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Vita Nova del 29 Gennaio 2023

IN ARRIVO IL NUMERO DI TOSCANA OGGI DATATO DOMENICA 29 GENNAIO 2023
È in arrivo nelle case degli abbonati e nelle parrocchie il numero di Toscana Oggi datato domenica 29 gennaio 2023. Qui trovate la prima pagina del dorso diocesano.

La foto di copertina è dedicata alla Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo, un’oasi di verde e di pace nel centro storico cittadino. Sorge in via Mazzini, a due passi da Corso Italia, la via più «mondana» della città, degli appuntamenti e dello «struscio». Qui vive – evitando come la peste chiasso e proclami – una comunità il cui unico obiettivo è assistere i più deboli. Come lo sono gli anziani. Una sessantina di ospiti tra autosufficienti e non: il più giovane ha 58 anni, la più anziana è una signora centenaria. La Piccola Casa fu inaugurata il 17 gennaio del 1923. In cento anni è stata abitata da centinaia di suore, decine di fratelli e sacerdoti cottolenghini, di operatori volontari al servizio di 1800 ospiti, la maggioranza dei quali orfani che qui hanno trascorso tutta la loro esistenza. Nei giorni scorsi si è festeggiato il compleanno della Piccola Casa. Ci racconta tutto Luigi Puccini a pagina II del settimanale.

In gioventù fu allievo di don Lorenzo Milani, alla scuola di Barbiana, insieme al fratello Michele. Poi – con altre famiglie con cui condivideva gli stessi ideali – ha scelto di «ritirarsi» in un casolare a Vecchiano, dove ha fondato il Centro nuovo modello di sviluppo, un centro di documentazione che si occupa di squilibri sociali e ambientali a livello internazionale e nazionale. Grazie a questa attività di ricerca Francuccio (all’anagrafe Francesco) Gesualdi ha raccolto materiale utile per pubblicare libri sulla negazione dei diritti umani, sullo sfruttamento del lavoro minorile, sul potere delle multinazionali, sul debito del terzo mondo, l’inquinamento e la distruzione dell’ecosistema. E anche grazie alle sue idee che si sono diffuse nel tempo – in reti più o meno formali di famiglie e in comunità cristiane – alcune «buone pratiche»: come le automobili in affitto, i condomini comuni, le banche del tempo… 
Uomo piccolo (di statura) ed umile, Francuccio – che oggi ha 73 anni – mostra ancora la passione e l’entusiasmo del giovincello quando tocchiamo temi a lui (e a noi) cari.
Risale al lontano 2006 il suo libro «Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti», che per molti aspetti «suona» come profetico. Libro la cui lettura è argomento di esame al corso di Economia ecologica tenuto dal professor Tommaso Luzzati in diversi dipartimenti universitari a Pisa.
Oggi – è il ragionamento di Francuccio Gesualdi – il 15% dell’umanità consuma il 75% di tutte le risorse prodotte annualmente. Aggiungiamo noi – con dati freschi – su otto miliardi di cittadini del mondo, appena 2668, secondo una ricerca di Forbes, sono miliardari, mentre 817 milioni vivono con meno di due dollari al giorno. Una povertà – è la tesi di Francuccio Gesualdi – provocata dalle regole che governano l’economia internazionale. Quali? Lo ha chiesto Andrea Bernardini allo stesso Gesualdi. L’intervista è a pagina IV.

Sacerdoti pisani a «scuola di omelia». Il commento di don Antonio Cecconi – a pagina IV del settimanale: «Un po’ di anni fa fui chiamato a sostituire un parroco alla Messa festiva, in una chiesa dove non ero mai stato. In sacrestia trovai diversi chierichetti e chiesi a loro aiuto per ambientarmi, in particolare per muovermi nella celebrazione così come il loro parroco. Il più vispo del gruppo si rese prontamente disponibile, standomi accanto all’altare e alla sede. Arrivati al canto dell’Alleluia mi indicò l’ambone dicendomi sottovoce: «Ora deve leggere il Vangelo e poi fare il riassunto». Quel ragazzino aveva capito chiara una cosa, pur esprimendola con parole ingenue: che l’omelia deve essere legata alla Parola di Dio proclamata. È l’impegno e per certi versi l’assillo di ogni prete che celebra, soprattutto di un parroco: legare la Liturgia della Parola, e in particolare il Vangelo della domenica, alla vita della gente concreta che compone l’assemblea. Non a caso papa Francesco nel testo programmatico del suo pontificato, l’«Evangelii Gaudium», ha dedicato un intero capito all’omelia e a come il predicatore deve prepararla, affermando che «la sfida di una predica … consiste nel trasmettere la sintesi del messaggio evangelico, e non idee o valori slegati» (EG 143)».
È stato di grande utilità – osserva monsignor Antonio Cecconi –  «nel secondo incontro di formazione del clero pisano, l’intervento del monaco Matteo Ferrari. L’impossibilità di averlo presente, a causa della nevicata che lo bloccava a Camaldoli, è stata facilmente superata grazie al collegamento streaming, che ha consentito ai preti e ai diaconi presenti di riflettere sull’omelia alla luce della Sacrosanctum Concilium, il fondamentale documento del Vaticano II sulla liturgia. Sia nel testo conciliare sia nelle premesse del Messale è chiaro che la parte «principale» della Liturgia della Parola sono le letture bibliche e non l’omelia. Ne consegue sia la necessità di curare la proclamazione della Parola, evitando letture affrettate e improvvisate, sia di fare dell’omelia «un atto di servizio alla Parola proclamata». Perché, ha affermato il relatore, «non è la Scrittura in funzione dell’omelia, ma, al contrario, l’omelia in funzione della Parola». Forse quel chierichetto che aveva parlato di «riassunto» aveva colto nel segno, stabilendo quale delle due – Parola e omelia – dovesse avere il maggior risalto!».

Prima la visita alla Sinagoga. Poi, a Palazzo Blu, il concerto di musiche ebraiche curato da «Progetto Davka» di Maurizio Di Veroli, capace di coinvolgere in balli e canti tutti i presenti. Così, nei giorni scorsi, grazie all’iniziativa portata avanti dal Gruppo di impegno ecumenico, un buon numero di pisani si è immerso nella cultura ebraica, da cui anche la nostra città, nei secoli, si è lasciata contaminare. La presenza degli ebrei a Pisa affonda le sue radici nel lontano passato. Ci racconta tutto Maurizio Gabbrielli, 77 anni, imprenditore in pensione, sposato con Paola Samaia padre di Giordana e Valentina e nonno di Emma, Yoel e Nicola, presidente della comunità ebraica di Pisa, da noi incontrato nei giorni scorsi. L’intervista di Andrea Bernardini è a pagina VI del dorso diocesano del settimanale. 

Ha costruito presepi per quarantacinque anni. È la storia di Vincenzo Suraci, tecnico per molti anni in servizio nella facoltà di Ingegneria dell’ateneo pisano, cesellatore di medaglie e trofei, un uomo dalle «mani d’oro», che abita a Pisa in zona Cisanello con la moglie Maria. Nel suo appartamento Vincenzo ha allestito un presepe di otto metri quadrati, visitabile ancora in questi giorni. C’è andato per noi Andrea Bartelloni. Il suo servizio è a pagina VII.

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