(Est 8, 3-8. 16-17; Sal 67 (66); Gal 4, 4-7; Gv 2, 1-11)
Giubileo delle aggregazioni laicali
Cattedrale di Pisa – 25 ottobre 2025
Carissimi, quest’anno la festa della Madonna di sotto gli organi, patrona della nostra Chiesa pisana, coincide con il Giubileo delle Associazioni laicali. È una circostanza che ci aiuta a comprendere meglio tanto la figura di Maria e il rapporto che ha con noi, che la invochiamo madre e protettrice del nostro popolo, quanto la vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Come sempre, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci illumina e ci orienta nell’intelligenza dei misteri della fede.
Nella prima lettura, tratta dal Libro di Ester, è sorprendente il fatto che il popolo d’Israele debba la sua salvezza e la sua vittoria sul nemico all’intervento di una donna, giovane, indifesa, che ha il coraggio di presentarsi davanti al re armata solo della sua preghiera, delle sue lacrime e della solidarietà con la sua gente. È una prospettiva che contraddice la legge del più forte, per la quale chi dispone di più armi, di più risorse economiche, di più potere politico si impone sul più debole. La Parola di Dio ci dice che la vittoria del più forte è solo transitoria e apparente perché in realtà solo uno è il Forte, ed è Dio che ascolta il grido del povero e dell’oppresso. Ester è figura di Maria, che è l’esempio più luminoso di questa verità. L’Onnipotente ha scelto lei, una delle tante ragazze di un villaggio sconosciuto, per «fare grandi cose», per capovolgere le sorti dell’umanità, per rovesciare i potenti dai troni e instaurare il regno di Dio. Tutte le volte che noi ci rivolgiamo a Maria e al bambino Gesù che è tra le sue braccia, noi facciamo un atto di fede e di speranza nella forza del piccolo, del debole, dell’indifeso davanti a Dio.
Non dobbiamo dunque avere timore. Io credo che oggi rischiamo di essere sopraffatti dalla paura. Stiamo sperimentando da molti anni ormai la fragilità dei nostri assetti geopolitici, delle nostre relazioni interpersonali, della nostra salute psicologica e fisica, della natura che ci circonda, del futuro dei nostri figli e nipoti. Proprio per questo papa Francesco ha voluto dedicare quest’anno giubilare alla speranza, che sentiva giustamente minacciata e bisognosa di essere ravvivata. Maria ci insegna a superare la paura. Anche lei, certamente, fu molto turbata all’annuncio dell’angelo, ma credette alla Parola che egli le rivolgeva: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). La fede di Maria l’ha resa capace di superare la paura e accogliere la grazia per poter poi riversarla su tutti gli uomini. La sua esperienza unica di relazione con Dio le ha conferito così un ruolo unico nella storia della salvezza. Maria ha appreso nella sua carne, divenuta carne del Verbo, che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). Per questo non si ferma davanti a nessun ostacolo, osa chiedere l’impossibile a un Dio di cui ha sperimentato l’Onnipotenza.
Carissimi fedeli laici e laiche, mi rivolgo in modo particolare a voi, che più di tutti nella Chiesa vivete le preoccupazioni, le ansie e le angosce di questo nostro tempo. Non abbiate timore, non lasciatevi spaventare. È proprio nello sperimentare la nostra debolezza, la nostra indigenza, il non avere più vino che ci avviciniamo a Maria, ci rifugiamo sotto la sua protezione e ci lasciamo condurre da lei. Maria ci porta sempre da Gesù e ci insegna a fare quello che lui ci dirà. Poco importa se non lo comprendiamo, se addirittura ci sembra strano o assurdo quello che ci dice: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). È straordinaria questa parola di Maria, che esprime il suo abbandono di fede e la sua obbedienza a un mistero che l’ha avvolta, da cui si è lasciata prendere, senza pretendere di comprenderlo, riducendolo alle sue misure umane.
Abbiamo bisogno di questo coraggio se davvero vogliamo gustare il vino nuovo, se davvero vogliamo tornare a vivere e a sperare in un mondo diverso. Maria ci protegge, ma – come ogni madre buona e sana – lo fa non rinchiudendoci come una chioccia sotto le sue ali, ma spingendoci ad uscire con fiducia, sotto il suo sguardo vigilante, verso il nostro futuro. Dobbiamo affrontare l’imprevisto, senza garanzie e assicurazioni sulla vita, dobbiamo percorrere vie nuove che il Signore ci indicherà. Solo così potremo crescere, come è cresciuto Gesù, «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).
