alla celebrazione di inizio del percorso sinodale
sui contributi di idee e proposte
raccolti nelle Assemblee Pastorali di Vicariato
nel settembre – ottobre 2021
Cattedrale – 17 ottobre 2021
- Introduzione
Saluto cordialmente tutti voi che avete risposto all’invito di partecipare a questo momento di comunione ecclesiale per l’inizio ufficiale del percorso sinodale al quale il Papa ha invitato l’intera Chiesa Cattolica. Ho detto: “inizio ufficiale” perché di fatto, di questo cammino da fare insieme ne abbiamo già parlato nel Consiglio Pastorale diocesano e nel Consiglio Presbiterale come con tutti i presbiteri e i diaconi permanenti nelle riunioni di vicariato che ho presieduto nello scorso mese di luglio e i cui contributi sono già stati messi a disposizione degli stessi ministri ordinati, dei membri dei Consigli Pastorali di vicariato, degli appartenenti alle Associazioni, Gruppi e Movimenti aderenti alla Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali e di altri non pochi operatori pastorali, comprese le Religiose i i Religiosi.
A partire dallo scorso 20 settembre, fino a martedì 12 ottobre si sono svolte le Assemblee pastorali nei nove vicariati della diocesi. E’ proprio su ciò che è emerso in queste assemblee che desidero ragguagliarvi nella maniera più precisa possibile in questo momento perché niente di ciò che è stato condiviso vada perduto.
Intanto, credo che sia opportuno dare qualche informazione numerica su queste assemblee. Complessivamente ci sono avute circa 635/640 presenze; gli interventi in assemblea sono stati circa 100 (98 per la precisione); sono stati poi inviati oltre 30 contributi scritti. In altre parole, la modalità sinodale è già in atto e, come potremo vedere dai contributi raccolti, la circolazione delle idee, delle proposte e delle sollecitazioni è già patrimonio condiviso, che va fatto crescere e fruttificare in scelte concrete per la vita della nostra Chiesa.
Chiedendo preventivamente scusa per la lunghezza del mio intervento cercherò di riportarvi fedelmente quanto è stato detto e che ho raccolto in appunti sintetici. Per quanto riguarda i contributi scritti, essi saranno utilizzati nelle forme e nei modi che poi illustrerò e che già sono state discusse nel Consiglio pastorale diocesano che si è svolto venerdì 15 ottobre.
- Situazione attuale del sentire ecclesiale
Il percorso sinodale si colloca in un tempo che è stato segnato in maniera pesante dalla pandemia tutt’ora in corso. Essa ha creato uno stato di ansia e di sospetto che ha inciso sulla vita di tutti; in modo particolare tra i ragazzi, privati per troppo tempo delle esperienze che a livello diocesano hanno sempre lasciato tracce profonde nella loro vita e che sono fondamentali per farli sentire parte della Chiesa con orizzonti più vasti rispetto alla propria parrocchia di appartenenza.
Nello smarrimento generale, ci si domanda: come ritrovare il luogo dove riconoscerci Chiesa? Sicuramente, il luogo è il Vangelo, che dobbiamo però imparare a leggere in modo nuovo. Lo stile di vita delle persone è diventato sempre più diversificato e ciò si riscontra anche nella comunità ecclesiale. Siamo ancora assai esperti in campanilismo e nel creare divisioni; le diversità però possono richiamare tutti a cercare l’unità nella condivisione.
Occorre una consapevolezza nuova circa i problemi che stiamo vivendo a causa dell’indifferenza, dell’individualismo e della incredulità. Paradossalmente, l’esperienza della pandemia ha dato occasione di far crescere la disponibilità alla carità, all’ascolto e alla collaborazione in un passaggio assai vivo dall’io al tu e al noi. Per ritrovarsi come comunità, appaiono necessari momenti di preghiera comunitari e dare spazio al desiderio di costruire insieme. E’ diventato ancora più chiaro che la vita ecclesiale non può consumarsi tutta tra le mura di una chiesa: occorre “portare la Messa in piazza” e far circolare ovunque la Parola di Dio. Infatti avvertiamo un sempre maggiore bisogno di evangelizzazione senza che ci si fermi solo alla catechesi.
In molte comunità, durante il tempo della pandemia, c’è stata poca resilienza e c’è tutt’ora fatica a rimettersi in gioco: le parrocchie si sono indebolite ed è necessario rilanciare con forza un lavoro pastorale condiviso, specie nelle Unità pastorali, che hanno bisogno di trovare la loro vera capacità espressiva non solo per la catechesi o la preparazione al matrimonio, ma anche per tutte le altre attività pastorali.
Nelle parrocchie esistono anche gruppi legati ad associazioni e movimenti che si incontrano ed operano con entusiasmo. L’importante è che non viaggino per conto proprio col rischio di vivere la propria esperienza in maniera “egoista”. Non dobbiamo dimenticare che, culturalmente, si sta imponendo sempre più uno stile di isolamento individualista che grava anche sulla vita della Chiesa.
Si esige perciò una conversione personale e pastorale, acquisendo la volontà di camminare in compagnia. Per questo occorre cambiare il nostro modo di agire, per diventare insieme una cosa sola in Cristo. La base è l’umiltà; condizione indispensabile è la preghiera perché si raggiunga l’unità: questo è il cuore della vita ecclesiale ed è la condizione perché le diversità non diventino causa di divisione.
- Che cosa intendere per sinodalità ?
Per convertirci alla sinodalità c’è bisogno di riscoprire il nostro battesimo e “riflettere” la luce che abbiamo ricevuto dal Signore. Se sinodalità è camminare insieme, entrare in una relazione sincera con chiunque incontriamo, per non rischiare di comportarci da ipocriti, è fondamentale chiedere allo Spirito Santo che ci illumini e ci guidi su questa strada non solo per parlarne, ma per vivere quanto andiamo dicendo.
Il percorso sinodale proposto dalla Chiesa è occasione preziosa per camminare insieme, attendendoci gli uni gli altri, ciascuno esercitando il proprio carisma e il proprio ministero. Ciò chiede di migliorare il rapporto nel popolo di Dio tra laici e preti, ascoltando lo Spirito di Dio e superando il clericalismo che può esserci da ambedue le parti.
C’è bisogno che le comunità parrocchiali ascoltino di più le tematiche che emergono dal territorio in cui si vive e che si mettano in ascolto anche di chi non frequenta la chiesa. Un esempio lo abbiamo nella attività svolta nei Centri di Ascolto della Caritas. Un mondo che ascoltiamo poco è quello della disabilità in cui ci si attende che diamo una mano a chi è in difficoltà e prendiamo per mano chi non ce la fa.
Un’ altra realtà a cui rivolgere la nostra attenzione è il mondo “laico” che non è detto che sia sempre chiuso alla relazione con il mondo ecclesiale. Altra realtà che ci interpella è quella della presenza di stranieri all’interno del nostro tessuto sociale. Nei Centri di Ascolto della Caritas si rivela quanto sia massiccia la presenza di stranieri nei nostri ambiti di vita: che cosa possiamo dare loro? Basta soltanto l’aiuto materiale o c’è bisogno di una crescita di disponibilità alla relazione con tutti anche in vista dell’annuncio del Vangelo?
Nei rapporti reciproci dobbiamo armarci di umiltà, se vogliamo che i lontani si sentano attratti a Gesù attraverso la nostra vita. In che misura siamo disponibili ad andare incontro ai lontani? Nessuno può ergersi al di sopra del prossimo se vogliamo portare Gesù ai fratelli.
Per questo è necessario passare da un discorso di “attenzione all’altro” a quello di “attenzione al fratello” da amare. Questo è doveroso se vogliamo essere davvero discepoli di Gesù ed essere capaci di portare amore al prossimo, senza diventare giudici di nessuno. Il bisogno più impellente è quello di annunciare Gesù Risorto. Per questo c’è da crescere nella preghiera e nell’accoglienza reciproca, annunciando il primato del Signore, senza per questo mettere da parte la Chiesa alla quale dobbiamo guardare sempre con amore.
E’ ovvio che il percorso sinodale non può diventare un fatto auto celebrativo e dobbiamo sentirci inquieti fino a quando ci sono persone che non si sentono accolte nelle nostre comunità. C’è però da domandarci se nelle nostre parrocchie c’è vera comunione e c’è il desiderio di incontrarci. A questo proposito, il processo sinodale può essere letto come fu il cammino di Israele nel deserto, in cui riuscire ad intercettare il bisogno profondo del cuore umano. Occorrono motivazioni forti e nuove per fare questo e, guardando dentro il proprio cuore, è possibile giungere all’incontro con il Signore. Solo un incontro vero con Lui, il Risorto, può farci superare gli idoli del mondo e rispondere alla domanda: perché Dio è così assente oggi, dall’orizzonte umano?
- Maturità di relazioni all’interno della vita ecclesiale tra fedeli laici e ministri consacrati
Abbiamo colto l’esigenza e la bellezza di portare la Parola di Dio a tutti soprattutto durante il tempo più crudo della pandemia. In questo tempo abbiamo toccato con mano la necessità di incrementare l’ascolto della Parola di Dio, perché il Vangelo possa giungere a tutti. In questo senso non sono mancati preti che attraverso i media si sono dati da fare inventandosi forme nuove di annuncio, ma, la Chiesa siamo noi tutti; a volte ciò che manca è la possibilità/capacità di vivere in pienezza il nostro personale ministero di battezzati, inserendoci in un flusso di comunione che interpella tutti e che non si arresta nell’ambito strettamente ecclesiale, bensì che chiede di uscire all’aperto attraverso le porte delle nostre comunità.
Tutti abbiamo doni particolari e siamo chiamati a servizi diversi ma sempre complementari tra di loro: ma, abbiamo la possibilità e il tempo necessario per formarci? A volte c’è il rischio di rinchiuderci nei nostri recinti senza comunicare con chi vive con noi nella stessa comunità e con le altre comunità parrocchiali. Occorre chiedere allo Spirito Santo di convertirci perché sia lui a sanarci dai nostri pregiudizi. L’ascolto è una cosa seria: è lo Spirito di Dio che ci rende disponibili e capaci in questo cammino!
Le soluzioni ai problemi che incontriamo non si inventano a caso: occorre una formazione migliore e più profonda che diventi testimonianza di vita personale e comunitaria, specie attraverso l’esercizio della carità. Non ci dobbiamo spaventare se l’ascolto e il confronto possono generare conflitti. Perché il conflitto non prenda il sopravvento occorre educare ed educarci all’ascolto, mettendoci nella disponibilità ad accogliere l’altro così come è, ricordando che lo Spirito Santo opera su tutti e in tutti: egli ci spinge a cercare quanti sono fuori o ai margini della Chiesa per camminare tutti insieme. In questo modo ci si aiuta vicendevolmente ad ascoltare il Signore per capire che cosa ci stia dicendo in questo preciso momento storico.
Una attenzione particolare deve essere posta nel sostegno d’amore da offrire ai nostri preti perché crescano nella capacità di comprendere la nostra storia di laici e soprattutto le nostre vicende familiari. E’ da tenere presente che il cammino sinodale ha bisogno di vera e seria relazione tra i pastori e le rispettive comunità.
Gesù stesso non ha fatto tutto da solo, ma ha scelto i suoi discepoli per dare continuità alla sua missione. A volte ci chiudiamo nell’individualismo, sia da parte del prete che della gente che non si apre alle altre comunità. La sfida è camminare insieme, perché la Chiesa è comunione: per questo non si possono tollerare fratture tra laici e clero e devono essere superate anche quelle prese di distanza che impediscono una vera e seria collaborazione reciproca. Occorre rilanciare l’impegno comunitario con entusiasmo perché tutti insieme possiamo collaborare per tendere al bene comune. A volte le assenze di preti o di laici agli incontri comunitari sono la spia di un disagio che dobbiamo aiutarci vicendevolmente a superare.
- Come evangelizzare oggi? Come impostare in modo nuovo la catechesi?
Occorre cercare percorsi nuovi per l’annuncio e la catechesi, puntando in alto e offrendo possibilità di incontri personali; occorre uscire dal chiuso dei nostri ambienti per andare in cerca di chi non conosce la realtà cristiana; nessuno può essere escluso dalla possibilità di questo incontro.
Non si tratta solo di organizzare meglio le nostre attività, perché una domanda da porci è: che cosa faccio, io, per camminare verso la santità? Per questo occorre dedicare maggiore tempo e spazio alla meditazione personale della Parola di Dio. C’è bisogno di una Chiesa che parli e dica le cose dello Spirito, senza paura.
Per camminare insieme occorre fare spazio e accogliere anche chi è diverso da noi, lavorando in rete, valorizzando il bene che c’è e unendo tra loro preghiera, catechesi e carità, presenti in ogni parrocchia. In altre parole, occorre cercare ciò che ci unisce, ricordando che non è solo il fare che ci qualifica, messo in grande crisi dal Covid19; ciò che ci qualifica è l’essere e la testimonianza che offriamo al prossimo.
Occorre favorire un ascolto condiviso di tutto il popolo di Dio, perché possa emergere ciò che lo Spirito Santo suggerisce nell’intimo dei cuori, e ciò senza pretendere di avere a disposizione immediatamente la risposta giusta. Se in ogni comunità c’è un lavoro di attenzione ai bambini, è indispensabile e non più rimandabile la ripresa di un vero rapporto con il mondo degli adulti senza fermarci ai bambini.
E’ stata sottolineata la positività dell’esperienza fatta nel Consiglio Pastorale diocesano che ha permesso di sentirsi nella Chiesa come in casa propria; le difficoltà nascono e crescono quando non si riesce a fare comunità; quando cioè si sta insieme ma non si è in comunione, cioè non si è vicini con il cuore. Le divisioni nella vita delle comunità danno contro testimonianza e impediscono quel movimento di attrazione che fa aggiungere membri alla comunità. Occorre dimenticare l’io per far crescere il noi.
A chi è solo e lontano da Dio occorre dare la risposta della testimonianza nella vita di tutti i giorni e nelle relazioni di sempre. Camminare insieme, a volte è difficile per interessi contrari ad un vero bene comune, e soprattutto è necessaria la continuità per dare senso compiuto al nostro camminare che deve poter mettere insieme generazioni diverse, età diverse e culture differenti.
Per camminare insieme occorre che ci si aiuti vicendevolmente ad andare contro corrente. Per questo, come già detto, è la formazione costante e perseverante per conoscere meglio la propria fede e per affrontare in modo adeguato le sfide del mondo d’oggi con tutti i nuovi problemi che vengono posti dalla bioetica o da leggi permissive e prive di riferimenti etici. Di fronte alle sfide moderne, sarebbe assurdo pensare di ritornare al passato, bensì è necessario il coraggio di stare nel presente portandovi la novità del Vangelo.
Il nostro incontrarci è già una sinodalità in atto e un modo per cercare di superare le relazioni rarefatte, i rallentamenti nella vita ecclesiale, il silenzio o l’inesistenza di non pochi Consigli pastorali. Un segno che è stato dato in maniera inequivocabile durante la pandemia è stato quello della carità che ha continuato ad essere vissuta grazie in particolare alla Caritas diocesana che è stata di stimolo per molte persone.
E’ stato ribadito più volte che occorre camminare insieme con le altre parrocchie. Alcune esperienze di incontro interparrocchiale sono state positive. C’è bisogno di essere incoraggiati per andare seriamente verso questa direzione di incontro e di collaborazione interparrocchiale.
Un esempio bello che ci sta donando fiducia è la proposta di un catechismo condiviso e uguale per tutta la diocesi. I nuovi catechismi per l’iniziazione cristiana dei fanciulli, infatti, sono un segno molto bello di comunione ecclesiale; sono il segno di una bella relazione ecclesiale che ha fatto germogliare e maturare questi strumenti; una relazione che va sempre più incentivata.
- La partecipazione alla vita della Chiesa delle Aggregazioni laicali e dei Religiosi/e
Caritas e Azione Cattolica sono stati due ambiti in cui si è fatta esperienza positiva di condivisione e di cammino insieme. E’ fondamentale accogliere la forza dello Spirito e sperimentarla nella preghiera comune, nella formazione personale e comunitaria e nello scambio di esperienze. E’ ovvio che le difficoltà nel camminare insieme sono inevitabili: occorre essere sempre consapevoli che siamo tutti impegnati a servire e che le categorie proprie del mondo civile, culturale e politico non sono le categorie della realtà ecclesiale. Se siamo alla sequela del Signore, non ci deve essere la mentalità del “potere”, ma del servizio all’unità da parte di tutti e in particolare del clero. Non dobbiamo avere paura del confronto reciproco. C’è necessità di ascoltare tutti, dentro e fuori la Chiesa perché lo Spirito non è costretto da nessun limite. Vivere la vita cristiana significa non soltanto frequentare la Messa domenicale, ma partecipare attivamente alla vita della comunità, non cercando l’efficienza dell’agire quanto piuttosto la vera comunione.
Non sono mancate alcune testimonianze circa l’esperienza fatta nel cammino neocatecumenale di attenzione verso la cura dei giovani, per ovviare al pericolo di invecchiamento della chiesa. Il cammino neocatecumenale è un cammino di gioia che scaturisce dall’annuncio di Cristo morto e risorto. La sua porta è spalancata verso i lontani e risponde al bisogno che c’è di una catechesi seria per gli adulti e per i lontani dalla fede. Rimane comunque la domanda fondamentale: in che modo è possibile coinvolgere le persone nella vita delle nostre comunità? L’ascolto reciproco è il preludio necessario a relazioni significative interpersonali e comunitarie.
E’ stato evidenziato che il metodo scout si avvale idealmente e concretamente dell’esperienza del “cammino” come modalità tipica di formazione per gli aderenti allo scoutismo, nell’essenzialità, nell’andare insieme, nel pregare insieme e nel servire insieme in esperienze di carità.
In Pisa occorre ricordarci della presenza degli studenti stranieri che spesso vivono nella solitudine e che hanno bisogno non solo di aiuti materiali, ma soprattutto di attenzione e di ascolto (Esperienza del Centro Sante Malatesta in San Frediano). “Vieni e vedi”: occorre sempre un invito rivolto alle persone in presa diretta, accogliendole con attenzione d’amore.
Una esperienza significativa nella vita della nostra Chiesa che è stata ricordata è stata la Missione diocesana per il giubileo del 2000, come la preparazione per il Sinodo sulla Famiglia in cui si è sviluppata una bella collaborazione tra laici, sacerdoti e religiosi, ciascuno portando i propri doni, come avviene anche in famiglia nella quale a volte anche se non si è d’accordo, è importante che si voglia andare d’accordo. Si raccomanda che le proposte pastorali che vengono fatte siano progressive e adattate alla situazione delle persone concrete, come nel caso delle giovani famiglie (Vedi esperienza dei “nonni adottivi”).
E’ sicuramente da rivalutare la presenza della Vita Consacrata all’interno delle Unità Pastorali, come tesoro prezioso da condividere.
Altra attenzione deve esserci soprattutto verso i ragazzi e i giovani che stanno cercando spazi nei quali vivere esperienze comuni e dove ritrovarsi (oratori). Per la catechesi è da sottolineare la valenza del “camminare dietro a Gesù” per una vera esperienza di incontro con lui. Al centro di tutto ci deve essere Gesù; infatti, se ci dimentichiamo della dimensione soprannaturale, tutto si abbassa al minimo.
Da parte della comunità cristiana occorre attenzione a ciò che avviene nel mondo attorno a noi e in particolare nella cultura contemporanea: è fondamentale ascoltare per cogliere il senso di ciò che avviene e si fa nelle altre realtà della vita sociale. L’immagine delle porte aperte delle chiese, per una maggiore circolazione d’aria fresca, in questo tempo di pandemia, può aiutarci a comprendere che fra mondo e chiesa deve esserci relazione; la chiesa offre al mondo l’azione di salvezza e il mondo presenta alla chiesa l’ambito in cui questa salvezza deve arrivare. Lo Spirito di Dio infatti agisce ovunque e senza alcuna barriera.
Molto spesso è difficile realizzare l’incontro tra chi, come cristiano ha la missione di annunciare Gesù e il suo Vangelo, e chi è destinatario di tale messaggio. Sembra che l’indifferenza abbia la meglio sul desiderio di ascoltare questo annuncio. Che cosa fare dunque? Una esperienza che apre il cuore è la gioia dell’incontro con Gesù che possiamo toccare con mano in molti eventi diocesani che ci permettono di incontrarci intorno al Signore; c’è però da domandarci: in che modo fare percepire la stessa gioia a chi non partecipa?
Un’altra opportunità su cui specialmente i giovani sono sintonizzati è l’impegno a “custodire il creato”: si tratta di una strada aperta che come comunità cristiana siamo chiamati a percorrere con maggiore coraggio. Significative sono alcune esperienze a questo proposito come il “Movimento Laudato si” per apprendere e far conoscere quel nuovo stile di vita che permette di ascoltare il grido della terra e dei più poveri.
- Rivisitazione delle attività pastorali ordinarie
Per camminare in maniera adeguata occorre conoscere la meta alla quale siamo diretti. La strada sulla quale siamo chiamati a camminare è Cristo Gesù ed insieme è la meta verso la quale dirigerci. In che modo possiamo portare a tutti la parola di Gesù? Nella catechesi della Cresima è necessario sostenere le relazioni per recuperare la dimensione comunitaria “smarrita” nel tempo della comunicazione a distanza; così come è fondamentale recuperare le relazioni con le famiglie (Molto opportune le proposte che vengono dalla Pastorale diocesana per la Famiglia). Nella preparazione dei nubendi al matrimonio, è importante mantenere i legami che si creano, anche dopo la celebrazione del sacramento. Si tratta di trovare il modo giusto anche per aprire la vita parrocchiale alle relazioni esterne, coniugando sempre relazione e speranza.
Stiamo camminando tutti in cordata verso la vetta: per arrivare tutti bisogna che i primi sappiano attendere anche gli ultimi e che gli ultimi non si attardino inutilmente. Alla meta occorre arrivarci insieme, con uno stile non frettoloso, andando adagio per non trascurare nessuno perché chi rimane indietro alla fine si ritrova “scartato”. Ciò si evita soprattutto stando con i poveri. In tutto ciò non mancano né paura, né pigrizia: per questo abbiamo bisogno di essere incoraggiati e di essere rafforzati nella speranza, ricordando che non si parte da zero, perché in realtà molte sono le esperienze positive in atto da tempo anche nelle comunità più piccole.
Occorre promuovere una rinnovata riflessione circa il ruolo del laico nella Chiesa, sulla vocazione che egli ha ricevuto e sul nucleo portante che è all’interno della sua stessa vita. Insieme ai luoghi della preghiera è importante offrire anche luoghi nei quali sia possibile rileggere la propria vita alla luce della Parola di Dio. Insieme alla rilettura del valore del laicato, non dobbiamo dimenticare una seria rilettura e valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa.
Proprio perché c’è già una storia in atto e mai si parte dal nulla è da sottolineare il valore delle iniziative già in essere a livello di vicariato come la preparazione dei nubendi al matrimonio, la pastorale della famiglia e quella giovanile. Una delle sfide sulle quali mantenere grande attenzione è quella dell’accompagnamento delle coppie al matrimonio e nel percorso di vita coniugale: c’è bisogno di provvedere ad una sempre migliore formazione degli operatori di pastorale della famiglia, di avvicinarci alle nuove coppie con le parole giuste e soprattutto con la Parola di Dio, ricordando che sono ben poche le coppie che chiedono il matrimonio cristiano e che già vivono una costante esperienza di Chiesa. Una via da percorrere è sempre quella che parte dai problemi di vita delle persone, mettendoli a confronto poi con la Parola di Gesù che illumina e permette di coglierne il senso più vero.
Una difficoltà che spesso dobbiamo affrontare è quella di conciliare la vita familiare con quella ecclesiale, così come una residua chiusura locale in forme di campanilismo inconcludente. Ciò che vale di più è la cura delle relazioni dentro e fuori la compagine ecclesiale e l’attenzione ad entrare in dialogo con tutti, facendo sì che le parrocchie siano sempre più luogo in cui ci si accompagna reciprocamente sulla via del Vangelo e non soltanto tra realtà di vita similari, bensì anche e soprattutto facendo incontrare e camminare insieme le varie generazioni di età e condizioni di vita diverse. La relazione trova altresì nutrimento se cresce e si sviluppa una chiesa gioiosa e non una chiesa noiosa.
Camminare insieme per l’annuncio del Vangelo implica una continua riscoperta della Parola di Dio che prepari all’Eucaristia e che spinga poi ad “uscire” per andare incontro a tutti sia a livello personale che comunitario. Si è notato un affievolimento nella lettura comunitaria della Parola di Dio (centri di ascolto della Parola di Dio) e nel desiderio di metterla a confronto con la vita personale e comunitaria perché si sviluppi il calore della fede.
Viene sollecitata una vita liturgica che sia meno fredda e stereotipata, bensì più calda e partecipata in modo che le stesse celebrazioni non si limitino solo al momento rituale, ma possano diventare anche occasione di incontro fraterno in una conoscenza interpersonale più forte e cordiale.
Non dobbiamo dimenticare che è fondamentale camminare insieme anche con chi è ammalato: anche il malato fa parte della comunità ecclesiale e le singole comunità cristiane dovrebbero essere molto più attente ai loro malati e anziani: questa attenzione è premessa importante per una vera esperienza di fraternità.
Nel mondo della sanità sarebbe importante che ci fosse una attenzione specifica soprattutto per chi inizia il cammino nell’arte medica e infermieristica: sono due contesti che offrirebbero spazi importanti in cui far risuonare il messaggio di Gesù: non devono spaventare critiche e obiezioni che si rivolgono alla Chiesa anche per i tanti scandali che sono accaduti; ciò che conta è il modo del nostro relazionarci che pregiudica risposte positive o il rifiuto nei confronti della proposta cristiana.
- Le Unità Pastorali e i Vicariati
Il cammino fatto per la costituzione delle Unità Pastorali non può essere messo da parte anche se non sono mancate e non mancano difficoltà oggettive soprattutto quando una Unità Pastorale vede la presenza di più parroci. Là dove l’esperienza procede si sperimenta anche una grande gioia: la sinodalità si tocca con mano nel desiderio di camminare insieme che è sempre frutto dell’azione dello Spirito che chiama all’unità e alla vera comunione. E’ necessario continuare ad insistere sulle Unità pastorali per una pastorale unitaria e non uniforme, perché ci sia arricchimento reciproco tra le diverse parrocchie.
Anche le associazioni sono ricchezze da valorizzare, così come sono da promuovere le peculiarità laicali che hanno bisogno di essere maggiormente coinvolte nella vita ecclesiale, per una più reale comunione all’interno della Chiesa e per un più nitido sguardo che sappia vedere e discernere la vita del mondo con i suoi problemi e le sue istanze, sempre guidati dalla luce dello Spirito.
Sempre a proposito delle Unità pastorali, c’è da cogliere il valore del servizio dei laici in una pastorale davvero condivisa secondo le indicazioni del vescovo. E’ necessario partire da ciò che siamo e non tanto da ciò che vorremmo essere, per non illuderci e nemmeno deprimerci.
E’ stata rilevata la problematicità data dalle chiese chiuse e dalle parrocchie senza presenza di parroco residente. E’ sorta infatti la richiesta di individuare laici per tenere aperte le chiese e per rispondere ai bisogni di carità che provengono dal territorio. Un ascolto che non si traduca in azioni concrete è insignificante rispetto all’annuncio del Vangelo.
E’ stato ricordato quanto afferma Papa Francesco in E.G.: “Il tempo è superiore allo spazio”. Se nel passato le proposte pastorali erano mirate verso i singoli aspetti della vita, oggi dovremmo avere orizzonti più ampi. Ciò significa che l’ascolto deve estendersi oltre i limiti dei gruppi o delle realtà strettamente ecclesiali. Per ascoltare davvero, al centro dell’attenzione dobbiamo mettere le persone che vogliamo incontrare, mostrando fiducia nel domani per non volgerci a ripetere il passato che non ha più incidenza nell’oggi. Il Vangelo ci chiede di andare ai crocicchi delle strade per riconoscere là i segni della presenza dello Spirito, con un linguaggio che sappia entrare in rapporto con la persona in tutta la sua integrità. Siamo pronti a chiederci se ci sono cose di cui non abbiamo più bisogno, per dare spazio a ciò che viene suscitato dallo Spirito?
Non è facile camminare insieme. Una comunità formata da persone di tutte le età, coesa e che si occupa realmente dei ragazzi è una premessa indispensabile, tenendo presente che il primo ambito in cui si trasmette la fede è la famiglia. La comunione non può crescere se non nel sacrificio, nel dono di sé e nel superamento di sentimenti di invidia degli uni nei confronti degli altri, anche all’interno del clero. Per questo occorre promuovere momenti di comunione e di relazione anche dal basso e non solo programmati dall’alto.
Diverse sono le occasioni di vita diocesana che ci permettono di assaporare la gioia del nostro essere di Cristo nella Chiesa: gli incontri diocesani dei catechisti, la benedizione annuale dei fidanzati e degli sposi in cattedrale, la Scuola di Formazione Teologico Pastorale, sono momenti per i quali c’è da benedire il Signore, non esclusi momenti di preghiera e di formazione anche a livello di vicariato. Sono momenti in cui ci sentiamo uniti pur conservando ognuno le proprie peculiari diversità sperimentiamo che queste non sono ostacolo all’unità bensì ricchezze da condividere.
Qualche volta la ricerca di elaborare un cammino di Chiesa in uscita può essere letto come un modo di evadere dalla Chiesa. Se questo accade: cosa fare? L’andare da soli non paga mai e sicuramente chi si chiude su se stesso non sopravvive: è dunque importante che non trascuriamo mai di fare verifica, insieme, del cammino fatto, con l’umiltà di cambiare ciò che invece di creare relazioni più larghe e più profonde restringe la possibilità di salvaguardare e di custodire lo spirito di comunione ecclesiale.
Si ritiene importante in questa fase di ascolto di prendere le mosse dall’esperienza in cui ciascuno vive. Per quanto riguarda l’ambito della catechesi è necessario considerare sia il “dare catechesi” sia il “riceverla”. Nel fare catechesi è fondamentale entrare in contatto con le famiglie ed acquisire la loro fiducia e poi operare in modo tale da dare spazio all’azione dello Spirito Santo che non può e non deve essere mortificata. In quanto alla recezione, viene portata la testimonianza del valore dell’esperienza delle “10 Parole” con la quale si tiene conto del vissuto personale di coloro che vi partecipano.
Il fatto di un protagonismo che riguarda ogni battezzato non annulla il valore del compito di guida affidato da Gesù agli apostoli e ai loro successori che hanno la missione di insegnare, santificare e governare, in spirito di collaborazione e di corresponsabilità con ogni membro della Chiesa.
Non è facile ed è faticoso essere coerenti con la propria fede nell’esercizio del proprio lavoro (ambiente medico) anche a proposito del bene sommo della vita. Aiutano il cammino personale di ciascuno le esperienze che si fanno insieme come chiesa diocesana: tali momenti sono un grande sostegno e possono rappresentare una opportunità per molti che non hanno alcuna idea di come si realizzi la vita della Chiesa al di là delle esperienze limitate ai confini parrocchiali. Per questo però è fondamentale non lasciarsi catturare dall’idea dell’aziendalismo che guarda ai numeri e al profitto. Solo questo superamento permette di coniugare in maniera adeguata il piccolo e il grande senza mortificare l’uno e senza ingigantire l’altro. ma perché tutto sia in armonia reciproca.
Si chiede che ci siano spazi in cui si possa sperimentare la carità vissuta, come ad esempio una “casa della carità” che sia spazio aperto per poter toccare con mano come ci si possa mettere a servizio del prossimo, dando una mano a chi ha più bisogno.
In un tempo di individualismo come il nostro, per camminare insieme c’è bisogno di “chiamarci” gli uni gli altri, cioè occorre curare con attenzione il coinvolgimento di chi è ai margini: bisogna avere il coraggio di chiamare anche per far crescere la “voglia di partecipare” come espressione di un vero e proprio invito da rivolgere personalmente al prossimo. C’è nelle nostre comunità questo coraggio vocazionale?
In questo momento non dobbiamo avere paura di porre e di porci molte domande: quale è il nuovo che cerchiamo? Cosa fare per raggiungere il prossimo? Come far sì che le nostre comunità si aprano verso il mondo così da interagire con tutti? Per portare l’annuncio ovunque è da tenere presente l’esperienza dei due discepoli di Emmaus quale paradigma del nostro camminare insieme. Come costruire veri momenti di incontro in cui non venga meno la speranza? Come innamorarci sempre di nuovo di Gesù? Come aiutarci a vicenda per crescere nella fede? Non succede forse che molte remore provengano, per tutti, dal timore di perdere il pezzetto di potere che ciascuno stringe nelle proprie mani?
Importante è non ridurre questo evento sinodale ad un fatto di immagine come quando si guarda la bella facciata di una chiesa ma non ci si entra dentro. Può essere una opportunità vincente un dialogo sempre più forte tra ministri ordinati e fedeli laici, ricordando che molte cose si giocano nel cammino formativo dei nuovi preti e diaconi che debbono essere educati a saper dialogare con tutti.
- L’itinerario da percorrere
E’ ovvio che il cammino che ci sta davanti non sarà facile; si tratta di un percorso esigente, ma anche entusiasmante che dobbiamo percorrere insieme. Non vogliamo che diventi una corsa affannosa, ma neanche che si riduca ad un pro forma inconcludente.
Nel Consiglio Pastorale diocesano abbiamo stabilito di muoversi con le modalità che ora descriverò sommariamente e che renderò note a tutti coloro che hanno dato la propria mail nelle Assemblee Pastorali di vicariato.
Il lavoro sarà guidato da un delegato dell’Arcivescovo che ho individuato in don Emanuele Morelli, Direttore della Caritas diocesana e sarà affiancato da una donna. Insieme coordineranno l’operatività nei vicariati con la responsabilità dei Vicari Foranei coadiuvati dalle Segreterie di vicariato composte dal presbitero membro del Consiglio Presbiterale e dai due laici che rappresentano il Vicariato nel Consiglio Pastorale diocesano, nonché da altri eventuali membri a norma delle Linee Guida pubblicate nello scorso mese di luglio.
Sarà cura della Equipe diocesana che verrà costituita, comunicare a tutti i vari passi che verranno compiuti e indicare gli adempimenti necessari perché possa svilupparsi ovunque un serio lavoro di ascolto e di elaborazione di indirizzi operativi che non varranno soltanto per dare il nostro contributo al Sinodo dei Vescovi o al cammino voluto e previsto dalla Conferenza Episcopale Italiana, bensì soprattutto per il cammino futuro della nostra Chiesa diocesana.
Ringrazio tutti per la vostra paziente attenzione e ci accingiamo a prepararci alla celebrazione dell’Eucaristia durante la quale, presenteremo e offriremo al Signore, insieme al pane e al vino, il nostro lavoro, il nostro impegno e la nostra generosa disponibilità, invocando per tutti noi l’abbondanza della grazia dello Spirito Santo.
