alla Chiesa pisana, alla società civile nella quale viviamo, a quanti presiedono le Istituzioni politiche, culturali e sociali e ad ogni persona di buona volontà, ricordando che tutti, nessuno escluso, siamo amati dal Signore.
+ Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo
