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Vita Nova del 9 Gennaio 2022

IN USCITA IL PRIMO NUMERO DELL’ANNO DI TOSCANA OGGI/VITA NOVA
È in uscita il primo numero dell’anno di Toscana Oggi. Sotto trovate la prima pagina del dorso diocesano. La foto di copertina è collegata ad una iniziativa editoriale: gli abbonati al settimanale riceveranno, in abbinamento al numero del 9 gennaio 2022, il calendario realizzato dalla compagnia di San Ranieri. Quest’anno il calendario è dedicato alle vetrate medievali della Cattedrale, a quelle poche sopraggiunte a noi dopo il tremendo incendio del 1595, <in grado tuttavia di consentire agli studiosi di cogliere il ruolo primario svolto da Pisa nell’arte vetraria in quel periodo> affermano le studiose Maria Luisa Ceccarelli Lemut e Gabriella Garzella. <Le vetrate narrano alcune storie dell’Antico Testamento: ideate a istruire ed educare il popolo di Dio che all’epoca non sapeva leggere, ancora oggi trasmettono il messaggio della grandezza del progetto salvifico di Dio per l’Umanità> afferma Monsignor Giuliano Catarsi, correttore della Compagnia di San Ranieri. Le immagini, realizzate dal fotografo Nicola Gronchi, sono pubblicate per gentile concessione dell’Opera della Primaziale Pisana. Il progetto grafico è di Andrea Lombardi, i testi e le spiegazioni delle professoresse Gabriella Garzella e Maria Luisa Ceccarelli Lemut.

Entra nel vivo – con l’incontro delle segreterie di vicariato convocato per domenica 9 gennaio alle ore 15.30 nel seminario arcivescovile di Pisa – la fase diocesana del cammino sinodale. Don Emanuele Morelli, 60 anni, originario di Bientina, direttore della Caritas diocesana, insieme con Silvia Nannipieri, incaricata diocesana per l’Ecumenismo ed il dialogo interreligioso sono i delegati arcivescovili per il cammino sinodale apertosi ufficialmente lo scorso 17 ottobre in Cattedrale. Don Emanuele e Silvia saranno affiancati in questo loro servizio da una équipe diocesana, composta da altre 7 persone. Andrea Bernardini ha intervistato don Emanuele Morelli per aiutare i lettori ad entrare più e meglio nello spirito del cammino avviato dalla Chiesa diocesana.

«Sembra quasi un controsenso celebrare il “Te Deum” di ringraziamento in un tempo come è quello che stiamo vivendo, con una recrudescenza della pandemia che pensavamo di poterci lasciare alle spalle. Tutto è messo in discussione: la salute di tanta gente in tutto il mondo; la possibilità di vivere la propria dignità umana attraverso il lavoro che per tante categorie di persone è a rischio o è già stato perduto; la gioia di potersi incontrare liberamente intorno ad una tavola e fra amici; la possibilità di trascorrere un periodo di vacanza senza dover temere di trovarsi poi in quarantena; in una parola: la possibilità di vivere serenamente quanto eravamo abituati a programmare e a realizzare fino a due anni or sono»: così l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto in occasione dell’ultima concelebrazione eucaristica dell’anno 2021, da lui presieduta in Cattedrale. «Non manca chi, stasera, vorrebbe poter dimenticare tutto ciò che è accaduto e voltare pagina, magari ritornando alla spensieratezza delle feste per l’ultimo dell’anno 2019, quasi cancellando ciò che ancora ci sovrasta e che sentiamo quale pericolo incombente su ciascuno, sulle nostre famiglie e sull’intera società mondiale. Ma non è dimenticando o facendo finta che tante difficoltà che ci opprimono, non siano reali – ha osservato l’Arcivescovo che è possibile voltare pagina; anzi, penso che solo affrontando in maniera diretta, non da soli, ma insieme, i problemi che ci attanagliano sia possibile andare oltre e superare nel modo giusto quanto ci sta creando fatica e sfinimento soprattutto per la capacità di sperare nel futuro».

«Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Da queste parole, tratte dal Libro dei Numeri, l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto – lo scorso 1 gennaio 2022 – ha tratto lo spunto per spiegare al popolo dei fedeli riunito in Cattedrale il messaggio che Papa Francesco ha rivolto a tutto il mondo in occasione della 55^ Giornata mondiale della pace. Una giornata istituita nel 1967 da papa Paolo VI, che decise di dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace: «Sarebbe Nostro desiderio – scrisse, allora, papa Montini nel suo messaggio – che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa – all’inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo – che sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire». Così dal primo gennaio 1968 ogni anno tutti i pontefici hanno voluto celebrare con un proprio messaggio questa giornata. Quest’anno le parole di Papa Francesco suonano come cammino da fare insieme, anche se in tante parti del mondo questo appello è soffocato dal clamore dell’odio, dell’ostilità e della guerra che minano sempre più quella condizione solidale di cui tutti abbiamo bisogno. Nel suo messaggio – ha affermato monsignor Giovanni Paolo Benotto – il Papa ha indicato tre vie per la costruzione di una pace duratura. Se da un lato è necessaria «un’architettura» in cui i capi degli stati e delle istituzioni internazionali sono chiamati a costruire la pace, dall’altro c’è anche un «artigianato» della pace che coinvolge ciascuno di noi nelle proprie relazioni interpersonali. Ecco allora la prima via: il dialogo fra le generazioni. Ci racconta tutto Gabriele Ranieri a pagina IV del settimanale.

«È un piccolo miracolo quello che succede ogni pomeriggio nelle classi dove facciamo le lezioni della Scuola di italiano per stranieri» racconta Teresa Berni, insegnante: «quando le persone cominciano a condividere esperienze ed esigenze, e lo fanno in italiano, e non nella lingua madre, avviene qualcosa che chiamerei “interruzione della solitudine”. È l’aspetto umano dell’esperienza formativa». Il piccolo miracolo si verifica al Cif Comunale di Pisa, da poco presieduto da Patrizia Di Giuseppe, nella sezione insegnamento della lingua italiana del Centro italiano femminile. Maria Rita Battaglia ha incontrato docenti e discenti dei corsi del Cif, che ormai vantano una lunga tradizione.
Miete vittime su vittime, nel silenzio assordante dei media: stiamo parlando della malaria, di cui – nel solo 2020 – si sono contagiate ben 241 milioni di persone e per la quale sono morti 627mila uomini, donne, bambini. Nel Sud Sudan, ad esempio- secondo Medici con l’Africa Cuamm – le autorità sanitarie hanno registrato lo scorso anno ben 331mila casi di malaria e 243 morti. Di questi 128mila erano bambini con meno di cinque anni, 114 dei quali sono morti. E proprio in Sud Sudan sono stati, nei mesi scorsi, Valentina Mangano e Marco Prato ricercatori di parassitologia umana dell’ateneo pisano. Durante la loro missione i due ricercatori pisani hanno intrapreso uno studio epidemiologico sulla malaria che andrà avanti fino a giugno 2022 e che interesserà i bambini al di sotto di cinque anni di età e le donne in gravidanza, il target di popolazione maggiormente a rischio di contrarre e sviluppare forme gravi della malattia. Di tutto questo parla Andrea Bernardini a pagina VI del dorso diocesano.

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