Un tempo, committenti famosi si facevano ritrarre dai più grandi artisti, inginocchiati e piccoli, ai piedi dei personaggi della santità e della fede cristiana, che ornavano le chiese e gli altari. Oggi, si da la faccia di personaggi famosi al volto dei protagonisti della storia della salvezza, quasi che questa storia, considerata più o meno lontana o estranea alla vita del mondo moderno, abbia bisogno di una promozione pubblicitaria per far parlare di sé sui social contemporanei.
E’ una grande tristezza assistere a queste forme di strumentalizzazione del mistero cristiano e di approccio superficiale e non di rado irriverente a ciò che di più caro è al cuore dei credenti in Cristo.
Dispiace, che una occasione come il Natale di Gesù, segno universale di umanità e di richiamo alla sofferenza degli umili, dei poveri e degli ultimi, diventi motivo di polemica e di contrapposizione per la non curanza con la quale ci si sente in diritto di provocare la sensibilità di fede di tante persone.
Speriamo soltanto che luci e addobbi non facciano dimenticare quanti, in questi giorni, muoiono nella solitudine dell’isolamento dei reparti covid19, di chi si prende cura di loro e di tutti quelli che non sanno più come fare ad andare avanti e chiedono di mangiare alle mense dei poveri!
Forse, più che di tante luci colorate, avremmo bisogno di quella luce interiore che nasce dalla fede e ci rende capaci di rispetto reciproco e di accoglienza del prossimo. Anche oggi, come nei secoli passati, è possibile inginocchiarci davanti al presepio di chi soffre, adorando il mistero di un Dio che per amore viene per salvare tutti. Anche chi sembra non curarsi troppo di Lui.
+ Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo
