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Omelia  nella  festa  dell’Assunzione

Cattedrale  – 15 agosto 2021

Nel giorno di Maria Assunta in cielo non solo celebriamo questo grande mistero della nostra fede, ma in qualche modo, possiamo visibilizzarlo  attraverso lo splendore della nostra cattedrale dedicata proprio all’Assunta. 

L’immagine che molti di voi, alzando gli occhi in alto, possono vedere è quella proprio della gloria di Maria nel cielo in mezzo agli angeli e ai santi, dominata esclusivamente dalla figura di Cristo Gesù risorto e glorioso. Nella grandiosa raffigurazione della cupola abbiamo l’esplicitazione del destino eterno di Maria che racchiude e in qualche modo anticipa per tutti noi lo stesso destino di eternità al quale siamo tutti chiamati. 

La liturgia della parola che è stata proclamata, attraverso una serie di immagini, ci permette di cogliere il senso profondo di questa nostra celebrazione. 

La prima lettura tratta dal libro dell’Apocalisse (11,19a; 12,1-6a.10ab)  ci mostra il tempio di Dio che è nel cielo e nel tempio di Dio l’arca della sua alleanza. L’arca è immagine evocativa della presenza di Dio in mezzo al popolo di Israele, ma anche della presenza di Dio nella storia attraverso il segno della Chiesa, come è pure segno di Maria attraverso la quale, nella pienezza dei tempi, il Verbo si è incarnato, con una presenza nascosta, ma reale che accompagna la storia della salvezza fino alla sua conclusione quando tutto verrà ricapitolato in Cristo e presentato al Padre. 

Sempre l’Apocalisse ci mostra un altro segno grandioso: una donna “vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle”. E’ una donna incinta che sta per partorire, segno di una fecondità che si rinnova e si perpetua. E’ anch’essa immagine della Chiesa, ma nella Chiesa è anche immagine di Maria. Maria segno della Chiesa. La Chiesa realizzazione completa di ciò che è proprio di Maria e che riguarda anche ciascuno di noi. C’è una vita che nasce, c’è una vita che si rinnova, una vita di salvezza che viene offerta al mondo. 

Una vita che si trova ad esser combattuta, da quest’altro grande segno: un drago rosso con sette teste e dieci corna, che simboleggia il male multiforme che si manifesta attraverso le più diverse modalità. Ma un male che non può prevalere sul bene perché la donna viene protetta da Dio in un rifugio che Dio le ha preparato. C’è poi un’esclamazione che concludeva il testo della prima lettura: una voce potente nel cielo che dice “ora si è compiuta al salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”. 

Non c’è un disegno di morte che copre il mondo; c’è bensì un disegno di vita che Dio vuole per il mondo. Una vita che non si limita all’orizzonte terreno, ma che si apre verso l’eternità; una vita che non è solo promessa, ma che è anche realizzata in Cristo Gesù morto e risorto, e in Colei che ha dato la vita al Signore Gesù nella sua dimensione terrena, che è Maria Assunta in Cielo. 

Anche per noi c’è un destino di salvezza, di pienezza di vita. C’è una vita che non viene sconfitta dalla morte, bensì c’è una vita che sconfigge la morte. E questa vita che sconfigge la morte è la volontà salvifica di Dio che ha mandato il suo Figlio nel mondo per vincere il peccato che è sempre causa di morte e di fatica per l’uomo. 

Vorrei soffermarmi un attimo solo su questo pensiero. Noi viviamo l’esperienza di un mondo che a volte crede di essere autosufficiente. Lo vediamo intorno a noi, e anche noi siamo trascinati dentro questo vortice dove ciascuno pensa di poter far da sé, di avere le risorse per non dover avere bisogno di nessuno. Sappiamo invece quanto siamo fragili, quanto siamo deboli. Crederemmo a volte di poter conquistare tutto e tutti, e quante volte invece succede che finiamo per essere schiavi noi del peccato e del male. 

C’è dunque bisogno di prendere coscienza della nostra fragilità. La nostra piccolezza è connaturata alla finitezza umana, ma ha la possibilità di un’espressione più alta, di un oltre che non è condizionato dai limiti umani o dall’orizzonte di questo mondo, perché si apre a un oltre che è l’oltre di Dio. Che non sarà chissà quando perché è già presente; è già in mezzo a noi; già noi ne respiriamo l’anelito di vita che possiamo gustare già da ora, sia pure in maniera limitata a causa della nostra fragilità umana. 

Da qui viene la necessità di una presa di coscienza della responsabilità che ci compete. Possiamo costruire il regno di Dio su questa terra? Certamente!  Il regno di Dio appartiene a una realtà che va oltre, ma è già qui presente in mezzo a noi; è affidato alla nostra disponibilità e alla nostra responsabilità. La vita che ci è data è vita da custodire, è vita da educare, è vita da trasmettere, è vita da diffondere, è vita che non può essere sottomessa alle morse degli interessi o delle sollecitazioni  ideologiche di questo mondo. La vita è di Dio: viene da Dio e ritorna a Dio. E’ una vita che ci è affidata perché la facciamo fruttificare, perché diventi servizio di amore da rendere a tutti. 

Il testo del Vangelo di Luca (1,39-56) ci ha ripresentato il momento in cui Maria  avvertita dall’angelo che la cugina Elisabetta è in attesa di un figlio, lei che tutti dicevano sterile, va in fretta verso la regione montuosa della Giudea, dove incontra Elisabetta. E’un incontro dove c’è un gioco di amore che si rivela attraverso l’azione dello Spirito Santo. Maria è stata investita dallo Spirito di Dio ed è diventata feconda. Appena arriva nella casa di Elisabetta, anche Elisabetta fu colmata di Spirito Santo e le parole che dice non sono solo frutto di una sapienza umana, bensì sono frutto dello Spirito e ci rivelano un mistero che in Maria si sta compiendo: “Benedetta tu fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo”. 

E’ una benedizione che riguarda anche noi. Tutti quanti siamo chiamati a generare il Cristo nell’interno del nostro cuore, nell’espressione della nostra vita, nelle relazioni con il nostro prossimo, nella vita ecclesiale e nella vita sociale. Anche noi siamo portatori di una benedizione nel tempo perché possa poi realizzarsi nella sua pienezza nell’eternità. 

Come è possibile tutto questo? Attraverso la disponibilità della fede! Sono ancora le parole di Elisabetta rivolte a Maria che ci illuminano: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Una beatitudine che riguarda anche noi se crediamo realmente all’adempimento di ciò che il Signore ci ha detto, di ciò che il Signore ci ha affidato, di ciò che ci ha donato. Il dono grande che il Padre celeste ci ha fatto è Cristo Gesù, pienezza della vita. Una vita da vivere, una vita da custodire, una vita da trasmettere, da annunciare, da rendere presente attraverso il nostro servizio di amore al prossimo. 

Vogliamo anche noi magnificare Maria  Regina del cielo e della terra nella pienezza della vita dei santi, ma vogliamo anche noi chiedere a Maria la sua intercessione perché possiamo camminare lasciandoci guidare dallo Spirito di Dio per offrire al mondo che sembra sempre più intriso di morte e di distruzione – basta ricordare che cosa sta succedendo in questi giorni in tante parti del mondo – il senso della direzione da percorrere verso la pienezza alla quale siamo tutti chiamati. 

Anche noi siamo chiamati in questo mondo così complicato a portare la beatitudine della fede, guardando al cielo come tappa di arrivo, come meta finale, ma guardando anche alle realtà di ogni giorno in cui immettere la pienezza della presenza del Signore. 

Eternità e tempo non sono in contrapposizione tra loro. L’eternità è già entrata nel tempo attraverso l’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. Il tempo è già diventato eternità. Sta a noi, quotidianamente, far sì che queste due realtà non si separino tra di loro, perché attraverso la nostra fede, l’azione salvifica di Dio possa operare nella vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale, per dire al mondo che la speranza non muore mai, perché è riposta al sicuro nei cieli dove chiediamo anche noi di poter entrare come Maria e tutti i Santi nella pienezza della vita.

Da registrazioone