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Omelia nella Festa della Madonna di Sotto gli Organi

Cattedrale  – 19 ottobre 2021

La festa della Madonna di Sotto gli Organi quest’anno viene a cadere nel tempo del percorso sinodale inaugurato ufficialmente domenica 17ottobre. 

Proprio nella prospettiva di questo percorso vorrei leggere con voi la parola di Dio che è stata proclamata e che ci avvicina al mistero di Maria Madre del Signore Gesù, Madre della Grazia divina e Madre della Chiesa. Maria accompagna il cammino di Cristo dal momento dell’annunciazione, quindi dell’incarnazione, fino al momento della sua ascensione al cielo e poi comincia ad accompagnare il cammino della Chiesa, la Chiesa nascente nella Pentecoste, e continua attraverso la sua maternità ad accompagnare il cammino della Chiesa di ogni tempo, ed anche il nostro cammino. 

Vorrei cogliere alcuni elementi della attenzione materna che Maria esprime nei confronti di Gesù, degli apostoli e nei confronti della Chiesa, proprio dai testi che abbiamo ascoltato per comprendere come questa attenzione materna si inserisce nel percorso sinodale che abbiamo iniziato. 

Un riferimento importante per tutti è l’esperienza di fede di Maria, da cui discende anche la sua presenza e la sua intercessione materna. 

Abbiamo ascoltato nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli (1,12-14) il racconto di come la comunità primitiva si trovava raccolta tutta insieme nella preghiera e nella assiduità della comunione fraterna con alcune donne, con Maria la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui. Insieme agli Undici: gli Apostoli. 

La Chiesa ha bisogno, in ogni tempo, di questa tenerezza materna che la accompagni. A volte si sente dire: la Chiesa è maschilista! In realtà la Chiesa ha in Maria, nella sua pienezza di donna, un riferimenti indispensabile. Basterebbe guardare a lei per renderci conto che non siamo in una comunità maschilista, ma siamo in una realtà umana, in una famiglia dove il segno della paternità e il segno della maternità sono ugualmente indispensabili, quali riferimento per tutti sia per la vita personale di ciascuno, sia per la vita comunitaria. Luca negli Atti degli Apostoli, usando queste due parole “assidui e concordi nella preghiera con Maria” e tutti gli altri, ci dice come Maria accompagni anche il cammino della Chiesa oggi. 

Il segno più bello e più esplicito ci viene poi dal testo del Vangelo di Giovanni (2,1-11) che ci porta a Cana di Galilea, a quel matrimonio a cui partecipava anche Maria. Un matrimonio è sempre il segno di una famiglia che si costituisce. E lì dove Gesù interviene, c’è Maria. Il testo di Giovanni dice che a questo sposalizio “c’era la Madre di Gesù e fu invitato anche Gesù” che ci andò con i suoi discepoli. C’era la madre, Maria, poi c’è anche Cristo con gli Apostoli ed è lei che,  in maniera semplice e non appariscente, rimedia ciò che si stava verificando come problema in quel banchetto di nozze: “non hanno più vino”. 

L’intervento di Maria nei confronti di Gesù provoca da lui alcune parole che a prima vista appaiono problematiche: “che ho da fare con te o donna, non è ancora giunta la mia ora”. Come dire: è una richiesta prematura che tu mi fai. Però Maria dice: “fate quello che vi dirà”. 

Ed è questo un invito importantissimo che non soltanto Maria fa ai servi di quel banchetto, ma è un invito che Maria fa alla Chiesa di oggi, a noi: fate quello che lui vi dice!. Se ci sono dubbi, se ci sono problemi, se ci sono punti interrogativi, per scioglierli basta ascoltare lui; meglio: basta fare quello che lui ci dice. 

Ed è una provocazione importante per tutte le realtà di vita della nostra Chiesa , soprattutto per la vita delle nostre comunità. A volte, quanti dubbi, quante perplessità ci possono essere! Che fare oggi? Maria ci dice molto semplicemente: fate quello che vi dice mio Figlio. Fate quello che lui vi sta dicendo. 

E noi sappiamo che il Signore Gesù continua a parlare giorno dopo giorno attraverso la voce dello Spirito Santo che suggerisce nei nostri cuori quali sono le strade da percorrere per seguire il vangelo; sappiamo che il Signore Gesù continua a parlare nella sua Parola; sappiamo che il Signore Gesù continua a parlare nel magistero della Chiesa. Maria ci dice: fate quello che lui vi sta dicendo e che ci sta dicendo in tutte queste forme attuali. Se vogliamo che le nozze, cioè questo incontro, fra l’umanità e Dio, fra Dio e l’umanità, si compiano in bellezza, c’è bisogno di ascoltare e di fare. Ed ecco il miracolo, il “segno” come lo chiama Giovanni: l’acqua diventa vino, un vino speciale, un vino prezioso, il miglior vino che si potesse bere.

Questo dovrebbe farci riflettere molto di fronte alle difficoltà e alle problematiche che andiamo incontrando. Anche l’acqua può diventare vino, non perché viene sofisticata, bensì perché l’azione dello Spirito Santo è capace di trasformare tutto; è capace di dare senso nuovo anche alle cose di sempre. E c’è bisogno di questa consapevolezza per cogliere la novità che il Signore ci presenta oggi nella Chiesa. 

Questa consapevolezza deve rifiorire anche all’interno delle associazioni, dei gruppi, dei movimenti e delle aggregazioni laicali che da anni, nella Festa della Madonna di Sotto gli Organi, si ritrovano a pregare insieme il Rosario e a vivere questo momento di comunione. Dobbiamo riscoprire le cose belle, le energie che ci sono a volte magari nascoste, a volte tappate da uno strato di cenere, ma che sono ancora braci accese: basta soffiarci un po’ sopra e ridanno calore, fuoco ed energia se appunto accogliamo la proposta di Maria: fate quello che lui vi dirà. 

Tutto questo proietta la nostra attenzione verso la pienezza alla quale tutti siamo diretti. Mi riferisco a ciò che abbiamo ascoltato nella seconda lettura dal libro dell’Apocalisse (21,1-5). Giovanni vede un cielo nuovo e una terra nuova. Quello che c’era prima è scomparso, c’è la novità. In fondo siamo anche noi in un tempo generativo; ci sono tante cose che hanno degenerato, ma c’è tanta energia che viene da Dio, che sta generando cose nuove.  Questa novità che è possibile scorgere e toccare con mano nella fede, è la nuova Gerusalemme, cioè una pienezza di vita che ci proietta verso l’eternità, “la dimora di Dio con gli uomini, la tenda di Dio con gli uomini”. 

L’immagine della tenda ci offre la possibilità di comprendere come la Chiesa non sia una città murata con le porte chiuse, ma sia una tenda che può allargare i propri spazi mettendo nuovi picchetti e allungando e allargando gli spazi, come erano le tende nell’antichità che da piccole potevano diventare enormi. Semplicemente perché questa tenda di Dio con gli uomini, vuole raccogliere tutti nell’unità dell’amore, nell’unica famiglia dei figli di Dio. La lettura terminava con l’invito a Giovanni: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci”. 

Credo che quest’anno la Festa della Madonna di Sotto gli Organi ci dica proprio questo: avere il senso della fiducia, guardare con positività a ciò a cui siamo chiamati nel percorso sinodale; mettere in gioco tutte le nostre capacità; permettere allo Spirito Santo di agire per realizzare quel disegno di salvezza che vuole coinvolgere ogni creatura umana e abbracciare tutti nell’unica famiglia dei figli di Dio, con tenerezza e fraternità autentica, nessuno escluso. 

Chiediamo alla Madonna la sua intercessione  perché ci accompagni in questo cammino e ricordandoci ogni momento “fate quello che vi dirà Gesù”, ci mostri sempre di nuovo come lei stessa per prima ha fatto secondo quanto l’Angelo le aveva annunciato: “Sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola”.                                                   (da registrazione)