il portale della Chiesa Pisana

Vita Nova del 3 Luglio 2022

È in arrivo nelle case degli abbonati e nelle parrocchie il numero del settimanale Toscana Oggi datato domenica 3 luglio 2022. Qui trovate la prima pagina del dorso diocesano di Pisa.

Quattro vescovi e duecento e più coppie di sposi provenienti dalle diocesi di Pisa, Lucca, Massa Carrara-Pontremoli, San Miniato e Volterra sono convenuti – rosario in mano – domenica scorsa nella cattedrale di Pisa a conclusione dell’incontro mondiale delle famiglie – ospitato a Roma e, in contemporanea, nelle diocesi di tutto il mondo – e del quindicesimo pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia promosso dall’ufficio nazionale di pastorale della famiglia della Cei, dal Forum nazionale delle associazioni familiari e da Rinnovamento nello Spirito. Ci raccontano tutto Maria Rita Battaglia e, con le immagini, Gabriele Ranieri.

«Ogni storia d’amore, ogni matrimonio, pur tra mille contraddizioni e ferite è una storia di salvezza». Ne sono convinti i fondatori del Centro di formazione Betania, un servizio della Pastorale familiare della diocesi di Roma, i coniugi Claudio Gentili e Laura Viscardi. Claudio, direttore di <La Società>, rivista scientifica di dottrina sociale della Chiesa della Fondazione Toniolo di Verona, e la moglie Laura, teologa, sono sposi da 44 anni e nonni di tre nipoti. Dal 2004 accompagnano le coppie  cristiane – ma non solo – nel «dopo» matrimonio; perché il «prima» dei corsi prematrimoniali in parrocchia è una cosa, il bello viene poi, al rientro dalla luna di miele. Dopo quattro libri e altrettanti percorsi per gli sposi che tante realtà ecclesiali in Italia hanno adottato stabilmente, l’ultimo, «I percorsi di Betania. Il metodo», edizioni San Paolo, è stato dato alle stampe giusto alla vigilia dell’uscita del documento «Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale. Orientamenti pastorali per le chiese particolari» del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; poco male: entrambi, ognuno per la sua parte, sono frutto dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. I coniugi Gentili lo hanno presentato nei giorni scorsi a Lucca, alla presenza dell’arcivescovo Paolo Giulietti, nel corso del convegno interdiocesano «L’amore familiare modello di sinodalità della Chiesa» cui hanno partecipato anche molte famiglie pisane.

Il Gioco è tornato. Dopo le due edizioni saltate per la pandemia, Pisa si è riappropriata della sua manifestazione storica, simbolo del Giugno Pisano. Il Gioco del Ponte è ripartito da dove lo avevamo lasciato: da Tramontana, cioè, che come nel 2019 ha vinto per 4 a 2 conquistando l’ennesima vittoria di questo secolo, dominato dalla parte boreale con 15 vittorie contro le 3 di quella australe.
Ma molte cose sono cambiate nel frattempo e c’era molta curiosità di vedere come la città e i protagonisti sarebbero ripartiti dopo questo stop forzato. Va detto subito che lo spettacolo c’è stato, il pubblico era numeroso e caldo come ce lo ricordavamo, la sfilata bellissima con i costumi rimessi a nuovo, e le sfide avvincenti. Ma su tutta la lunga serata ha pesato la questione Sant’Antonio, la squadra di Mezzogiorno che non ha sfilato e non si è presentata al carrello per un problema di visite mediche. Non si era mai visto, almeno dalla prima edizione dopo la ripresa, quella del 1982 di cui si celebrava proprio il quarantesimo anniversario, che una squadra non sfilasse e non combattesse. La cronaca della manifestazione è affidata ad Alessandro Banti.

Una proposta di pace europea, capace di coinvolgere il maggior numero possibile di organizzazioni internazionali, l’Onu e soprattutto la governance dell’Unione, chiamata ad assumersi al più presto la responsabilità di un’intermediazione a favore del cessate il fuoco in Ucraina: è l’obiettivo dell’appello firmato, tra gli altri, dal Consiglio italiano del Movimento Europeo, dall’Associazione partigiani (Anpi), dall’Arci e dalla Rete disarmo. Presentato nei giorni scorsi  a Roma nella sede dell’ufficio italiano del Parlamento Europeo, il documento punta alla costruzione di un tavolo di pace simile a quello che portò agli accordi di Helsinki del 1975, dove però i protagonisti sulla sponda occidentale delle trattative furono gli Usa.

Il documento è stato presentato venerdì sera al teatro Era dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio (che quell’appello l’ha firmato) in un incontro promosso dalla Tavola della pace e della cooperazione ed ospitato nel teatro Era a Pontedera. 
Molti i temi toccati nell’intervista condotta dai giornalisti Andrea Bernardini ed Alessio Giovarruscio ed animato dal musicista Leonardo Pieruzzi: la difficoltà a separare il grano dalla gramigna quando la propaganda spinge per una distorta narrazione del conflitto.  La scelta di Nato, Europa e Italia di inviare armi all’Ucraina (e di continuare a fare affari con la Russia). La  legittima difesa e la non violenza. La ricchezza dell’Ucraina (e gli appetiti da essa scatenati). La corsa dei prezzi addebitata alla guerra e la speculazione dei fornitori. «Armi più armi uguale più guerra» e non il contrario, il pensiero di Tarquinio, che ha dato conto dell’atteggiamento di papa Francesco, che sin da subito ha cercato di proporsi come mediatore per una risoluzione pacifica del conflitto. 
A Marco Tarquinio l’artista pisano Andrea D’Aurizio – che ha un laboratorio a Pietrasanta – ha fatto dono di un’opera artigianale, raffigurante un cavallo (simbolo di guerra) trainato da una colomba, icona di pace. 
L’incontro al teatro Era con Marco Tarquinio era stato preceduto, nel tardo pomeriggio  da un incontro pubblico (con inizio alle ore 18.45) – coordinato da Roberto Cerri – in cui i sindaci di diversi comuni hanno parlato della vocazione alla pace del territorio della Valdera. E hanno reso ragione della scelta di quattordici consigli comunali della Valdera che, all’unanimità, hanno aderito alla campagna nazionale «Italia ripensaci!» con cui hanno invitato il governo italiano ad aderire al trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari. Donatella Daini dà conto della serata a pagina V del dorso diocesano del settimanale.

Un importante anniversario è stato celebrato lo scorso sabato 18 giugno, nel cuore della nostra città. Si tratta del 60° anno della consacrazione della monumentale chiesa – convento di San Francesco all’attività parrocchiale. Ne parla Fabio Gioffré a pagina VI del settimanale.
Nel mese di marzo del 1962 – con grande soddisfazione e senso di gratitudine dei pisani – ebbe infatti inizio l’attività pastorale. Il convento era già ben noto alla città in quanto nell’immediato dopo guerra, tra 1945 e il 1968, fu eretto a «Città dei Ragazzi»: fu un luogo dove si praticò grande solidarietà e carità francescana grazie all’opera del bene amato padre Bruno Fedi, frate minore conventuale che «aiutò centinaia di giovani sradicati dalle loro famiglie dalla bufera della guerra formandone cittadini onesti e operosi», come si legge nel busto e marmo commemorativo a lui dedicato deposto all’interno del chiostro.
Ma il complesso conventuale ha origini ben più lontane nel tempo, ed ha un’importanza storico artistica di elevato rilievo per la città di Pisa. La chiesa di San Francesco, imponente e di maestose dimensioni è la seconda più grande della città, preceduta solo dalla cattedrale situata in Piazza dei Miracoli.
La chiesa e l’attiguo convento durante i secoli trascorsi, furono ampliati, restaurati in più riprese e modificati. Se ne hanno notizie sin dal 1233, quindi pochi anni dopo la morte dell’amato Santo Francesco (1226) a cui fu intitolata. Un luogo intriso di francescanesimo che subì incredibilmente anche una sconsacrazione nel 1863. La chiesa e l’ampio spazio conventuale del chiostro furono adibiti a caserma militare, ed il complesso fu per intero trasformato in magazzino di proprietà del Regio Demanio. Le imponenti opere d’arte sacra esposte sulle pareti della chiesa, furono ritirate dalle nobili casate pisane che nei secoli li tenevano in esposizione.
Una storia secolare e travagliata per questo luogo di grande francescanesimo. Venendo ai giorni nostri il recente anniversario è stato vissuto con un po’ di amaro in bocca, in quanto la chiesa è chiusa da oltre sei anni, perché pericolante.

L’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto durante la messa commemorativa celebrata all’aperto, in un’ala del chiostro, ha ben ricordato quanto la situazione di stallo dei lavori di restauro, privino la città di un luogo sacro così importante e ricco di storia.

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