il portale della Chiesa Pisana

Vita Nova del 8 Gennaio 2023

IN ARRIVO IL PRIMO NUMERO DEL 2023 DI TOSCANA OGGI/VITA NOVA
È in arrivo nelle parrocchie e nelle case degli abbonati il primo numero dell’anno di Toscana Oggi. Questa la prima pagina del dorso diocesano del settimanale.

Il ricordo commosso di papa Ratzinger, spentosi al mattino dell’ultimo giorno dell’anno. La preoccupazione per i conflitti armati nel mondo – e in particolare per la guerra in Ucraina. La crisi economica. La perdita del senso del «bene comune». Ma anche i segni di vitalità della nostra Chiesa: come il passo spedito con cui il piano catechistico diocesano sta entrando nella prassi delle comunità cristiane. O la vitalità della Caritas, che proprio in queste settimane ha festeggiato i cinquant’anni dalla sua nascita. Il radicamento della pastorale giovanile nei vicariati. Il cammino sinodale diocesano. Sono molti gli spunti offerti dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto nell’omelia del Te Deum, l’ultima celebrazione eucaristica dell’anno da lui presieduta in Cattedrale. Ne parla Andrea Bernardini nella prima pagina del settimanale.

La comunità di Porta a Lucca in festa lo scorso 26 dicembre (festa di Santo Stefano) a conclusione dell’anno giubilare nel IX centenario della consacrazione della chiesa. A presiedere la celebrazione eucaristica il cardinale Lorenzo Baldisseri, nativo di Barga, sacerdote dal 1963 e per alcuni anni cappellano nella stessa parrocchia di Santo Stefano extra moenia. Ci racconta tutto Gabriele Ranieri a pagina II del settimanale.

Chiesa pisana in lutto: nel giorno di Natale si è spento all’ospedale «Lotti» di Pontedera – dove era ricoverato per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute – don Giovanni Corti, 67 anni, parroco di Buti.

La tv? Non è morta. Semmai è in crisi l’apparecchio televisivo, il monoscopio, il tubo catodico. Fino all’avvento delle nuove tecnologie digitali, l’apparecchio era il centro della casa: in cucina, in salotto o in camera da letto. E la sua collocazione era oggetto di feroci discussioni. Oggi la tv si «guarda» non solo sull’apparecchio digitale, ma anche e soprattutto sul pc, sul telefono, sul tablet, in viaggio sul treno o seduti sul divano di casa o in bagno durante una doccia. Introducendo questa suggestione Andrea Fagioli, critico televisivo di Avvenire, ha accompagnato i partecipanti al Thè di Toscana Oggi alla scoperta e alla riflessione sull’approccio e al «consumo» del televisore che si fa oggi. Location per il thé dello scorso dicembre: il cenacolo della chiesa di Santo Stefano ai Cavalieri. Ne parla Luigi Puccini a pagina III del settimanale.

Sarà San Ranieri tutto l’anno grazie al calendario che la compagnia intitolata al santo patrono di Pisa ha realizzato – per l’undicesima volta – grazie all’impegno di soci, sponsor e comune di Pisa. Migliore location per presentare l’iniziativa non poteva essere scelta: la Sala Rossa di Palazzo Gambacorti, sede del municipio di Pisa, dove si trova un affresco riproducente San Ranieri: è qui che il priore della compagnia Riccardo Buscemi, affiancato da due storiche, le professoresse Gabriella Garzella e Maria Luisa Ceccarelli Lemut, hanno voluto descrivere l’omaggio fatto ai cittadini pisani per il nuovo anno. Il calendario esce in allegato al primo numero del settimanale diocesano.

A volte la semplicità, la carica emotiva, il non verbale di un bambino entra nella mente e nel cuore di chi ascolta più e meglio di mille discorsi di un adulto. Se ne è avuta la prova, nei giorni scorsi, nella basilica di San Piero a Grado, dove i bambini della scuola dell’infanzia «Immacolata Concezione» hanno raccontato a modo loro la Natività ai genitori, agli altri parenti, agli amici. Vestiti nei tradizionali costumi d’epoca, i bambini hanno dato vita ad alcuni «quadri» – dall’annunciazione all’adorazione dei re magi, passando per la rappresentazione della nascita di Gesù. Ne parla Alessio Diotisalvi a pagina IV del settimanale. 

La comunità di San Prospero si stringe intorno alla famiglia Longo per la perdita di Genny Di Maria, 44 anni, spentasi nei giorni scorsi all’ospedale «Santa Chiara» perché ammalata di leucemia. Genny, con suo marito Alberto e i figli Giulia ed Emanuele, era da sempre una figura di riferimento in quella comunità, in cui si era impegnata sin da piccola. Catechista – prima di percorsi di iniziazione cristiana, poi di un gruppo di post cresima- sempre pronta a collaborare su tutti i fronti: nell’organizzazione della sagra sanprosperina, nell’associazione Slap, nel consiglio di istituto F. De André di San Lorenzo a Pagnatico, nella società di pallavolo di Cascina, frequentata dal figlio Emanuele. Lavorava come amministrativa al Cnr e, anche in questo ruolo, era molto apprezzata dai colleghi. La scoperta della malattia è avvenuta qualche mese fa, quasi per caso. Da allora Genny e la sua famiglia sono stati inondati dell’affetto, dell’amicizia, della vicinanza di tante persone: messaggi, telefonate, preghiere che da subito aveva chiesto, condividendo con tutti la preoccupazione per la gravità della malattia. Ci racconta tutto Andrea Bernardini.

Era il 2016, quando Tiago Siqueira mise piede, per la prima volta, nella chiesa di Santa Caterina. «Ero ancora un turista, venuto dal Brasile – scrive – ma la mia vita stava per cambiare. Avvertivo dentro di me la chiamata al sacerdozio, però non sapevo quale strada prendere. Allora, per un intero pomeriggio, io rimasi nella cappella del tabernacolo, lì a sinistra, a pregare così: “Signore, cosa vuoi da me? Dove tu mi vuoi”. Ecco che un prete si avvicinò e cominciò a parlarmi, chiedendomi chi fossi e come mai ero lì a pregare già da tempo. Io gli parlai della mia vocazione e ad un certo punto lui mi disse: “io mi chiamo don Francesco e sono il rettore del seminario di Pisa”». Venerdì 6 gennaio, sei anni dopo quell’incontro «della provvidenza», Tiago Siqueira, accompagnato dall’affetto dei suoi compagni di seminario e di tanti amici giovani che l’hanno conosciuto, sarà ordinato diacono. Appuntamento alle ore 16 nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Dove ha avuto inizio la sua «nuova vita».

L’asino era la cavalcatura dei principi e dei re, in tempi di pace. Lo ha ricordato – lo scorso 21 dicembre all’auditorium «Toniolo» dell’Opera della Primaziale – Giuseppe Meucci, neurologo e componente del consiglio d’amministrazione della Fondazione Maffi leggendo le motivazioni del premio l’Asino che raglia assegnato quest’anno all’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto. Il riconoscimento, ideato e curato dallo studio Franco Falorni, giunge alla quattordicesima edizione dopo aver già premiato negli ultimi anni personalità di spicco come Emanuele Rossi (2019), Paolo Malacarne (2020) e Angela Gioia (2022). È di Luca Verdigi la scultura consegnata all’Arcivescovo: un asino che raglia, appunto, che guarda in alto, teso a raggiungere uno scopo, a lasciare un segno. «L’Asino è un animale amico» sottolinea Franco Falorni «un animale che racchiude nella sua figura e nel suo operare, le virtù dell’umiltà, della fortezza e della gioia. Il raglio dell’Asino è parola, canto, grido, per esortare l’amico uomo a non mollare mai il cammino intrapreso per lasciare una chiara e sana traccia in questa vita terrena». Nell’immaginario collettivo, si sa, l’asino è la bestia da soma, per eccellenza, ma c’è anche altro. È sufficiente pensare ai nostri presepi, dove non mancano mai il bue e l’asinello, o ancora – e di più – all’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme in groppa ad un asino a significare il suo essere re giusto, vittorioso e umile. «Un rovesciamento dei valori» ha continuato Meucci «che ci aiuta a delineare e a sottolineare lo spessore, le qualità, il carisma della persona e della missione del nostro Arcivescovo». Ecco la motivazione: «per la grande capacità di ascolto, […] la determinazione a non cedere di fronte ai passaggi più difficili, […] pronto a fermarsi, a impuntarsi con ostinazione quando si tratta di annunciare e di offrire una visione “altra” in mezzo alle lusinghe del mondo. […] Per la disponibilità totale, senza se e senza ma, a donarsi a Dio e a farsi carico dei pesi della Chiesa Pisana […] con umiltà, con pazienza, con serenità, con mente e cuore aperti alla Provvidenza, e con uno sguardo di amore che ci abbraccia tutti». Il premio è stato consegnato da tre fratelli preziosi – come si chiamano alla Maffi gli assistiti delle sue strutture – Valerio Breda della struttura di Collesalvetti, Renzo Fantastici della struttura di San Pietro in Palazzi a Cecina ed Emilia Lavoratti della struttura di Mezzana: «Ringrazio Franco Falorni e tutti coloro che oggi hanno offerto la loro testimonianza in occasione di questa cerimonia» ha commentato Giovanni Paolo Benotto «e accolgo questo premio immaginando che sia rivolto non tanto a me, quanto al ruolo che rappresenta l’Arcivescovo, con le relazioni che intesse a tanti livelli e che costruiscono la vita di una comunità». Ci racconta tutto Cristina Sagliocco a pagina VI del settimanale.

Era dedicato al buio della sala l’incontro finale del concorso Cée di cinema organizzato dalla Associazione del Cinema dei Ragazzi con il sostegno del Comune di Pisa nell’austero salone dei ricevimenti di palazzo Roncioni sul lungarno sotto l’imponente albero genealogico della nobile famiglia pisana. Irriverenti e allegri, ma educati e compresi nel ruolo di giovani verna’olisti, aspettano di confrontarsi con i più navigati e anziani «colleghi». Gli studenti della 4B «Zerboglio» dell’Istituto «Fucini» accompagnati dalla loro insegnante Silvia Paganelli e dal dirigente scolastico Alessandro Bonsignori  – stupiti, ma non distratti dalla «maestosità della sala» – hanno ricevuto un riconoscimento speciale per la realizzazione del componimento «Il cinema al tempo del COVID» e per l’impegno a mantenere viva la tradizione della lingua vernacola pisana.

Martedì 27 dicembre. I due giorni della festa natalizia sono appena volati via. Celebrazioni, presepi di ogni grandezza, riunioni familiari, scambi di doni e di auguri non sono riusciti a cancellare il senso di difficoltà che sta attraversando questo mondo tribolato dove l’uomo si prodiga nel complicarlo. C’è bisogno di vera rinascita per immaginare un futuro migliore. «Gli eventi – scrive Nino Guidi, guida ambientale, ideatore dell’iniziativa  –  mi convincono che la lentezza, preziosa in ogni ambito, e le buone relazioni potranno dare un determinante contributo». 
Alcuni di noi, abbonati di Toscana Oggi e soci/simpatizzanti dei circoli Laudato Si’ hanno scelto di trovarne una possibilità concreta affidandosi alla natura che il Creato ci regala ogni giorno. Siamo ad Acciaiolo, amena località che le mappe a piccola scala neanche segnalano seppure, tra le poche case e qualche capannone, si concentrino alcune eccellenze della produzione agricola italiana. All’incontro trovo sedici motivati camminanti compresi due cagnolini e una simpatica famiglia italo spagnola. Chi più esperto nella pratica del camminare, chi meno e chi poco attrezzato con l’equipaggiamento, ma tutti ben disposti per il primo incontro de «Le camminate Laudato Si’».

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