il portale della Chiesa Pisana

I. Introduzione

“Una Chiesa con le porte spalancate”

Piano Pastorale 2014- 2019


 I

Introduzione
«UN CUOR SOLO ED UN’ANIMA SOLA»
(Atti degli Apostoli 4,34)

            Quando cerchiamo nel Nuovo Testamento una immagine che ci permetta di cogliere in un unico sguardo la vita e l’identità della Chiesa delle origini ci vengono in mente due quadri che Luca presenta rispettivamente al capitolo 2 e 4 degli Atti degli Apostoli;

«Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.» (Atti 2,42-47).

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli

davano testimonianza della risurrezione di Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.» (Atti 4,32-35) .

            Alle parole di Luca, possiamo opportunamente aggiungere anche quanto Pietro scrive ai suoi cristiani nella sua prima lettera: «Avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo […]. Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo eravate non popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.» (1Pt 2,4-5; 9-10).

            L’immagine che risulta da questi testi è ampia e completa: davvero la Chiesa si manifesta nella sua realtà di mistero che viene dall’alto e di vita di relazione che abbraccia uomini e donne credenti in Gesù morto e risorto, anche se la parola chiesa non è mai presente. Infatti, si può parlare di Chiesa senza nominarla e si può nominarla senza riuscire a descriverla in maniera appropriata.

            È questo il grande problema di ogni epoca e di ogni generazione cristiana: si può descrivere anche minuziosamente ogni possibile aspetto

dell’identità della Chiesa senza riuscire a trasmetterne il senso più vero e si può invece farne cogliere l’essenza più profonda senza neppure rammentarne il nome. Una difficoltà che nel nostro tempo sembra crescere a dismisura e che ci sollecita, come Chiesa pisana, ad affrontare questo tema mettendolo a fuoco nel quinquennio che ci sta davanti.

 

Le ragioni di una scelta

            Redigere un Piano Pastorale Diocesano significa scegliere un filo conduttore che guidi la comunità diocesana, in tutte le sue espressioni, nelle scelte pastorali che è chiamata a compiere in ordine all’annuncio del vangelo e alla catechesi, alla liturgia e alla celebrazione dei sacramenti, alla testimonianza della carità e alla animazione cristiana della vita sociale, culturale e politica, volendo privilegiare un particolare angolo visuale, senza per questo trascurare quanto da sempre la comunità ecclesiale sta portando avanti nella sua azione di servizio a Dio e ai fratelli.

            Ciò che ci ha sollecitato a scegliere il tema della Chiesa è prima di tutto un fatto contingente che non può essere dimenticato dalla comunità ecclesiale pisana: il novecento cinquantesimo anniversario della posa della prima pietra del nostro Duomo che ricorre in questo anno 2014 e il nono centenario della sua dedicazione ad opera di Papa Gelasio II che cadrà nel prossimo 2018. Due avvenimenti storici che sembrano estremamente lontani da noi, ma che in realtà sono alla base di quel “segno” stupendo e ineguagliabile che è la nostra Cattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa madre di tutte le nostre piccole o grandi, antiche o recenti chiese delle nostre comunità parrocchiali diffuse sul territorio diocesano.

            Se il “segno” del primo e del più straordinario dei “miracoli” che fa della piazza del Duomo di Pisa un luogo unico, è la Primaziale dove il vescovo ha la sua cattedra e dove ogni fedele della Chiesa pisana sente di avere le proprie sorgenti, la stessa architettura del nostro Duomo ci sollecita a leggerne il senso e il significato che ci rimanda ad interrogarci sul tema della Chiesa. Questo per riscoprire, se necessario, la nostra appartenenza alla famiglia dei figli di Dio che vive in Pisa, per imparare a riconoscerne i tratti caratteristici; per gustarne i contenuti più profondi che ci parlano del suo Maestro e Signore; per amare la Chiesa come madre che ci ha generato alla fede; per sostenerla nel suo cammino non sempre spedito, ma a volte stanco e affaticato; per sentirci parte di essa e condividerne in pienezza i compiti e la missione affidatale da Gesù; per metterci con lei ed in lei al servizio del Vangelo e dei fratelli; per un rinnovato annuncio di Cristo e del suo vangelo nelle famiglie, nei luoghi del lavoro, della sofferenza e in tutte le periferie della vita; per contribuire ad alzare e a sciogliere le sue vele perché possa navigare al largo nel mare spesso tumultuoso della cultura del nostro tempo, con la sicurezza che il Maestro, sempre presente sulla barca della Chiesa, è desto per guidarci, con il vento del suo Spirito d’amore, al porto dell’incontro con il Padre.

 

Tra continuità e necessità di andare avanti

            Redigere un nuovo Piano Pastorale non significa dimenticarci del cammino percorso, bensì continuare a camminare cercando di non perdere lo slancio e il ritmo dell’andare; di non voltare pagina come se quanto era negli intenti del Piano precedente sia stato pienamente realizzato; significa continuare a lavorare nella consapevolezza che è sempre necessario rileggere il nostro impegno pastorale adottando strumenti specifici che ci permettano di affrontare le nuove sfide che si ergono davanti a noi, oggi, con fiducia e speranza, sapendo che gli interrogativi che il mondo ci pone non possono essere scansati, ma devono trovare in noi una risposta convinta e vera che aiuti gli uomini e le donne del nostro tempo ad incontrare Gesù nella sua Chiesa.

            Nel quinquennio 2009 – 2014 il tema che soggiaceva al Piano Pastorale “Li inviò due a due davanti a sé ” era quello dell’annuncio del Vangelo con il quale innervare l’azione pastorale quotidiana della Chiesa pisana, ripensando le attività ecclesiali “ordinarie” con un rinnovato spirito missionario, consapevoli che senza una forte azione evangelizzatrice, ciò che da sempre la Chiesa vive e propone con la catechesi, la liturgia e la carità, rischia di abbassarsi ad una serie di cose da fare, ma che fanno sempre più fatica ad interpellare la vita delle persone e della società.

            Annuncio del Vangelo, accoglienza e ricerca del dono della santità erano presentati intimamente connessi tra di loro, come meta ineludibile verso la quale il cristiano è chiamato a camminare, forte della grazia dello Spirito Santo e sostenuto dalla presenza e dall’esempio di tanti fratelli che sono nostri intercessori nel cielo. In particolare abbiamo fatto riferimento al nostro Patrono San Ranieri nell’ottocentocinquantesimo anniversario della sua morte e al Servo di Dio Giuseppe Toniolo del quale abbiamo avuto la gioia e il privilegio di celebrare la solenne beatificazione, pensando anche alla figura del Servo di Dio Lodovico Coccapani del quale speriamo di poter vedere presto riconosciuta l’eroicità delle virtù. Tre fedeli laici, come tanti altri cristiani e cristiane della nostra Chiesa, che hanno dato gloria al Signore con la loro vita santa e che continuano ad accompagnarci nel nostro itinerario ecclesiale.

 

L’annuncio missionario e l’organizzazione dell’azione pastorale

            Non possiamo dimenticare che nel quinquennio decorso questa attenzione a vivificare con un rinnovato annuncio di Gesù e del suo Vangelo la vita e le strutture della pastorale ordinaria, ci ha condotti a riflettere e a decidere di adeguare la rete delle nostre parrocchie ad un modello che possa rispondere meglio alle necessità odierne attraverso la struttura delle Unità Pastorali con il documento “Quanti pani avete?” del 23 maggio 2010. Comunione, missione, ministerialità e territorio, non sono solo parole del linguaggio ecclesiale, ma veri e propri “luoghi teologici” perché le nostre strutture ecclesiali rispondano meglio al compito che è loro affidato di perpetuare la vita cristiana fino al ritorno del Signore.

            Il 15 agosto 2011 ha visto la luce la “Nota pastorale circa la preparazione e l’accompagnamento nella fede dei genitori per la celebrazione del battesimo dei bambini nel quadro della iniziazione cristiana e per educare alla vita buona del vangelo” per offrire ad ogni comunità cristiana indicazioni condivise per rispondere in maniera adeguata alla richiesta di battesimo per i bambini in modo da non perdere l’occasione propizia di un rinnovato annuncio di Gesù ai genitori.

            Sempre nel 2011 era stata pubblicata una “Nota pastorale sul diaconato permanente nella Diocesi di Pisa” per offrire linee tese ad indirizzare la scelta vocazionale di uomini maturi verso il diaconato permanente e il loro itinerario di formazione.

            Il 5 aprile 2012, Giovedì Santo, sono state pubblicate le “Linee e indicazioni diocesane per l’evangelizzazione e la catechesi degli adulti” nella consapevolezza che gli adulti sono oggi “anello debole e risorsa per un rinnovato annuncio del Vangelo”, mentre il 15 agosto 2013 è stata edita la “Nota pastorale sulla preparazione dei fidanzati al matrimonio e sull’accompagnamento cristiano della famiglia”.

            Come è facile vedere, in fondo, sul filo dell’annuncio, i destinatari sono sempre gli adulti in genere e in particolare i genitori dei bambini battezzandi, i fidanzati e le coppie di sposi con le loro famiglie.

 

Un metodo e uno stile

            I documenti sopra ricordati sono il risultato e il frutto di un metodo di lavoro che ha come propria base la condivisione e la comunione tra tutti i membri della Chiesa. Consiglio Presbiterale, Consiglio Pastorale diocesano, Assemblea del Clero diocesano, Consigli di Vicariato e di Unità Pastorale, Parrocchie, Associazioni e Movimenti, tutti sono stati sollecitati ad offrire il proprio apporto di idee e di indicazioni. In effetti tali apporti sono stati determinanti e assai ricchi e variegati, tanto che i documenti che ne sono scaturiti riflettono concretamente il sentire della nostra Chiesa e sono almeno un tentativo di risposta corale alle necessità che stiamo attraversando.

            Il metodo è quello della comunione e della condivisione; l’impegno è quello dell’ascolto reciproco nella certezza che lo Spirito Santo parla attraverso ogni membro del Popolo di Dio; lo stile è quello di un cammino comunitario nel quale l’uno aiuta l’altro e tutti insieme ci si sostiene nell’affrontare sfide inedite per le quali nessuno ha una risposta pronta, se non quella dell’ascolto fedele, umile e coraggioso di «ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7).

            Se la collegialità della riflessione richiede fatica e tempi più lunghi, siamo però persuasi che sicuramente è la strada migliore per consentire a tutti di prendersi a cuore il cammino della nostra Chiesa e di esserne servitori innamorati, consapevoli che la grazia del battesimo, che ci ha fatti membri della famiglia dei figli di Dio, ci offre il dono e la responsabilità non solo di collaborare alla missione dei Pastori, ma di essere insieme a loro corresponsabili nel compito di camminare tutti insieme verso la pienezza del Regno, annunciandolo presente nel mondo.

 

Le tappe di riflessione per la redazione del presente Piano Pastorale

            La prima riflessione per la scelta dell’argomento del nuovo Piano pastorale si ebbe nella seduta del Consiglio presbiterale dell’8 novembre 2012 e nel Consiglio Pastorale diocesano del 14 dicembre 2012 che si orientarono sul tema della Chiesa. Il lavoro più specifico di riflessione si è poi realizzato in due sedute consecutive sia del Consiglio Presbiterale che del Consiglio Pastorale diocesano, rispettivamente l’8 maggio e il 23 giugno 2014 e il 2 maggio e il 26 giugno 2014, sulla base di un questionario proposto dall’arcivescovo e che è stato esaminato anche in alcuni vicariati e da non poche associazioni e movimenti appartenenti alla Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali. È a partire da questi numerosi e validi apporti che prende le mosse il testo del Piano pastorale che, dopo una prima redazione, è stato proposto alla verifica dei membri del Consiglio Presbiterale, del Consiglio Pastorale diocesano, dei Responsabili degli Uffici pastorali della Curia e dei Vicari Foranei.