il portale della Chiesa Pisana

All’Assemblea del Clero

“Per una prima lettura della Amoris Laetitia

Seminario di Santa Caterina, 26 maggio 2016

Abbiamo ritenuto opportuno dedicare questa assemblea del Clero ad una prima lettura corale della Esortazione apostolica post sinodale di Papa Francesco Amoris Letitia; un documento imponente come numero di pagine e altrettanto ponderoso come contenuto e che affida al nostro discernimento maturo la grande responsabilità di accompagnare i nostri fedeli alla riscoperta di una vita familiare da vivere secondo il progetto di salvezza che fin dal principio Dio ha rivelato attraverso la sua parola.

Sappiamo bene che il tema “famiglia cristiana” è un tema decisivo e sempre più complesso per il clima culturale che stiamo vivendo a livello planetario e che ormai, da tempo, ha investito anche le nostre comunità cristiane. Per monitorare sia pure superficialmente ciò che sta succedendo in casa nostra, basta fare cenno al numero decrescente di matrimoni religiosi celebrati in diocesi di Pisa di anno in anno: 732 nel 2007 più 8 misti; 651 nel 2008  più 22 misti ; 659 nel 2009 più 22 misti; 603 nel 2010 più 16 misti; 543 nel 2011 più 10 misti; 545 nel 2012 più 18 misti; 466 nel 2013 più 7 misti; 518 nel 2014 più 12 misti. 

E’ quindi logico che il Papa si sia preoccupato di rimettere al centro dell’attenzione ecclesiale la famiglia, non solo per affrontare alcune tematiche diventate sempre più urgenti e relative ai casi di famiglie sfasciate che si sono ricomposte in qualche modo sia attraverso il matrimonio civile o la sola convivenza, ma per affrontare tutto quanto si riferisce alla famiglia con una visione ampia e comprensiva dei contenuti e delle modalità attuali espressive del vivere familiare, attraverso il coinvolgimento di tutta la Chiesa, per consentire ai Padri sinodali di avere a disposizione un materiale che fosse espressione del sentire ecclesiale nelle varie parti del mondo.  Proprio questo coinvolgimento a largo raggio è l’aspetto più innovativo dei due Sinodi che si sono svolti nell’ottobre del 2014 e del 2015; il primo come Sinodo Straordinario e il secondo come Sinodo ordinario, quindi con la partecipazione di un numero maggiore di Padri sinodali eletti dalle rispettive Conferenze episcopali nazionali. A coronamento dei lavori sinodali il Papa ha poi pubblicato il 19 marzo scorso la relativa Esortazione post sinodale “Amoris Laetitia”.

Anche la nostra Chiesa ha partecipato ai lavori preparatori dei due Sinodi attraverso la risposta ai questionari che ci erano stati inviati; risposta elaborata a più mani soprattutto a cura della Commissione diocesana per la Pastorale familiare, dopo che il questionario era stato discusso soprattutto nel Consiglio pastorale diocesano, ma anche in diversi vicariati e Unità pastorali.

Non dobbiamo nemmeno dimenticare che precedentemente, tra il 2012 e il 2013 era stata fatta una riflessione in diocesi, condivisa soprattutto nel Consiglio presbiterale e nel Consiglio pastorale diocesano che era sfociata nella redazione della Nota Pastorale sulla preparazione dei Fidanzati al Matrimonio e sull’accompagnamento cristiano della famiglia, pubblicata il 15 agosto 2013, che cercava di calare nel nostro contesto diocesano la Nota della Commissione Episcopale della CEI per la famiglia del 2012.  

La nostra Nota del 2013, con la pubblicazione della Amoris Laetitia, ha ora bisogno di essere integrata e completata, rispondendo alle sollecitazioni che Papa Francesco ci ha affidato soprattutto quando al n. 300 afferma : “I presbiteri hanno il compito di accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo”. Anche se questo affidamento si trova all’interno del capitolo VIII della Amoris Laetitia, e quindi è in immediata relazione con la necessità di dare accompagnamento alle persone che si trovano a vivere le situazioni più complicate, di fatto, il discernimento e l’accompagnamento che ci vengono richiesti, riguardano tutte le fasi del percorso della vita familiare e prima ancora della preparazione alla vita familiare. E’ infatti da notare che l’Amoris Laetitia riguarda “ l’amore nella famiglia”. E sappiamo bene che l’amore in famiglia non si improvvisa, bensì deve essere seminato, coltivato, educato e accompagnato con grande attenzione e pazienza in attesa che possa fruttificare in pienezza.

Non possiamo neppure dimenticare che prima ancora dello svolgimento della tornata sinodale dell’ottobre 2015, Papa Francesco ha pubblicato un Motu Proprio con il quale ha riformato la disciplina relativa ai processi di nullità matrimoniale; una disciplina che si muove sulla stessa linea pastorale espressa dai due Sinodi, rendendo più semplici le procedure canoniche, più rapidamente definite le Cause, essendo stata abolita la doppia sentenza conforme, e restituendo alla responsabilità del Vescovo diocesano nella sua qualità di “giudice” oltre che di maestro nella fede, la possibilità di emettere giudizi nelle cause “più brevi” nelle quali l’evidenza della nullità esime da tutta una serie di adempimenti necessari invece nelle cause così dette ordinarie.

Uno sguardo alla Amoris Laetitia

Detto ciò credo che sia utile fare una rapida carrellata sull’intero testo della Amoris Letitia per comprendere il senso di un documento, che ci dice il Papa, ha bisogno di essere letto con calma e magari riletto più volte, per non limitarci a leggere solo il capitolo VIII sul quale si sono fermati pressoché quasi  tutti i mezzi di comunicazione.

La lettura del testo ci chiede una grande e paziente disponibilità. Non si tratta di un romanzo di cui interessa sapere come va a finire. E’ lo svolgimento articolato di un pensiero, che rifacendosi alla esperienza di vita che nel primo Sinodo è stata presentata con uno spaccato mondiale, e ai documenti del magistero ecclesiale (Concilio, Humanae Vitae, Familiaris Consortio, i documenti votati ai due Sinodi etcc), si offre, secondo le parole del Papa “come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia”(AL 5).

Nella Premessa (1-7) credo sia utile mettere in evidenza due cose per comprendere il senso del testo della AL : “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero”, e che bisogna uscire dalla sterile contrapposizione tra ansia di cambiamento e applicazione pura e semplice di norme astratte. In questo modo il Papa prende le distanze dalle semplificazioni esasperate fatte dai grandi mezzi di comunicazione che hanno ridotto i due sinodi al tema della comunione sì o comunione no ai divorziati e risposati.

Nel primo Capitolo “Alla luce della Parola” (8-30) il Papa articola la sua riflessione a partire dalle Sacre Scritture con una meditazione sul salmo 128, mettendo in evidenza che la Bibbia “è popolata da famiglie, da generazioni, da storie d’amore e di crisi familiari”(AL 8), per cui la famiglia non può essere considerata come un ideale astratto, ma un “compito” che il Papa chiama “artigianale”(AL 16) che si esprime con tenerezza, ma che deve pure fare i conti con la presenza del peccato. Dice ancora che la Parola di Dio “non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore, e indica loro la meta del cammino”(AL 22).

Il secondo capitolo: “La realtà e le sfide delle famiglie” (31-57) pone attenzione alla situazione attuale della famiglia, “tenendo i piedi per terra” (AL 6) e insistendo sulla concretezza che è una cifra fondamentale della Esortazione. Citando la Familiaris Consortio il Papa afferma che “è sano prestare attenzione alla realtà concreta perché le richieste e gli appelli dello Spirito risuonano anche negli stessi avvenimenti della storia”, attraverso i quali “la Chiesa può essere guidata ad una intelligenza più profonda dell’inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia” (AL 31). Il Papa dice poi che le famiglie non si sostengono “solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l’apertura alla grazia” (AL 37), per cui è necessario dare spazio alla formazione della coscienza dei fedeli: “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”(AL 37). Gesù proponeva un ideale esigente ma “non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana e la donna adultera”(AL 38).

Lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia” (58-88) è il titolo del Capitolo terzo. In esso si illustra la vocazione alla famiglia secondo il Vangelo, così come è stata recepita dalla Chiesa, soprattutto sul tema della indissolubilità, della sacramentalità del matrimonio, della trasmissione della vita e della educazione dei figli con citazioni ampie della Gaudium et Spes, della Humanae vitae e della Familiaris Consortio. Lo sguardo si rivolge anche alle “situazioni imperfette” per cui “oltre al vero matrimonio naturale ci sono elementi positivi presenti nelle forme di altre tradizioni religiose”, benché “non manchino neppure le ombre “(AL 77).

La riflessione include anche le “famiglie ferite” di fronte alle quali occorre ricordare sempre un principio generale ricordato nella Relatio finalis del Sinodo 2015: “Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni (FC 84). Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione “(AL 79).

Il Capitolo quarto ha come titolo “L’amore nel matrimonio” (89-164). Il capitolo è un vero piccolo trattato sull’amore nel matrimonio a partire dall’inno alla carità della I Corinzi 13,4-7 con una esegesi attenta, puntuale, ispirata e poetica del testo di San Paolo. Il Papa mette in evidenza che il matrimonio come segno implica “un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio” (AL 122). Il capitolo si conclude con una riflessione sulla “trasformazione dell’amore” perché “il prolungarsi della vita fa sì che si verifichi qualcosa che non era comune in altri tempi: la relazione umana e la reciproca appartenenza devono conservarsi per lunghi decenni e ciò comporta la necessità di ritornare a scegliersi a più riprese”. (AL 163)

L’amore che diventa fecondo” (165-198). Il Capitolo quinto è tutto concentrato sulla fecondità e la generatività dell’amore. Si parla in maniera spirituale e psicologica assai profonda della accoglienza di una nuova vita, dell’attesa nella gravidanza, del contributo delle famiglie a promuovere una cultura dell’incontro. E’ da sottolineare che l’AL non prende in considerazione la famiglia mononucleare isolata in se stessa, perché guarda alla famiglia come rete di relazioni ampie fra giovani e anziani, tra fratelli e sorelle quale tirocinio di crescita nella relazione con gli altri.

Il Capitolo sesto ha come titolo: “Alcune prospettive pastorali” (199-258) che orientano a costruire famiglie solide e feconde. Il Papa nota che “ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie”(AL 202), per cui anche nella formazione nei seminari c’è bisogno di considerare questo aspetto che è sempre più cogente anche perché, tra gli stessi seminaristi, non mancano provenienze da famiglie che hanno vissuto o vivono difficoltà nella loro unione.

Il Papa affronta il tema dell’accompagnamento dei fidanzati al matrimonio e degli sposi soprattutto nei primi anni di vita comune (compreso il tema della paternità responsabile), ma anche quello delle crisi di varia natura, tra cui una maturazione affettiva ritardata (AL 239). Si affronta pure il tema dell’accompagnamento delle persone abbandonate, separate e divorziate, e si sottolinea l’importanza della recente riforma dei processi di nullità matrimoniale. Rammentando la crescita numerica dei divorzi il Papa sottolinea che “il divorzio è un male e che il nostro compito pastorale è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca” (AL 246). Si toccano poi le situazioni relative ai matrimoni misti e di disparità di culto nonché la situazione di quelle famiglie che al loro interno hanno persone con tendenza omosessuale. Il capitolo si chiude con una riflessione sulla vedovanza e sulla perdita delle persone care.

Il settimo capitolo ha come titolo: “Rafforzare l’educazione dei figli” (259-290). Il Papa affronta la formazione etica dei figli, il valore della sanzione come stimolo, il paziente realismo, l’educazione sessuale, la trasmissione della fede e più in generale la vita familiare come contesto educativo. Interessante è la saggezza pratica e l’attenzione alla gradualità dei piccoli passi che “possano essere compresi, accettati e apprezzati” (AL 271). C’è un paragrafo particolarmente significativo nel quale il Papa dice che “l’ossessione non è educativa e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare (…) Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia” (AL 261). Notevole è pure la sezione dedicata alla educazione sessuale intitolata: “Sì all’educazione sessuale”. In essa ci si domanda “se le nostre istituzioni educative hanno assunto questa sfida (…) in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità”. Essa va realizzata “nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione” (AL 280). Da notare che si mette in guardia dalla espressone “sesso sicuro” perché trasmette “un atteggiamento negativo verso la naturale finalità procreativa della sessualità, come se un eventuale figlio fosse un nemico dal quale doversi proteggere. Così si promuove l’aggressività  narcisistica invece dell’accoglienza” (AL 283).

Accompagnare, discernere e integrare

Il capitolo VIII è stato quello che sicuramente molti hanno letto per primo e che riguarda le situazioni di fragilità circa il matrimonio e la famiglia. Il titolo è assai indicativo di uno stile che il Papa ci chiede di fare nostro: “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità” (291-312). Faccio notare che non è il capitolo più lungo di tutta la Esortazione Apostolica, anche se forse è quello che è stato più atteso.

Il verbo “discernere” caratterizza questo capitolo, insieme ai verbi “accompagnare” e “integrare”. Verbi che indicano attività che potremmo definire di “umanizzazione”. Cioè atteggiamenti che chiedono la messa in opera di attenzioni di prossimità, di accoglienza, di ascolto che debbono caratterizzare in prima battuta ogni azione pastorale, ma soprattutto l’accompagnamento delle situazioni di fragilità relative alla famiglia. In altre parole il Papa chiede una rinnovata capacità di mettersi accanto alle persone, aiutandole a compiere un percorso di crescita nella consapevolezza della propria situazione; una crescita che non può essere che graduale e che esige una azione pastorale corrispondente fatta di discernimento paziente, di lettura attenta delle circostanze che hanno determinato quelle determinate situazioni, senza dimenticare i principi fondamentali della teologia morale, sapendo quindi accedere alla “logica della misericordia pastorale” che il Papa traduce nella immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, cioè capace di curare con quella disponibilità e quella attenzione che non rifiuta mai nessuno, qualunque sia la sua patologia, anche se poi, per certe cure c’è bisogno dello specialista.

In questo capitolo il Papa assume e fa proprio ciò che è stato il contributo specifico del lavoro sinodale. Per prima cosa si ribadisce che cosa è il matrimonio cristiano e si aggiunge che “altre forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo”. La Chiesa dunque riafferma il valore e il contenuto del matrimonio cristiano, nello stesso tempo però “non manca di valorizzare gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul matrimonio” (AL 292). 

Dal numero 293 al 295 si parla della “gradualità nella pastorale”. Non si parla, ovviamente, di accomodamenti indebiti, bensì della capacità di cogliere tutte quelle possibilità positive, che pur nelle situazioni non in linea con l’insegnamento della Chiesa, se accompagnate in maniera adeguata, potrebbero svilupparsi verso il sacramento del matrimonio, come ad esempio nel caso di coppie già legate con “vincolo pubblico”, ma anche di convivenze “connotate da affetto profondo, da responsabilità verso la prole, da capacità di superare le prove” (AL 293). In effetti, “ai Pastori compete non solo la promozione del matrimonio cristiano, ma anche il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà, per entrare in dialogo pastorale con tali persone al fine di evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza” (AL 293). C’è anche da ricordare che a volte “la scelta del matrimonio civile o, in diversi casi, della semplice convivenza, molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti”(AL 294). Il Papa afferma che “tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo” (AL 294). E’ in questo ambito che Papa Francesco cita S. Giovanni Paolo II a proposito della cosiddetta “legge della gradualità”, nella consapevolezza che l’essere umano “conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita”(FC 34). Si dice chiaramente che non si tratta di una “gradualità della legge”, ma di una “gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge” (AL 295).

Dal 296 al 300 si tratta del “discernimento delle situazioni dette irregolari”. La premessa è che occorre essere attenti a non seguire la logica dell’emarginazione, ma semmai quella della reintegrazione. “La strada della Chiesa è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione (…) La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero” (AL 296). Pertanto “sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione” (AL 296). In altre parole “si tratta di integrare tutti; si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuita”(AL 297). Ciò non significa che possa andare bene tutto. Si dice infatti che “se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità(cfr. Mt 18,17). In questo caso c’è “bisogno di ascoltare nuovamente l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione”(AL 297).

Riguardo al modo di trattare le diverse situazioni dette irregolari, i Padri sinodali hanno raggiunto un consenso generale, che sostengo: In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nella loro vita e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro, sempre possibile con la forza dello Spirito Santo” (297)

Esemplificando, il Papa fa notare che è fondamentale per i divorziati che vivono una nuova unione, dare spazio ad un adeguato discernimento personale e pastorale: “Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza della irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui l’uomo e la donna, per seri motivi – quali ad esempio l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione” (FC 84. GS 51). Così pure “c’è anche il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di coloro che hanno contratto una seconda unione in vista della educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido”(AL 298). “Altra cosa è invece una nuova unione che viene da un recente divorzio (…) o la situazione di chi ha ripetutamente mancato ai suoi impegni familiari. Deve essere chiaro che questo non è l’ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia” (AL 298).

Tutto converge dunque nel compito che ci viene affidato come pastori che è quello del discernimento, che deve sempre farsi “distinguendo adeguatamente, con uno sguardo che discerna bene le situazioni”. E ciò perché “sappiamo che non esistono semplici ricette” (AL 298).

E’ dunque nell’ottica del discernimento che siamo chiamati a realizzare il nostro servizio pastorale. Se “la logica dell’integrazione è la chiave dell’accompagnamento pastorale (dei battezzati che sono divorziati e risposati civilmente) perché non solo sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza” (AL 299) il Papa scrive che “la loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale, possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere  e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli che debbono essere considerati i più importanti” (AL 299).

Forse vale la pena ricordare quali servizi o responsabilità ecclesiali sono attualmente preclusi ai divorziati risposati: 1.incarico di padrino-madrina; 2. Lettore; 3. ministro straordinario della comunione; 4. Insegnante di religione cattolica; 5. Catechista per la prima comunione e per la cresima; 6. Membro del Consiglio pastorale diocesano e parrocchiale. 7. Testimone di nozze (sconsigliato, ma non impedito). (Per approfondire queste esclusioni cfr. pag.169 e seguenti del commento di don Maurizio Gronchi alla Amoris Laetitia). Per quanto possiamo arguire dalla indagine fatta da Gronchi, “almeno cinque di queste esclusioni non implicano alcun contenuto dottrinale, non compaiono in alcun documento pontificio, né sono state riprese dalle Esortazioni postsinodali, perciò non possono essere ritenute formalmente impegnative per tutta la Chiesa. Inoltre, mentre si ribadisce l’incompatibilità tra la situazione oggettiva dei divorziati risposati e la pienezza della vita e della testimonianza cristiana, al tempo stesso, non si giunge a sanzionare tale condizione con formale censura (interdetto o scomunica). Per non lasciare queste persone in un limbo di fatto (…) si deve ritenere che la loro condizione sia temporanea almeno dal punto di vista spirituale, in quanto suscettibile di cambiamento, di conversione e di purificazione: si tratta principalmente di un processo interiore da accompagnare, la cui meta è l’integrazione nella vita ecclesiale”( op.c.p.173). 

Anche l’AL evita di entrare nel dettaglio normativo, preferendo di indicare la strada sulla quale guidare con saggezza pastorale le persone segnate dal fallimento matrimoniale. Infatti al n. 300 si dice: “Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico applicabile a tutti i casi. E’ possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi”.  

A questo punto si inserisce l’invito del Papa a sacerdoti e vescovi ad operare quel “responsabile discernimento personale e pastorale” che è la cifra operativa proposta dalla AL: responsabilità e impegno faticoso ed esaltante ad un tempo che ci compete come pastori, confessori, guide e padri del popolo cristiano: “I presbiteri hanno il compito di accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo”(AL 300).

Riferimenti per un discernimento personale pastorale

E’ qui che il Papa ci offre sei criteri per il discernimento, o meglio per proporre ai divorziati risposati o comunque in situazioni irregolari, le modalità per un “processo” in cui è “utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento”. (AL 300). 

1.L’atteggiamento richiesto è prima di tutto quello della disponibilità a fare un esame serio e approfondito della propria situazione di vita, riconoscendo le proprie colpe e responsabilità, in un clima di fede e di preghiera. 2. “I divorziati risposati dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi”, cioè ci si interroga sulla responsabilità genitoriale per meglio comprendere come si è gestita la relazione con i figli nel momento della crisi. 3. “Se ci sono stati tentativi di riconciliazione”, cioè si tratta di valutare la reversibilità o l’irreversibilità della relazione: se nonostante i tentativi di comporre la frattura ormai si è giunti ad una situazione senza ritorno, e per quali ragioni.  4. “Come è la situazione del partner abbandonato”. Qui viene in gioco il criterio della giustizia e della carità, cioè se sono stati rispettati i doveri di giustizia e di carità verso il partner e i figli.  5. “Quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli”. Cioè è necessario valutare anche quali sono gli effetti pubblici per evitare sentimenti di disagio e di scandalo. 6. “Quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare la matrimonio”. Si tratta del criterio della testimonianza che potrebbe essere anche negativa e di ostacolo specie a chi si dovrebbe preparare al matrimonio nella speranza.

Il Papa sottolinea che si “tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento – e non un sì o un no detto in maniera sbrigativa – che orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro condizione davanti a Dio”. Da notare che tutto questo è sempre un itinerario personale. Il Papa parla infatti di “colloquio col sacerdote, in foro interno” per “concorrere alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere”. Si ribadisce pure, citando FC 34, che nella legge non c’è gradualità, per cui “ questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa. Perché questo avvenga, vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta  ad essa”.

Un pericolo dal quale il Papa mette in guardia è quello di non dare “messaggi sbagliati” “come l’idea che qualche sacerdote possa concedere rapidamente eccezioni, o che esistano persone che possano ottenere privilegi sacramentali in cambio di favori. Quando si trova una persona responsabile e discreta, che non pretende di mettere i propri desideri al di sopra del bene comune della Chiesa, con un Pastore che sa riconoscere la serietà della questione che sta trattando, si evita il rischio che un determinato discernimento porti a pensare che la Chiesa sostenga una doppia morale” (AL 300).

Nei numeri seguenti AL si sofferma su “le circostanze attenuanti nel discernimento pastorale”; il rapporto tra “le norme e il discernimento” e “la logica della misericordia pastorale”. Si tratta di approfondimenti dei principi di teologia morale che forse dovremmo riprendere in mano con una certa sistematicità. Per quanto riguarda la imputabilità e la responsabilità delle azioni, il Papa cita S. Tommaso, il CCC 1732  L’imputabilità e la responsabilità di una azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali” e sempre il CCC al 2352 “l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali”, concludendo. “Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta”(AL 302).

Circa le norme e il discernimento, appoggiandosi a S. Tommaso il papa afferma: “E’ vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma” (AL 304).  E’ sempre proprio del discernimento saper valorizzare anche un “piccolo passo in mezzo a grandi limiti umani” (AL 305) perché “può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà”.  Da non dimenticare che “in qualunque circostanza, davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis. La carità fraterna è la prima legge del cristiano”(AL 306).

Nell’ultima sezione del capitolo VIII, per evitare equivoci, il Papa ribadisce con forza: “Per evitare qualsiasi interpretazione deviata, ricordo che in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza (…) La tiepidezza, qualsiasi forma di relativismo, o un eccessivo rispetto al momento di proporlo, sarebbero una mancanza di fedeltà al vangelo e anche una mancanza di amore alla Chiesa verso i giovani stessi. Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti, è lo sforzo pastorale  per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture” (AL 307).

A conclusione del capitolo, il Papa non manca di richiamarci al senso vero della misericordia “che non esclude la giustizia e la verità, ma che è la pienezza della giustizia e la manifestazione più luminosa della verità di Dio” (AL 311). Il Papa ci esorta a “lasciare spazio alla misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile” e aggiunge: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”.(AL 308).  Rivolgendosi ai pastori, aggiunge: “I pastori che propongono ai fedeli l’ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa devono aiutarli ad assumere la logica della compassione verso le persone fragili e ad evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti” (AL 308). 

Significativo è l’invito finale: “Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o con laici che vivono dediti al signore. Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale. E invito i pastori ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa”. (AL 312).

Il IX Capitolo ha per titolo “Spiritualità coniugale e familiare” (313-325). Si tratta di un capitolo assai breve, ma importante perché, mi pare che sia la prima volta che si parli in maniera esplicita e coordinata con il tema dell’amore in famiglia, di una spiritualità coniugale e familiare come “spiritualità del vincolo abitato dall’amore divino”(AL315). Il Papa sottolinea che “coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica”(AL 316). In maniera semplice e piana, il papa indica i mezzi dei quali servirsi a cominciare dalla preghiera in famiglia: “Si possono trovare alcuni minuti ogni giorno per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni familiari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre. Con parole semplici, questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia”. (AL 318). Si parla poi dell’Eucaristia domenicale quale “forza e stimolo per vivere ogni giorno l’alleanza matrimoniale come Chiesa domestica”(AL 318) e dell’impegno a “rinnovare ogni mattina davanti a Dio la decisione della fedeltà, accada quel che accada durante la giornata” (AL 319).

Alla fine il Papa scrive: “Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare(…) Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! (…) Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa” (AL 325).

Conclusione

Spero di essere stato capace di presentarvi in maniera fedele anche se sintetica l’ossatura della Esortazione apostolica. Il testo che il papa ci ha consegnato, come Lui stesso ha detto, non è un quadro normativo che sostituisce le norme che la Chiesa, da sempre ha accolto dal Vangelo e dalla Tradizione vissuta attraverso le generazioni. Come abbiamo visto, la dottrina non è cambiata, anche se c’era una aspettativa di trasformazioni epocali. Quello che il Papa ci chiede è qualcosa di più complicato e per niente meccanico: il cambiamento della mentalità pastorale, più che della prassi, con uno sguardo che non si fermi ai singoli particolari, ma nemmeno soltanto sulle norme generali, ma che partendo dalla accoglienza delle persone, così come sono, e da uno sguardo d’amore sempre più profondo al Signore Gesù e al suo Vangelo ci permetta di diventare sempre più capaci di far incontrare persone, coppie di coniugi, famiglie con il Vangelo, nella Chiesa, perché il disegno di Dio sulla famiglia venga riconosciuto in tutta la sua bellezza e accolto integralmente.

La proposta che rivolgo all’assemblea è di dare voce libera a ciascuno perché possano emergere le difficoltà, i nodi, le asperità  o i bisogni di approfondimento, perché da quanto emergerà possiamo trarre spunto per approfondire queste problematiche in percorsi che potranno essere proposti nel prossimo futuro. Saranno ovviamente gradite proposte di ulteriori iniziative che ci aiutino nel compito che il Papa ci ha ricordato essere oggetto precipuo del nostro ministero pastorale.