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Auguri  di  Pasqua

Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!”: sono le parole che “due uomini in  abito sfolgorante” rivolgono la mattina di Pasqua alle donne che si erano recate al sepolcro portando gli aromi necessari per concludere il seppellimento del corpo di Gesù.

Gesù non è più tra i morti: è risorto! La morte non ha più potere su di lui: la Vita ha trionfato definitivamente sulla morte; l’umanità è ormai libera dalla schiavitù determinata dal peccato di Adamo.  E’ cominciata una vita e una storia nuova!

Questo è ciò che la fede cristiana proclama a partire dalla Pasqua di morte e risurrezione di Gesù. E’ il messaggio che la Chiesa non cessa di ripetere da duemila anni e che di generazione in generazione chiede la risposta personale di ciascuno. 

Una risposta che si scontra tragicamente con l’esperienza di dolore, di sofferenza e di morte che sembra crescere a dismisura in un turbine inarrestabile di violenze, di odio e di sopraffazione foriero di lutti, lacrime, sangue e disperazione, nonché di interrogativi che mettono a dura prova la fede di tanti cristiani.

E’ proprio vero che Cristo ha sconfitto la morte se poi vediamo che il mercato della morte sta crescendo a dismisura? E’ vero che la Pasqua ha inaugurato la vita nuova di chi è risorto con Cristo e vive la sua libertà  quando invece si  moltiplicano a non finire schiavitù vecchie e nuove che i “signori” dell’odio estendono sempre più ampiamente, assoggettandovi uomini e donne senza guardare in faccia né all’innocenza dei piccoli, né alla fatica degli anziani? Si può parlare davvero di pace e di amore quando solo la guerra e l’odio sembrano avere diritto di cittadinanza? Che cosa sta succedendo in questo nostro mondo sempre più sfiduciato fino alla disperazione?

Se ci fermiamo solo a guardare ciò che  avviene intorno a noi, ma non abbiamo il coraggio di scrutare con onestà e chiarezza ciò che è dentro di noi, il rischio è di pensare che il male è qualcosa che riguarda gli altri; che l’odio e la cattiveria non sono responsabilità nostra; che, tutto sommato, eliminando chi produce ingiustizia e sopraffazione, il mondo diventerebbe migliore. Più difficilmente ci convinciamo che sempre e comunque il problema è nel cuore e nella vita personale di ciascuno e che solo la nostra conversione è garanzia di una conversione generale che sia capace di cambiare l’odio in amore, le tenebre in luce,  l’inimicizia in perdono e la disperazione in speranza.

Morte e Vita si combattono tra loro prima di tutto dentro noi stessi. Verità e menzogna sono ugualmente presenti nel cuore di ciascuno. Bene e male ci chiedono la capacità e la volontà di scegliere con coraggio quale direzione perseguire. A ciascuno, e non da solo, ma nel contesto del suo vivere familiare, sociale, ecclesiale, la responsabilità del discernimento che sappia ribellarsi allo stile dell’appiattimento al minimo dei valori morali; che voglia mettere in gioco la propria coscienza di fronte alle massificazioni di lobby sempre più prepotenti e intolleranti  che pretendono libertà per sé e la negano agli altri; che non si pieghi passivamente all’arroganza  di poteri oscuri e senza nome che spesso rispondono solo ad interessi economici e finanziari inconfessabili.

Non sto dipingendo uno scenario da fiabe. Sto solo descrivendo una cultura della morte che si sta sempre più affermando in nome di un individualismo egoista e liberticida, privo di relazioni calde e familiari e incapace di generare amore solidale e fraterno. 

E’ uno scenario di morte che si allarga là dove si guerreggiano eserciti in armi, ma anche dove si pensa che sia giusto uccidere in nome di un egoismo camuffato di pietà o dove non si rispetta la dignità della persona solo perché la sua stessa fragilità la rende culturalmente, economicamente e socialmente irrilevante tanto da esser considerata uno “scarto” da eliminare.

La Pasqua di Gesù ci ripete con la voce dell’amore che tutto questo può cambiare ed essere trasformato, a condizione che diciamo il nostro sì all’amore con il quale Dio ci ha tanto amati da donare a noi il Figlio suo unigenito perché avessimo la vita, in abbondanza.

Auguro a tutti di riuscire a sperimentare questo amore, accogliendone il dono attraverso i Sacramenti della fede, perché il pianto si cambi in gioia, la disperazione in speranza, le tenebre in luce, l’odio in affetto fraterno, la morte in vita piena da diffondere e comunicare a tutti, facendosi ciascuno testimone entusiasta di Cristo Gesù morto e risorto per tutti.

+ Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo